Di Antonio Corvino

Dove va l’Occidente?

Non certo verso un orizzonte di pace e nemmeno di progresso. È fin troppo facile immaginarlo.
Le due cose infatti si coniugano insieme. Non può esserci pace senza progresso e progresso senza pace.
E in entrambi i casi, a ben guardare nel punto più profondo dell’orizzonte, è la felicità a spuntare come cartina di tornasole.
Felicità delle persone, delle comunità. Dei popoli, se più vi piace.
Se c’è, il cielo si colora d’azzurro ed il sole è splendente.
In caso contrario si avvertono tuoni e lampi, scrosci di pallottole, bombardamenti, morte e crampi allo stomaco.

In mezzo resta l’umanità.

Avevano cominciato gli illuministi a declinare le aspettative dell’umanità secondo obiettivi di uguaglianza, parificazione e di ricerca del benessere individuale e collettivo.
Erano stati sempre gli illuministi ad immaginare anche strutture organizzative sociali e statali in grado di superare l’anarchia dei selvaggi e abbattere le incartapecorite visioni assolutistiche che dividevano i viventi in sudditi e regnanti, padroni e servi.
Per la verità già Montaigne e lo stesso giovanissimo Étienne de La Boétie suo amico, non si erano risparmiati a porre le basi di tale ragionamento, affidandone rispettivamente ai “Cannibali”giunti dal nuovo mondo ed all’idea moderna di popolo e potere, quella che ci appartiene o almeno ci è appartenuta sino ad oggi, il messaggio che poi gli illuministi avrebbero decodificato asserendo che il potere assoluto dei principi non era poi proprio assoluto, anzi non esisteva affatto perché usurpato al popolo.

Certo ci volle qualche secolo, per la precisione due, perché le metafore di Montaigne ed i concetti di La Boétie producessero i loro effetti.

Ci volle anche una rivoluzione in Europa, anzi due a ben guardare, considerando anche la rivoluzione che portò alla creazione della Repubblica Napoletana a dieci anni di distanza da quella parigina e francese.

Ma era talmente “inconcepibile” quel rovesciamento di prospettiva che tutti, popoli compresi, si diedero da fare per restaurare il vecchio ordine e mettersi tranquilli…
Con cannoneggiamenti, come a Napoli ad opera dell’ammiraglio inglese Nelson. Impiccagioni e fucilazioni. Guerre dichiarate e combattute anche.

Epocali furono quelle contro Napoleone che, da parte sua, nutriva l’ambizione di tenere insieme progresso e libertà del popolo concentrate nel suo personale potere allo stesso modo in cui immaginava di tenere insieme l’indipendenza dei popoli e il dominio del mondo.

La felicità rimaneva sullo sfondo, sconosciuta ancora ai più.
Quella era un’esclusiva di ricchi e potenti ché il popolo doveva pensare a sopravvivere, se ce la faceva.

Sarebbe arrivata, a distanza di un po’ di decenni, anche la guerra di secessione americana che pure somigliava per molti aspetti ad una rivoluzione.

I principi dell’Illuminismo intanto erano diventati patrimonio comune almeno dei filosofi, degli intellettuali e dei rivoluzionari.

L’idea della divisione dei poteri e dei pesi e contrappesi a garantire equilibrio tra chi comandava in nome del popolo e il popolo stesso era entrata addirittura nelle costituzioni.
Famoso divenne il caso degli Stati Uniti d’America dove immigrati, rifugiati, espulsi e raminghi di tutto il mondo lo compresero in fretta anche se ci volle una guerra per far passare l’idea. Solo l’idea dell’uguaglianza degli uomini. L’effettiva parità essendo rimasta una chimera.
Anche il principio della felicità individuale e collettiva era entrata nel patrimonio di rivoluzionari, politici e statisti, da una parte e dall’altra dell’Oceano.

Gaetano Filangieri, giurista e filosofo napoletano, aveva fatto un buon lavoro.
Benjamin Franklin, giurista e politico americano (e tanto altro ancora) ne acquisì le indicazioni portandole dritte dritte nella Costituzione americana.

Insomma a guardare a ritroso ne è passata di acqua sotto i ponti dal “Discorso sulla servitù volontaria” di Étienne de la Boétie e dal saggio su “I cannibali” di Montaigne ad oggi.

Nel frattempo anche le visioni economiche, pratiche per così dire, si erano evolute.

C’erano stati i Fisiocrati in Francia ( sempre la Francia) ad ammonire i governi sui rischi di sopravvivenza di un’umanità troppo numerosa rispetto alle capacità produttive della terra.

Robert Malthus, inglese questa volta, addirittura affermò chiaro e tondo che lo sviluppo andava contenuto, frenato, ben calibrato perché esso, con l’aumento della popolazione indotto dalla crescita e dalla diffusione della ricchezza, avrebbe creato un corto circuito pericoloso innescato dall’insufficienza alimentare che avrebbe provocato un generale arretramento con guerre, epidemie, pestilenze, fame e rivoluzioni.

