Di Carlo di Stanislao 

​«Il potere non cambia le persone, le rivela per quello che sono realmente.»

— Robert Caro

 

​Il 2026 si è aperto con una scena che oscilla pericolosamente tra la farsa immobiliare e il dramma autoritario, segnando un punto di non ritorno nella percezione della leadership americana in Europa. Al centro del palcoscenico di Davos, il World Economic Forum è diventato il teatro di quella che Francesco Cundari, nella sua newsletter quotidiana “La Linea” curata per Linkiesta, definisce senza mezzi termini come un caso di violenza senile. Non si tratta di una semplice provocazione giornalistica, ma di una chiave di lettura clinica e politica necessaria per decifrare l’imprevedibilità di un leader che sembra aver smarrito ogni residua coordinata di galateo istituzionale.

​L’ossessione per la Groenlandia: tra catasto e geopolitica

​La vicenda, per quanto assurda, è di una gravità inedita in questo inizio di 2026: Donald Trump è tornato alla carica pretendendo l’annessione della Groenlandia. La sua tesi, esposta davanti ai vertici dell’Ue e della Nato, è disarmante nella sua brutalità: «Serve la proprietà per difenderla, non si può difendere un territorio in affitto». È una visione del mondo in cui la geopolitica coincide con il registro immobiliare e il catasto, dove le nazioni non sono partner sovrani ma locatari di spazi strategici che il “proprietario del mondo” può decidere di riscattare a suo piacimento.

​Eppure, con la rapidità tipica delle sue giravolte patologiche, poche ore dopo aver minacciato ritorsioni contro i paesi europei schierati a fianco della Danimarca, Trump ha annunciato un “ottimo accordo” con il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Improvvisamente, la parola annessione è sparita dai radar. Davanti a due posizioni diametralmente opposte, ognuno ha scelto la versione che preferiva. In Italia, il governo di Giorgia Meloni si è affrettato a cantare vittoria, attribuendo la distensione al “partito del dialogo”. Ma la realtà, come suggerisce Cundari, è molto diversa: Trump non è stato convinto dai sorrisi, ma è arretrato davanti alla fermezza e al rischio di un collasso dei mercati.

​La sindrome di Don Vito e il “bivacco” mussoliniano

​Il punto più inquietante del discorso di Trump a Davos non risiede però nel merito della contesa territoriale, ma nel tono utilizzato. Francesco Cundari evidenzia un parallelismo storico e cinematografico di rara efficacia, individuando due registri comunicativi dominanti che dovrebbero far tremare le vene ai polsi di ogni democratico:

  • L’offerta che non si può rifiutare: Un tono mutuato direttamente da Don Vito Corleone ne Il Padrino. Trump ha descritto la Groenlandia come «un pezzo di ghiaccio, freddo e mal posizionato», chiedendo ai danesi di cederlo per la “pace mondiale”. La conclusione è stata un avvertimento mafioso: «Hanno una scelta: dire sì e noi saremo riconoscenti, o dire no e noi ce ne ricorderemo».
  • Il bivacco dei manipoli: Il passaggio più oscuro è quello in cui Trump ha finto di rinunciare alla forza. «Potrei usare una forza eccessiva, che ci renderebbe inarrestabili. Ma non lo farò. Ok?». Questa formula retorica ricalca quasi pedissequamente il celebre discorso di Benito Mussolini alla Camera nel millenovecentoventidue: «Potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli… potevo: ma non ho voluto».

​In entrambi i casi, la rinuncia alla violenza non è un atto di moderazione, ma una minaccia sospesa. È il predatore che ricorda alla preda che la sua incolumità dipende esclusivamente dalla sua temporanea e graziosa concessione. È l’essenza della violenza senile: un esercizio di potere che non accetta limiti, se non quelli imposti da una forza uguale e contraria.

​La riscossa della dignità: perché stavolta Macron mi è piaciuto

​In questo guazzabuglio di minacce e cedimenti che caratterizza il clima politico del 2026, la figura di Emmanuel Macron è emersa con una lucidità che merita di essere sottolineata. Mentre a Roma si faceva a gara per intestarsi un merito diplomatico inesistente, il presidente francese ha scelto la via della fermezza. Macron mi è piaciuto perché ha capito, insieme al canadese Mark Carney, che l’unico modo per trattare con un bullo internazionale è non abbassare lo sguardo.

​La linea francese ha rappresentato l’argine della dignità occidentale. Macron non ha cercato di “addomesticare” Trump con la compiacenza, ma ha riaffermato che la sovranità europea non è in vendita. La sua posizione ha dato un segnale chiaro ai mercati finanziari: l’Europa non è un continente pronto a lasciarsi smantellare pezzo dopo pezzo. È stata questa resistenza, e non il dialogo servile, a costringere Trump alla marcia indietro. Vedere leader europei che non si lasciano intimidire dalle “formule retoriche” mussoliniane è l’unica vera garanzia per il futuro dell’Unione.

​Conclusione: una lezione di sovranità per il futuro

​La vicenda groenlandese mette a nudo la fragilità dell’Europa e l’ambiguità di certi “patrioti” di casa nostra. La domanda che resta aperta per il resto del 2026 è semplice: come risponderà l’Unione Europea alle prossime provocazioni e ai prossimi ricatti? Si sceglierà la via della fermezza di Macron, fatta di dignità e coesione, o quella del servilismo mascherato da moderazione?

​Il “bivacco” di Davos ci ricorda che la democrazia e il diritto internazionale non sono conquiste definitive, ma fragili equilibri che richiedono coraggio politico. Se l’Europa vorrà sopravvivere all’era della violenza senile di Trump, dovrà imparare a essere meno “aula sorda e grigia” e più comunità consapevole dei propri valori. La Groenlandia, in fondo, è stata solo la punta dell’iceberg di una sfida molto più vasta che riguarda l’anima stessa dell’Occidente.

Francesco Cundari, giornalista e saggista, cura ogni mattina “La Linea”, la newsletter de Linkiesta (inviata dal lunedì al venerdì intorno alle sette). È uno degli osservatori più acuti della politica contemporanea, capace di scovare i fili invisibili che collegano la cronaca odierna ai grandi spettri della storia.

pH Pixabay senza royalty

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA ImageChange Image

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.