Partendo dalla ricerca di Lucia Gangale, una riflessione su ciò che i documenti ci dicono e su ciò che non sappiamo ancora
A Lucia Gangale, che con il suo studio ha ridato un nome a Sibilla de Afflicto e che, senza saperlo, mi ha fatto venire voglia di guardare oltre. Grazie a lei mi sono interessata a questo argomento: questo approfondimento riflessivo le è dedicato.
Ieri sera, venerdì 16 ottobre, nella Sala dell’Assunta di Palazzo San Domenico in Piazza Guerrazzi, il ciclo «Medioevo al femminile» dell’Associazione Amici dei Musei e dei beni culturali del Sannio , con il patrocinio dell’UniSannio e i saluti della rettrice Maria Moreno e del presidente Rito Martignetti , ha rimesso sul tavolo il nome di Sibilla de Afflicto, con la relazione della storica Lucia Gangale, che da tempo ne difende la memoria fino a proporla per la toponomastica cittadina . Il convegno ha fatto il suo dovere: ha ridato un nome a una donna che le cronache avevano dimenticato. E una relazione di un’ora, se è buona, non chiude un discorso: lo apre. È quanto è successo con me. Sulla scia del lavoro di Gangale mi sono posta alcune domande ulteriori, che qui raccolgo come proseguimento naturale del suo stesso metodo: guardare la carta con attenzione, e distinguere ciò che sappiamo da ciò che ci raccontiamo. Proprio quello che lei, storica, insegna a fare.
Che cosa dice la carta
Il documento che la nomina è una notizia della cancelleria di Roberto d’Angiò, datata 28 novembre 1338, conservata nella tradizione del Registro Angioino n. 318, c. 90: «Sibilie de Afflicto de Benevento habitatrici Fogie exercitate in medendis apostematibus et similia in quibus curandis sufficiens et inventa, provilegium quod mederi possit» , cioè, nella traduzione citata dalla stessa Gangale: «Sibilla de Afflicto di Benevento, che abita a Foggia, esercitata nel medicare i bubboni purulenti e simili, nella cura dei quali è sufficientemente capace, il privilegio che possa medicare» ( fonte Realtà Sannita)
Rileggiamo questa formula da vicino, com’è giusto fare. Non c’è niente di decorativo: c’è una donna de Benevento che vive a Foggia, specializzata in un mestiere lontano dalle glorie , ascessi, raccolte purulente, il lavoro concreto della chirurgia minore , e una cancelleria che la dichiara «sufficiens et inventa», trovata capace. La corte angioina non le fa un onore: le certifica una competenza. È l’unica beneventana finora nota come «medica» nel Medioevo, attiva tra il 1338 e il 1339, secondo la ricostruzione di Elio Galasso( fonte Realtà Sannita.)Questo è il punto di partenza che la ricerca di Gangale ci ha restituito. Da qui, le domande che seguono sono mie e nascono solo perché quel lavoro è stato fatto.
Una figura dentro il sistema
La prima domanda che mi sono posta riguarda il modo in cui la memoria pubblica assorbe una figura come Sibilla. È il destino di ogni pioniera, e Gangale stessa lo conosce bene, se circonda di condizionale il «forse» prima medichessa della città: le cronache tendono a trasformare un dato in un primato. E invece i documenti invitano a contestualizzare. Sibilla non apre una breccia: entra in una porta che nel Regno era già aperta da almeno un decennio. Roberto d’Angiò concedeva privilegi in medicina e chirurgia a donne già negli anni Venti del Trecento, e il 2 settembre 1338 ,meno di tre mesi prima di Sibilla ,«laureava solennemente» Mobilia di Scarpa con la formula de cirurgia pro mulieribus( fonte Realtà Sannita.)
Notate il dettaglio che sfugge spesso: due donne, stesso re, stesso anno, due formule diverse. A Mobilia la licenza è delimitata per sesso (chirurgia sulle donne); a Sibilla è delimitata per patologia (ascessi e simili). Lo Stato non aveva uno scomparto unico «medicina femminile»: aveva un mercato delle competenze, e lo certificava caso per caso.
E i suoi concittadini uomini? Passavano dalla stessa macchina: Iohannes de Diamante de Benevento otteneva dall’Università di Napoli la licentiam curandi et practicandi in scientia medicinae già nel 1306-1307; un altro beneventano, Tommaso de Tommaso Sociale, è documentato nel 1337-1338, la stagione esatta di Sibilla .
