Cultura e società

Anna Toscano, libertà delle parole 
Anna Toscano, libertà delle parole 

 

 

Di Carlo di Stanislao 


«Le parole sono tutto ciò che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste.» — Raymond Carver

La morte della poetessa Anna Toscano, avvenuta a 55 anni, è una ferita che attraversa la comunità letteraria italiana come un sussurro lasciato sospeso per aria. Non soltanto perché se ne va una delle voci più riconoscibili della poesia contemporanea, ma perché con lei si spegne — o meglio: si libera — una presenza che aveva trasformato la parola in un gesto di responsabilità, di cura, di testimonianza.

L’annuncio del marito, il poeta Gianni Montieri, è di quelli che restano nel corpo più che nella mente: «Adesso è libera». Una libertà che non è negazione della vita, ma fede profonda nel movimento stesso delle parole che lei ha sempre seguito, interrogato, scortato, e che ora — in qualche modo — tornano a scortare lei.

Anna era una creatura a più strati: poetessa, fotografa, scrittrice, attrice, attivista, insegnante generosa e instancabile. Sapeva muoversi tra linguaggi diversi senza mai tradire la sua radice: la fiducia ostinata che la parola, quando pronunciata con verità, sia un atto politico e insieme un atto d’amore.

L’eredità luminosa di una donna che ascoltava il mondo

Chi l’ha letta o ascoltata nei numerosi reading — spesso alla Libreria Marcopolo di Venezia, o nei festival e dibattiti sparsi per l’Italia — sa che la voce di Anna Toscano non recitava: incarnava.
Aveva una dizione che non inseguiva l’eleganza, la possedeva naturalmente; una profondità che non ammiccava a un pathos teatrale, ma sgorgava dalla fedeltà assoluta alla parola. Ogni termine, pronunciato da lei, sembrava riprendere la propria dimensione originaria, come se tornasse a nascere.

Le sue opere lo confermano: da Cartografie (Samuele Editore), all’omaggio appassionato a Goliarda Sapienza in Il calendario non mi segue, fino al suo esordio con Controsole, e al libro dedicato a Lisetta Carmi, Con amore e con amicizia.
Le parole di Anna non erano mai decorative: erano strumenti di orientamento, mappe per leggere il mondo.

E forse non è un caso che la sua ultima raccolta si intitoli proprio Cartografie: ciò che ha lasciato dietro di sé è un atlante di sguardi.

Anna alle Zattere: un’immagine che resterà

Chi vive a Venezia o la frequenta per abitudini letterarie ricorda una scena semplice, quasi cinematografica: Anna e Gianni seduti alle Zattere, assorti in pile di libri, giornali, appunti.
Non una posa, ma una dedizione: nutrirsi delle storie degli altri, all’aperto, con il sole che li avvolgeva come un ulteriore strato di carta.

Quella immagine contiene la loro complicità, la loro idea condivisa di mondo, il loro modo di attraversare l’esistenza: non da spettatori, ma da lettori attivi del reale.

L’insegnamento come incontro

Nelle aule di Ca’ Foscari, dove insegnava italiano agli stranieri, Anna trasformava il corso in un viaggio. Non un percorso tecnico, ma una traversata letteraria, che terminava quasi sempre con nuove amicizie e nuovi sguardi.

È significativo che nel suo saggio per The Passenger Venezia abbia raccontato la città attraverso queste relazioni, questi scambi. Per lei le parole erano anche un varco politico: uno strumento per restituire valore a figure femminili dimenticate, per costruire genealogie, per ricordare che la letteratura non è mai solo testo, ma corpo che cammina.

Geniale fino alla fine

Il marito, Gianni Montieri, ne ha parlato con un dolore composto e immenso:
«È stata geniale fino alla fine, meravigliosa. Ci siamo amati tanto, ci ameremo per sempre».

E ancora, a proposito dell’anno difficile che hanno vissuto: Anna ha saputo essere comunque se stessa — «una ragazza fatta di luce, talento, determinazione, generosità».

Una frase che racconta non soltanto l’artista, ma l’essere umano dietro l’artista. Perché Anna Toscano era soprattutto questo: una presenza generosa. Una donna che aveva fatto della delicatezza una forma di resistenza.

Le sue ultime parole: un testamento di carta

C’è un testo che ora circola come una sorta di lascito. Lo aveva scritto lei stessa, e sembra disegnare un desiderio di eternità fatto non di marmo, ma di fogli, inchiostro, zaini, penne:

«Abbattetemi, seppellitemi
dove possa sentire il frusciare
delle pagine dei libri
che ho amato o non ho ancora letto.
Ardetemi, mettetemi
tra gli scaffali di una libreria
bruciatemi con i miei zaini
quaderni e penne e occhiali.
Voglio un’eternità
piena di parole, libere
».

È difficile non restare colpiti da questo desiderio, quasi un manifesto: non un luogo, non un monumento, ma un movimento. Il frusciare. Le pagine. La libertà.

Anna Toscano chiedeva un’eternità popolata di parole.
Ed è, in fin dei conti, esattamente ciò che lascia.

Non un vuoto.
Ma un’eco.

Un’eco che continuerà a camminare tra libri, studenti, fotografie, lettori, amici, e in tutte le persone che — anche solo una volta — hanno sentito vibrare la sua voce.

Non c’è più vento,
solo un respiro sottile che spinge la nave
come una mano stanca.
Il mare sembra trattenere il fiato,
come chi ascolta una storia che sta per finire.

Anna,
non ti immagino partita,
ti vedo piuttosto slegata:
una corda che scivola piano dal molo,
una vela che si scioglie dalla ruggine,
una rotta che si ridisegna da sola.

