E’ stata una vittoria non urlata , che ha un solco. La conquista di Nicola Sguera alla VI edizione dello ScaraBIMBOcchio e’ stato un successo nitido, pulito, che incide senza clamore. Tra 293 opere, “Il potere del canto” non si è imposto per coincidenza, ma perché possiede quella rara intensità che non chiede permesso: semplicemente attraversa chi legge.
Il concorso, nato dal Teatro dei Pari e sostenuto da istituzioni e realtà culturali piemontesi, premia la letteratura per l’infanzia che non ha paura del profondo. Sguera lo sa: da anni lavora sulla soglia dove la parola diventa gesto, dove la poesia smette di essere ornamento e torna ad essere necessità.
Il racconto vincitore si apre con un’immagine semplice: un ragazzo chiuso per errore in una biblioteca. Eppure da questa solitudine nasce una visione. Eliseo ascolta un coro di voci, una in particolare gli affida un compito: fare dei versi un “strumento di salute”. È un mandato fragile e assoluto, come sono tutte le rivelazioni autentiche.
Da quel momento, Eliseo scopre che alcune poesie, pronunciate nella loro lingua originaria, non si limitano a commuovere: trasformano. Scuotono la materia invisibile del dolore. Lì dove la scienza si ferma, la voce poetica , calibrata, custodita, detta senza vanità , apre spiragli.
Non un superpotere, ma una ferita che illumina.
Non un talento, ma un peso.
Non un miracolo, ma una responsabilità.
Eliseo non fa proclami, non cerca gloria: scrive, osserva, sperimenta. In un quaderno annota ciò che funziona, ciò che vibra, ciò che guarisce. Aiuta i malati in ospedale. Resta un anonimo tra anonimi. Fino a quando, durante una partita, salva un ragazzo. È in quell’istante che capisce: la poesia non è per conquistare, ma per sollevare. Non per apparire, ma per custodire.
È questo, in fondo, il nucleo della poetica di Sguera: la parola come riparo, come appiglio, come forma minima di resistenza in un tempo che sembra voler dissolvere ogni profondità.
Questa vittoria arriva in un momento di straordinaria maturità creativa. Solo nelle ultime settimane:
terzo posto al Premio “Visioni del domani” con Esploratori di futuro;
secondo posto al Concorso “Un gancio nel cielo” con Munus;
numerosi piazzamenti e finali in premi nazionali e internazionali.
E presto usciranno due nuovi romanzi: Il potere del canto (Finalmente Libri), ampliamento del racconto vincitore, e Il viandante e il fuoco (Bolis), un affondo storico nella fine del XIII secolo.
Sono traguardi che non testimoniano solo un talento, ma un percorso: coerente, severo, mai accomodante.
C’è qualcosa di clandestino nella scrittura di Sguera: non si mette in posa, non cerca il centro della scena. Eppure agisce. Opera. Lavora nell’ombra come quelle forze sottili che non fanno rumore ma spostano equilibri.
I suoi “Racconti minimi”, che si chiudono proprio in questi giorni sul blog, sono la prova di un artigiano della parola che non accetta scorciatoie: ogni storia è un gesto di presenza, un modo per interrogare il mondo senza pretendere di risolverlo.
La vittoria allo ScaraBIMBOcchio è un segnale: in un’epoca in cui il disordine sembra aver preso il sopravvento , fuori e dentro di noi , la letteratura mantiene ancora un dovere. Non rispondere, ma orientare. Non guarire tutto, ma aprire un varco.
È ciò che fa Sguera.
Con discrezione.
Con rigore.
E con quella lingua che non consola, ma accompagna.

Perché a volte basta una voce , una sola , per ricordarci che la poesia non è un lusso. È una forma di cura.