In altre parole: Sibilla non è fuori dal sistema, è dentro la sua contabilità, in fila con i professionisti abilitati dalla corona. Per la storica della medicina Monica H. Green le donne documentabili tra i praticanti medievali sono l’1-2 per cento del totale, e la vera linea di conflitto non era «uomini contro donne» ma empirismo contro cultura libroraria , con gli uomini letterati che hanno «ripreso» la medicina delle donne nel momento stesso della professionalizzazione ( fonte Green, Gendering the History of Women’s Healthcare)
Sibilla sta esattamente su quel cardine: una delle pochissime che passano mentre la porta comincia a chiudersi. Questo, più ancora del primato, è il suo valore storico , e confesso che il mio interesse per lei è nato proprio qui, da questa luce che lo studio di Gangale ha acceso.
L’enigma giurisdizionale, che rende la storia più ricca
La seconda questione è una contraddizione che rende la figura di Sibilla ancora più affascinante. La «medica beneventana» è tale per nascita, ma la sua licenza la firma il re di Napoli e lei abita a Foggia. Benevento, come ricorda Galasso a proposito del 1211, era «ormai passata al potere papale» da un paio di secoli: un’isola pontificia incastonata nel Regno . Dunque la «beneventana» che la città rivendica si è formata e ha lavorato lontano da Benevento. Il che non sminuisce affatto il suo legame con la città: lo rende più interessante. Perché era a Foggia? Non è documentato. Come si era formata? Non è documentato; Galasso avanza l’ipotesi della scuola napoletana del magister Iohannes de Tocco di Tocco Caudio, che tra il 1295 e il 1300 esaminava i candidati per incarico regio . Tornò mai a Benevento? Non è documentato. La «beneventana» è una figura della mobilità: e questa verità è infinitamente più ricca della leggenda. È la stessa mobilità che troviamo un secolo dopo, quando nel 1452 il medico ebreo Aronne Manuele, «abitante qui in città», esercita «phisica et cirurgia» in tutto il Regno di Napoli .
Il rogo, e i tre versi che sono sopravvissuti
C’è poi un capitolo che il convegno di ieri sera, per la natura stessa di un incontro pubblico, ha potuto solo sfiorare e che merita di stare accanto al nome di Sibilla. Le carte originali della cancelleria angioina sono andate in fumo il 30 settembre 1943, quando una squadra di guastatori tedeschi in ritirata diede fuoco al deposito dell’Archivio di Stato di Napoli a San Paolo Belsito: andarono persi 378 registri più frammenti, oltre cinquecentomila documenti del Regno dal 1265 al 1435 (Accademia Pontaniana)
L’impresa di Riccardo Filangieri ha ricostruito in edizione, tra il 1950 e il 2010, 194 registri su quell’immensa perdita , ma la serie stampata arriva al 1295: il registro che nomina Sibilla, il 318, vive fuori da quella ricostruzione a stampa. Il che significa una cosa secca: noi non abbiamo Sibilla.
Abbiamo la catena delle citazioni , Calvanico che trascrive la notizia, la rivista Samnium di Alfredo Zazo che nel 1964 la riprende citando Filangieri e Calvanico, Gangale che la riporta oggi Realtà Sannita. Perfino il giorno esatto, il 28 novembre 1338, Gangale dice di averlo recuperato con «una assai laboriosa ricerca effettuata su Internet» . Meditate: un’intera esistenza umana, otto secoli di lavoro di cura, che ci arriva come tre righe di seconda mano scampate a un incendio. Io trovo che questo sia molto più commovente di qualsiasi agiografia. Ed è anche un monito: la storia locale è fatta di filo così sottile che un incidente del 1943 ha cancellato mezza memoria di un regno. Proprio perché il convegno ha ridato a Sibilla un nome, il passo successivo , che le dedico , è raccontare anche la fiamma.