Jules Verne dal canto suo avrebbe invitato all’ottimismo della scienza e raccontato le mirabolanti avventure di Capitan Nemo che coltivava pomodori ed ogni tipo di ortaggi in una bolla d’aria in fondo al mare con risultati mai visti in termini di abbondanza, dimensioni e qualità… roba da far impallidire Malthus ed i fisiocrati. Ed a ragione. L’avvento della chimica applicata alla agricoltura fece i miracoli ( ed i misfatti) che tutti conosciamo.

Adam Smith e Davide Ricardo con le loro teorie del mercato e del commercio internazionale avevano innescato la prima rivoluzione industriale che avrebbe messo d’accordo tutti.
Alla prima sarebbe seguita la seconda e la terza sino alle rivoluzioni digitali dei tempi nostri e all’avvento dell’Intelligenza Artificiale progettata su un futuro basculante.

Nel frattempo c’era stato Marx e l’idea della libertà che coincideva con la felicità entrambe basate sull’uguaglianza e la proprietà collettiva dei mezzi di produzione che tanto aveva spaventato baroni e contesse, capitalisti e governi amici di quelli.

E di nuovo guerre e dittature si susseguirono fermandosi a metà del secolo scorso solo ad un passo dall’Olocausto finale del genere umano.

Allora era arrivato Keynes a mediare.

Niente proprietà pubblica dei mezzi di produzione ma presenza pubblica nell’economia egli teorizzò… sembrò anche funzionare.
C’era però un particolare che Keynes aveva sottolineato e riguardava la regolamentazione degli scambi internazionali ormai divenuti indispensabili come l’aria che respiriamo.
Se volete evitare corto circuiti di natura imperiale, questo il senso delle sue raccomandazioni, adottate una moneta neutra.
Gli USA che avevano vinto la guerra non la presero bene ed imposero il dollaro come moneta di tutti.

La profezia di Keynes, come tutte le profezie, aveva avuto bisogno di tempo per manifestarsi ma si è avverata.
Essa oggi è sotto gli occhi di tutti.
Il mondo intero è diventato vittima di contrapposte visioni imperiali.
Queste peraltro si sono provvisoriamente saldate sulla cosiddetta deterrenza nucleare ( minaccia di sganciare bombe atomiche fidando sull’intelligenza o tolleranza quantistica che tiene a bada la reazione nucleare infinita destinata a incenerire tutto il pianeta, ma proprio tutto, compresi quelli che sganciano le bombe atomiche) e sul dominio ipercapitalista che in un colpo solo ha fatto giustizia di Marx e Keynes facendo apparire Smith e Ricardo dei residuati storici e Jules Verne un ingenuo romanziere.

L’Intelligenza Artificiale la fa da padrona.
E con essa la ricchezza finanziaria che controlla ogni tipo di risorse e che domina tutta intera l’Umanità.

La più antica profezia malthusiana fa nuovamente capolino ovviamente con i dovuti aggiornamenti.
Non è la risorsa alimentare che diventa scarsa ma le risorse naturali necessarie a far funzionare il mondo alimentato dall’Intelligenza Artificiale. Algoritmi, satelliti, cibernetica, robot e androidi, auto elettriche autopilotantesi, aerei e treni ipersonici, conquista e controllo dello spazio e chi più ne ha più ne metta.

Marx, Keynes?

Nella Bibbia prossima ventura, se mai ci sarà un’altra Bibbia, verranno proposti come profeti inascoltati.
Non mancheranno i martiri ed i popoli eletti che rivendicheranno il collegamento diretto con Dio e non mancheranno nemmeno le guerre per accaparrarsi il mondo promesso da Dio prima che il mondo, ma anche Dio, deflagrino.

C’è una montagna di debiti in giro sul pianeta grande quanto il pianeta stesso e tutta espressa in dollari che prima o poi lo farà esplodere il mondo che ci abita sopra.

Nel frattempo anche l’idea di democrazia, la felicità dei popoli, la libertà, la giustizia, l’eguaglianza elaborate in secoli di pensiero filosofico, guerre e rivoluzioni, sono diventati un residuo della storia.

La forza e la ricchezza che manovrano tutto il resto e rinviano il momento del cataclisma economico che precede la successiva deflagrazione umana, sono tutto ciò che conta.

E siamo alle pistole di Erdogan, il capo della Turchia che attende, come il resto del mondo, inutilmente, l’affermazione del diritto ad essere padrona del proprio destino.

Le alleanze militari non servono più. E tampoco l’unica sopravvissuta. Ossia quella che parla di Occidente.