Ci sono parole che restano
come fanali accesi nella nebbia:
le tue sono ancora lì,
su quel ponte inclinato,
tra la prua che scricchiola
e l’odore del sale che brucia la gola.

Ogni navigazione
è un atto di coraggio,
che si parte sempre senza sapere
se il porto esiste davvero.
Eppure tu sapevi ascoltare la rotta
anche quando la bussola tacque.

Ora ti vedo andare
senza peso, senza mappa,
ma con lo stesso passo
di chi attraversa una pagina
che non fa paura.

Il mare ti prende,
ti porta oltre le Zattere,
oltre l’ora in cui si spegne il sole
e i giornali si chiudono tra le mani.

Sei libera,
come la parola che scappa dalla bocca
prima che qualcuno possa afferrarla.

E noi restiamo qui,
a guardare la tua scia che non si dissolve,
a imparare ancora una volta
che partire
— davvero partire —
è il modo più preciso di restare.

Italo Nostromo, Ad Anna

 

 

pH profilo facebook di Anna Toscano

Vicino al letto dei pazienti
Vicino al letto dei pazienti
Quando la libertà editoriale incontra la memoria: il caso di “Più Libri Più Liberi”
Quando la libertà editoriale incontra la memoria: il caso di “Più Libri Più Liberi”
Sandokan, il ritorno di un mito. Tra l’irripetibile fascino di Kabir Bedi e il bisogno moderno di eroi.
Sandokan, il ritorno di un mito. Tra l’irripetibile fascino di Kabir Bedi e il bisogno moderno di eroi.

Ambiente

Cop30, l’ennesimo compromesso al ribasso: l’illusione di un accordo che non cambia nulla
Cop30, l’ennesimo compromesso al ribasso: l’illusione di un accordo che non cambia nulla

La Cop30 di Belém si è chiusa come ormai troppe conferenze sul clima: con un applauso di circostanza, una dichiarazione vaga e un imbarazzante vuoto politico dove sarebbe dovuta comparire una roadmap chiara per l’uscita dai combustibili fossili. A fare notizia, infatti, non è ciò che si è deciso, ma ciò che non si è voluto decidere.

L’assenza di una tabella di marcia vincolante non è un dettaglio tecnico: è la conferma che la governance climatica globale è ostaggio degli stessi interessi che ha giurato di contenere. La resistenza feroce dei Paesi arabi – che rivendicano apertamente la centralità di petrolio e gas come strumenti di potere geopolitico – è stata sufficiente a far deragliare un negoziato che avrebbe dovuto segnare un punto di svolta. Ma la verità è che nessuno, nemmeno le potenze occidentali, è stato disposto a forzare la mano.

Dietro la retorica della “transizione giusta” e delle “responsabilità comuni ma differenziate” si nasconde un dato imbarazzante: le emissioni globali continuano a crescere e le soglie critiche indicate dalla scienza sono state superate per periodi sempre più lunghi. Parlare ancora di “ambizioni” appare quasi offensivo quando mancano impegni concreti, scadenze e obblighi.

Il risultato finale – un generico invito ai Paesi a migliorare i propri contributi nazionali – è più un promemoria morale che un impegno politico. È come dire ai governi di “fare meglio”, senza misurare né sanzionare ciò che non faranno. Una formula perfetta per rimandare l’inevitabile.

Ancor più debole il capitolo sulla finanza climatica: si “invita” a triplicare i fondi per l’adattamento entro il 2035, ma senza definire chi paga, quando, con quali meccanismi e soprattutto con quali garanzie. È un linguaggio diplomatico che nasconde un vuoto sostanziale. Gli Stati più vulnerabili, che già oggi pagano con vite e territori l’inazione altrui, si ritrovano con un pugno di sabbia.

La vera sorpresa, o forse l’unico lampo di credibilità, è arrivata fuori dal negoziato formale: la coalizione dei “volenterosi” lanciata dalla Colombia, Paese che fino a pochi anni fa viveva di petrolio e ora tenta un cambio radicale. Un’iniziativa che potrebbe rompere l’immobilismo dei petrostati, ma che rischia di trasformarsi nell’ennesimo club di buone intenzioni se non sarà seguita da impegni concreti e da un vero scossone diplomatico.

La Cop30 si chiude dunque con una certezza: la diplomazia multilaterale non riesce più a produrre decisioni all’altezza della crisi climatica. Il mondo sta cambiando più rapidamente dei negoziati che dovrebbero guidarlo. E il tempo della narrazione è scaduto. Senza una roadmap chiara, con tappe e vincoli verificabili, ogni conferenza diventerà un rituale autoreferenziale, un teatro in cui si simula la volontà di agire mentre il pianeta si riscalda.

Non è pessimismo: è realismo. E il realismo, oggi, dice che la transizione energetica non sarà avviata dalle conferenze, ma dalla pressione dei mercati, delle comunità locali, dei tribunali climatici e dalle scelte tecnologiche che i governi continuano a rimandare.

Belém ci lascia con un accordo che suona come una promessa già scaduta. La crisi climatica, però, non negozia. E non concede proroghe.

 

 

pH Pixabay senza royalty

Riformare la COP: il negoziato climatico globale è a un punto di svolta?
Riformare la COP: il negoziato climatico globale è a un punto di svolta?
Green Economy: il grande bluff dell’Europa che non convince più nessuno
Green Economy: il grande bluff dell’Europa che non convince più nessuno
Rosso Vermiglio : tra tradizione e  innovazione nel cuore del Sannio
Rosso Vermiglio : tra tradizione e innovazione nel cuore del Sannio