Di Domenico Maceri

«La Corte ritiene che la causa di diffamazione intentata dal presidente Trump sia priva di fondamento giuridico». Con queste parole il giudice federale Darrin Gayles, in servizio in Florida, ha archiviato la denuncia presentata dal presidente Trump contro il Wall Street Journal (WSJ). Trump aveva chiesto un risarcimento di 10 miliardi di dollari perché il WSJ aveva pubblicato una lettera a sfondo sessuale scritta dal presidente e indirizzata a Jeffrey Epstein in occasione del suo compleanno nel 2003. La lettera fu recuperata da un album acquisito da una commissione parlamentare e pubblicata dal WSJ nel settembre dell’anno scorso. Trump aveva negato di esserne l’autore e aveva querelato il WSJ per diffamazione.

Il giudice aveva già respinto la denuncia nel mese di aprile, ma in questo caso si tratta di una decisione definitiva e Trump non potrà ripresentarla. È una vittoria per la libertà di stampa, ma, allo stesso tempo, anche se in misura minore, per Trump, perché dimostra che non esiterà a denunciare gli organi di stampa quando qualcosa non gli piace. Bisogna ammirare il WSJ, che non ha ceduto cercando un patteggiamento per ridurre i 10 miliardi richiesti. Il WSJ fa parte di News Corp, una delle più grandi organizzazioni mediatiche, che include anche Barron’s, Investor’s Business Daily e altri gruppi editoriali in Australia e Gran Bretagna.

A differenza del WSJ, altri gruppi mediatici hanno scelto la strada del patteggiamento con Trump. Lo ha fatto ABC nel dicembre del 2024, risarcendo il tycoon con 15 milioni di dollari e riconoscendo la responsabilità del conduttore George Stephanopoulos per averlo accusato ingiustamente.

La Walt Disney Company, proprietaria di ABC, ha ceduto, preoccupata per altri affari che il presidente avrebbe potuto mettere in pericolo. Inoltre, parecchie piattaforme social che avevano bloccato l’account di Trump dopo gli incitamenti che avevano preceduto l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 hanno fatto marcia indietro dopo la sua rielezione nel 2024. Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato di Meta, ha persino patteggiato con Trump, pagandogli 25 milioni di dollari per la sospensione del suo account nel 2021. Anche X ha chiuso una causa intentata da Trump per ragioni simili, pagando 10 milioni di dollari al 47esimo presidente. Queste grosse aziende spesso cedono, temendo, con buone ragioni, che Trump possa mettere in pericolo i contratti con il governo e altri interessi commerciali che vanno ben oltre il settore giornalistico. Infatti, per molte di queste aziende, le loro proprietà mediatiche rappresentano solo una piccola parte delle attività commerciali.

Nelle ultime settimane Trump ha subìto altre sconfitte legali. Il giudice federale Timothy Kelly ha revocato il divieto imposto da Trump a CNN, MS Now e Politico di accedere agli spazi della Casa Bianca. In parecchie altre situazioni i giudici gli hanno legato le mani su questioni legate alle elezioni di midterm. Nel caso dei due Sullivan, candidati al Senato in Alaska, e in un’altra controversia sui tentativi di accantonare 20 mila schede elettorali dichiarate sospette da Trump, i magistrati hanno deciso contro il presidente. Persino la Corte Suprema, che spesso ha sostenuto le richieste di Trump, ha negato la richiesta relativa al caso delle schede sospette.

Queste sconfitte legali non preoccupano Trump, il cui Dipartimento di Giustizia continua a tentare di incriminare i suoi nemici politici. Spicca fra questi il caso di James Comey, ex direttore dell’FBI. Dal settembre 2025 all’ottobre 2026, il ministro della Giustizia dell’amministrazione Trump ha tentato tre volte di incriminare James Comey, ex direttore dell’FBI e avversario politico del presidente.

Queste cause legali costano poco a Trump, ma sono molto pesanti finanziariamente per i suoi avversari, che devono spendere notevoli risorse. Nel caso delle denunce a sfondo politico, anche quando il presidente perde, alla fine ne trae vantaggio. La pubblicità data ai problemi elettorali crea un polverone di insicurezza che potrà essere sfruttato come base per bloccare o invalidare esiti elettorali a lui sfavorevoli. Comunque vada, la litigiosità di Trump manterrà occupati i magistrati.

=============
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

 

 

 

Ph wikipedia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA ImageChange Image

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.