DI Renato Mignone

CREMONA — A Cremona il Benevento ha vinto. No, non si tratta del risultato maturato sul
rettangolo verde, ma del successo ben più importante conquistato fuori dal campo, a suon di
sorrisi, civiltà e condivisione.
La trasferta lombarda degli “Stregoni del Nord” si è trasformata fin dalle prime ore in una
straordinaria lezione di umanità e integrazione. Tutto è cominciato nel parcheggio ospiti,
trasformato per l’occasione in un angolo di Sannio grazie al furgone di Geppino. Tra specialità
gastronomiche e un carico irrefrenabile di allegria, i tifosi si sono radunati attorno a una tavola
imbandita di prelibatezze tipiche: dalle pizze di patate ai taralli di Telese, passando per i rigatoni
con ricotta e pomodoro, formaggi dai profumi intensi e le inconfondibili salsicce di Castelpoto.
Quel banchetto non è stato solo un momento conviviale, ma un vero e proprio tuffo nella cultura
d’origine, un’occasione per stringersi in abbracci carichi di emozione dopo il ritorno in Serie B
delle partite in trasferta. Un sano caos fatto di calore umano che ha lasciato il segno anche nella
pratica: terminato il momento di festa, il piazzale è stato lasciato perfettamente pulito, riponendo
ogni rifiuto negli appositi sacchi e dando una prima, netta risposta a chi nutre ancora pregiudizi.
La stessa sorpresa si è replicata all’ingresso dei tornelli. Il comportamento spontaneo dei tifosi
sanniti — abituati a salutare con calore gli steward e gli agenti di polizia — ha spiazzato gli
operatori di sicurezza, disabituati a ricevere saluti cordiali da perfetti sconosciuti al di fuori dei
circuiti commerciali.
Sugli spalti, il tifo è stato incessante, capace a tratti di sovrastare quello dei sostenitori di casa.
La partita si è chiusa con la sconfitta della squadra del cuore, ma è proprio lì che si è aperta la
partita più bella. I calciatori, chiamati a raccolta sotto la curva, non hanno trovato contestazioni,
ma l’abbraccio corale dei propri tifosi e l’invito a non mollare mai, scandito dal coro “Che vinca o
che perda”. Visibilmente stupiti da tanto entusiasmo dopo una sconfitta, gli atleti hanno risposto
battendo le mani in sincrono con i sostenitori.
Lo stupore e la curiosità si leggeva nitidamente negli sguardi del personale dello stadio,
incredulo di fronte a una tifoseria capace di incitare la squadra nonostante il risultato negativo.
Eppure, al momento di lasciare l’impianto, quel clima di rispetto reciproco ha sciolto ogni
distanza: i saluti dei tifosi hanno trovato la pronta risposta dei presenti, accompagnati da sorrisi
sinceri. Persino le forze dell’ordine si sono concesse momenti di distensione, con un ispettore in
abiti civili che si è intrattenuto a complimentarsi con i rappresentanti degli Stregoni del Nord per
la correttezza, la tranquillità e l’allegria dimostrate.
Il Benevento, dunque, ha trionfato su più fronti: nella disciplina gioiosa del banchetto comune,
nella gentilezza verso gli steward, nella serenità regalata alle forze dell’ordine e nella lealtà
sportiva verso la tifoseria cremonese. E lo ha fatto anche nel momento dell’addio, lasciando la
zona ristoro perfettamente in ordine, con i bicchieri accuratamente impilati per agevolare il
lavoro degli addetti alle pulizie.
Una giornata che lascia i Sanniti orgogliosi di aver esportato ancora una volta il proprio
carattere, dimostrando che la vera vittoria, a volte, risiede nello stupore positivo che si riesce a
lasciare negli occhi degli altri.

 

 

 

Ph wikipedia

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