Di Antonio Corvino 

Dunque il dato è tratto.
L’opzione bellicista unisce l’Occidente e l’Europa corre verso il riarmo senza distinzione tra destra e sinistra.
In Italia il governo delle nostalgiche ascendenze autoritarie fa proprio l’obiettivo del 5% di spesa militare sul PIL fissato dagli USA targati MAGA per una NATO peraltro priva di coesione e coordinamento.

Il medesimo obiettivo è assunto dal governo socialista svedese e da quello finlandese, tradizionalmente pacifisti e neutrali, a tanto spinte dal terrore dell’Orso russo.

La Germania addirittura rivendica il diritto ad armarsi oltre l’Europa affermando la volontà di divenire nello spazio di qualche anno l’esercito più potente del vecchio continente.

La Francia dal canto suo spolvera e potenzia il suo carico nucleare e il Regno Unito riscopre la sua vocazione europea in vista di un’alleanza contro il possibile invasore acquattato nella tundra russa.

Le Repubbliche Baltiche, spinte dalla medesima paura, si trincerano dietro lo scudo di una Nato sfilacciata e dominata da chi sbandiera amicizia e ammirazione per la dittatura del colonnello ex KGB divenuto padrone della Russia.

Ad eccezione della Spagna, tutto il resto d’Europa senza differenze di schieramento progressista, suprematista o nazionalista, serra le fila, alza muri, respinge immigrati, insegue più o meno reali paure prive di un nemico ben riconoscibile a differenza dei fornitori di missili e sistemi di cybersicurezza.

Nel pieno del marasma interno ed esterno essa sacrifica Sanità, Stato Sociale, Scuola e servizi civili per comprare “sistemi intelligenti” di difesa-offesa, armi più o meno tradizionali e gas americano per rabbonire il capo MAGA.
Converte nel contempo il proprio apparato produttivo in vista della transizione verso l’economia di guerra e si attrezza per spedire navi, aerei e soldati in giro per il mondo sopportando in patria, di conseguenza, costi esagerati e spinti al limite del sostenibile.

Corriamo così compatti e senza distinguo verso una realtà militare a vocazione distopica-dispotica.

Essa non investe una singola nazione prigioniera di una sciagurata scelta ideologica od ostaggio della perversione di chi si è insediato al governo. Riguarda il mondo intero, senza distinzione di popoli e di continenti, tutti vittime di una torsione autoritaria generale ed uniforme.

Tale torsione non è alimentata da derive popolari estemporanee.
Essa è il riflesso, potente come gli specchi ustionanti di Archimede, di un orizzonte globale dominato dalla irrefrenabile concentrazione della potenzatecnologica a sua volta causa ed effetto della volontà di controllare le risorse del Pianeta e piegare il destino dei popoli che su di esso vivono.

Il governo unico del mondo, perseguito attraverso rappresentanti nazionali ben riconoscibili ed obbedienti, è divenuto l’orizzonte delle potenze imperialiste che si avvalgono delle minacce nucleari di volta in volta in termini di deterrenza o di minaccia apocalittica.

L’umanità è solo un accidente o un corollario necessario ad alimentare una produzione bulimica…

Paradossalmente risiede nel paradigma consumistico l’ultima garanzia di sopravvivenza dell’Umanità.

Finché dura…

Al di là delle evocazioni apocalittiche, l’immagine del governo unico del mondo, obiettivo peraltro perseguito con dovizia di proclami e coram populo dai potenti del pianeta annualmente a Davos, esprime l’ambizione condivisa delle potenze economico-finanziarie, tecnologiche e militari in lotta per il dominio del pianeta.

Il mondo, dal canto suo, è sovrastato da una montagna di debiti pronta a sommergerlo.
Si tratta di una massa di 370.000 miliardi di dollari in continuo incremento, controllata e gestita da un ristretto numero di fondi d’investimento, banche d’affari, magnati, oligarchi ed iper capitalisti issatisi in groppa a Stati, nazioni, popoli, famiglie e individui.
In essa una frana di 40.000 miliardi di dollari è in fase di pericoloso smottamento negli USA essendo alimentata a ritmi di migliaia di dollari di spese improduttive soprattutto di natura militare in ragione d’anno.

È noto che il debito degli Stati sovrani per il mercato finanziario e quello dei privati cittadini per le banche sono la leva delle rendite e profitti finanziari dei primi e delle seconde.

È altrettanto noto che famiglie e individui indebitati, così come i governi devono redigere i propri bilanci partendo dagli accantonamenti per gli interessi.

Una bolla, un aumento degli interessi, un’insolvenza, ma anche una decisione di fondi o governi di spostare i propri investimenti da un debito sovrano ad un altro, primo fra tutti il debito USA, può provocare disastri.

Così popoli e cittadini si ritrovano seduti sull’orlo del baratro

Continuare ad accumulare debiti per investimenti improduttivi destinati al riarmo generalizzato, è da irresponsabili.

L’esplosione concatenata della crisi climatica, della crisi energetica, della crisi finanziaria in uno con la corsa agli armamenti ed alle guerre disegnano un orizzonte assai fosco.

Già da molto tempo il G7-G8-G20 avrebbero dovuto mettere in cantiere una nuova Bretton Woods per schiarirne le tinte. Magari riprendendo le proposte keynesiane per una moneta neutra capace di disciplinare e regolare gli scambi internazionali in luogo del dollaro.
In assenza i BRICS si attrezzano a creare un’alternativa contro l’Occidente.
Lo Yuan cinese si candida così a soppiantare il dollaro senza tuttavia disinnescare una nuova deriva imperialista in un mondo in pericolosa fibrillazione.

Ma per i governanti europei, con l’eccezione della Spagna a guida socialista, la questione fondamentale non è ragionare sulle asimmetrie finanziarie ormai insostenibili.

L’imperativo sembra essere quello di armarsi, acquistare armi e gas americano e rabbonire lo zio Tom mentre questo con il capo del governo di Israele mina le fondamenta stesse della convivenza sulla terra.

Di tanto il governo italiano non si preoccupa, impegnato com’è a garantire alla sua parte magnifiche sorti e progressive. L’opposizione dal canto suo cincischia su riamo e sicurezza invece di staccarsene con una proposta alternativa e chiara in favore della pace, della cooperazione, del multilateralismo in campo internazionale e del progresso economico-sociale in campo interno.

La questione dirimente resta il rifiuto della deriva bellicista che, sulla scia (diktat) degli USA targati MAGA e del duo Netanyahu-Trump punta a convertire l’economia occidentale in economia di guerra.

E purtroppo su di essa destra e sinistra convergono sia pure con qualche distinguo.

Difficile proporre un cambio di maggioranza e di governo sulla base dell’indifferenza o addirittura coincidenza della visione di un mondo che corre verso un destino ibrido alimentato da economie di guerra che per definizione impongono a popoli e individui orizzonti di povertà, ignoranza, violenza ed aberrazione.
Certo a lungo andare.

Ma la frana va bloccata quando è ancora tale.
Divenuta valanga non resta che il si salvi chi può con buona pace di chi insegue un futuro di pace, progresso, felicità per popoli ed individui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA ImageChange Image

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.