L’Europa farebbe bene a decretarne la morte separando il proprio destino da quello degli USA perché questi si sono trasformati in una sorta di vampiro che ha tutta l’intenzione (e la forza, ancora ) di dissanguarla trasferendo la sua residua linfa vitale nella famelica e bulimica economia nordamericana che ha bisogno di crescenti trasfusioni per sopravvivere non essendo sufficiente nemmeno il petrolio del Venezuela o la canna da zucchero di Cuba o i ghiacci della Groenlandia, il Canada o tutto quel che residua dell’America Latina, essendo l’Iran troppo indigesta.

Il guaio è che la profezia di Marx si è infranta nella metastasi comunista di Russia e Cina, entrambe conquistate alla visione del “mercato-leviatano” e la profezia di Keynes si è infranta sulla deriva imperialista che a sua volta ha generato il cancro dell’ipercapitalismo che tutto sta distruggendo con l’aggravante che ad interpretare l’imperialismo americano è un manipolo di magnati che si spartiscono il mondo con quel che resta degli oligarchi russi e i galoppanti capitalisti del simil-comunismo cinese.

Alla fine non restano che le guerre.

Guerre tra imperi, guerre dei più forti contro i più deboli e guerre di sopraffazione sia pure combattute con strumenti diversi sin dentro i confini nazionali.
Ovunque con l’obiettivo di controllare lo Stato contro ogni ritorno delle democrazie di illuministica memoria o di ascendenza collettivistica.

Ha un senso evidente quanto profondo, l’omaggio del sig. Erdogan ai capi di Stato e di governo della NATO convenuti ad Ankara il 7 ed 8 luglio dell’Anno Domini 2026.
Una bella pistola a tamburo luccicante e oleata al punto giusto con la sua provvista di proiettili d’ordinanza.
Come un tempo nel far west.

D’altronde in uno scenario di guerra dei ricchi contro i poveri, dei potenti contro i deboli, dei predestinati del Signore contro gli abbandonati da Dio, dei detentori delle leve finanziarie contro gli indebitati sino al collo, dei padroni delle tecnologie cibernetiche che oscurano i cieli e lo spazio a piacimento a fronte di quanti si orientano ancora con la bussola, dei padroni dell’intelligenza artificiale contro chi i prodotti di quell’intelligenza deve usare, quale può essere la risposta se non quella del si salvi chi può.
E nel clima del si salvi chi può cosa può attrarre più di una pistola e dell’idea che bisogna difendersi da sé.

Resta l’assurdo comportamento di chi quella pistola ha accettato e addirittura se l’è portata in casa come dono gradito.

Revolver ed elezioni spuntate vanno bene insieme.

Il revolver magari contiene anche un invito, o addirittura un monito, ad eliminarle proprio le elezioni. Prima o poi.
A cominciare dagli USA targati MAGA che di tutto lo scempio storico, civile, economico e culturale perpetrato dall’ultimo dopoguerra ad oggi sono il prodotto obbligato.

Negli USA, man mano che si avvicinano le scadenze delle cosiddette elezioni di midterme, il Gotha MAGA, con in testa il suo presidente autoproclamatosi unto del Signore, mette a posto le pedine per svuotare, impedire, limitare il voto che potrebbe detronizzarlo.
E tutto questo imbroglio potrebbe costituire la premessa per un bel colpo di stato bianco che azzeri o svuoti completamente le elezioni di midterme rendendole inutili.

E magari creare le premesse per puntare anche ad un rinnovo della presidenza senza elezioni a dispetto del sonno profondo che puntualmente il capo MAGA esibisce in tutte le riunioni in cui è presente a sottolineare il suo disinteresse e disprezzo per le stesse.

Sarebbe un bel successo non solo per il popolo MAGA ma anche per tutti gli emuli ed aspiranti tali in giro sul pianeta e soprattutto in Occidente dove liberarsi della cultura occidentale sembra essere diventata un’urgenza non più procrastinabile.

D’altronde siamo immersi in un mondo in cui il diritto è stato già scardinato, il razzismo sdoganato, l’ipercapitalismo di magnati ed oligarchi assunto a paradigma degli equilibri mondiali.

Lo svuotamento delle istituzioni è nell’evoluzione naturale delle cose oramai.
Essendo la cancellazione, prossima ventura, degli “inutili riti” per riempirle, quelle istituzioni defunte, un evento obbligato.

Le pistole di Erdogan sono un messaggio.
Nel far west le armi sono tutto.

Esse contengono una metafora esattamente come la conteneva il saggio di Montaigne sui Cannibali.

Dunque… o ci si libera di questo potere imperiale trasformatosi in cancro che sta divorando il mondo, come suggerivano i Cannibali di Montaigne o bisogna rassegnarsi alle pistole, come suggerisce Erdogan.
Sullo sfondo il concetto di Étienne de la Boétie che il potere, anche quello più assoluto, appartiene al popolo.
Ammesso che valga ancora.

 

 

Ph wikipedia

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