Niente streghe, niente aureole
Il contesto, poi, aiuta a sciogliere due nodi della memoria popolare in un colpo solo. Quello romantico: nel Medioevo beneventano la salute non era l’inferno delle fattucchiere che la retorica cittadina si trascina da decenni , a Benevento operavano medici arabi ed ebrei in collaborazione, dal medico Aharon hen ha-Nassi nel IX secolo agli speziali ebrei del quartiere a sud del Piano di Corte; c’era un vero ospedale medievale documentato dalle fonti, l’infirmarium dell’abbazia di Santa Sofia, attestato da un atto notarile del 3 agosto 1211; e le autorità civiche arrivavano con gli Statuti , fino alla norma del 1440 che permetteva alle levatrici di uscire di notte persino senza lume per correre dalle partorienti . Quello paritario: Green ha mostrato anche i limiti del mito opposto, quello dell’età dell’oro femminile e della caccia alle streghe come complotto contro le guaritrici , gli uomini entrarono in ginecologia e persino nelle malattie femminili molto prima del Settecento, spinti dalla professionalizzazione, non dalla misoginia come progetto organizzato (Green). Sibilla non ha bisogno di nessuna delle due aureole. È un fatto amministrativo con le mani sporche di pus. Ed è per questo che va rispettata.
Il felceto, non le lacrime
Un’ultima suggestione, sul nome. «De Afflicto» invita a un’identificazione morbosa , la donna afflitta, poverina, destinata a curare le afflizioni altrui. Galasso propone un’etimologia alternativa , la dà per ipotesi, ma come immaginario è assai più solida: il cognome connetterebbe al latino medievale filictum, il felceto, il terreno coltivato a erbe curative e magari all’estratto di felce, antiparassitario contro la tenia, ancora diffuso nel Sud Italia . Scegliete voi la donna medievale: la malata d’anime o la botanica applicata? Io scelgo il felceto. E aggiungo che Gangale la dice nata in un ramo della nobile famiglia de Afflicto (o d’Afflitto), di origine amalfitana ( fonte Realtà Sannita): una nobildonna che si specializza nel pus, non esattamente il ritratto da predicazione domenicale.
Una strada? Sì. E da dove si riparte
La toponomastica che Gangale ha proposto è il gesto giusto, e costa quasi nulla. Ma un cartello non insegna a leggere una fonte. Intanto l’Obituarium del Monastero di Santo Spirito, codice del 1198 della Biblioteca Capitolare, «è in attesa di analisi moderne»; i provvedimenti sanitari degli Statuti cittadini non sono mai stati studiati come si deve; l’infirmarium di Santa Sofia è un atto del 1211 trovato da un solo studioso e poco altro . Il ciclo «Medioevo al femminile» ha cominciato bene a maggio, alla Rocca dei Rettori, con la medievalistica di Edoardo Spagnuolo su donne normanne dimenticate come l’abadessa Bethelm ( fonte Benevento Turismo ) che non si fermi al cartello stradale.
Se questa città vuole davvero Sibilla, la pena non è soltanto intitolarle una via. È impararla a leggere: finanziare l’edizione del codice del 1198, mappare il quartiere degli speziali ebrei, scavare nell’infirmarium, ricostruire , sul modello della lezione napoletana , la trama sanitaria di una città-isola. Altrimenti appenderemo il nome di una donna a un muro, come si appende una chiave di una casa in cui non abbiamo mai abitato. Lei, il 28 novembre 1338, venne trovata sufficiens et inventa: capace, accertata. Sarebbe un ottimo metro di misura anche per noi.
E a Lucia Gangale, se questa riflessione le arriverà agli occhi, vada la mia riconoscenza più sincera: senza il suo paziente e prezioso lavoro di ricerca su Sibilla de Afflicto, questo approfondimento non sarebbe mai nato. Grazie per aver restituito alla storia, e alla nostra città, un nome dimenticato.
Fonti
– Lucia Gangale, Sibilla de Afflicto fu la prima medichessa beneventana?, Realtà Sannita ( http://www.realtasannita.it/articoli/in-primo-piano/sibilla-de-afflicto-fu-la-prima-medichessa-beneventana.html)
– Elio Galasso, Sibilla de Afflicto a Benevento tra medici arabi ed ebrei, Realtà Sannita( https://www.realtasannita.it/articoli/cultura/sibilla-de-afflicto-a-benevento-tra-medici-arabi-ed-ebrei.html)
– Monica H. Green, Gendering the History of Women’s Healthcare ( https://sciencia.cat/biblioteca/documents/Green_Gendering.pdf)
– Ricostruzione Angioina, Accademia Pontaniana ( https://www.accademiapontaniana.it/ricostruzione-angioina/)
– Virdimura of Sicily (fl. 1376), Encyclopedia.com ( https://www.encyclopedia.com/women/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/virdimura-sicily-fl-1376)
– Costanza Calenda, Wikipedia ( https://it.wikipedia.org/wiki/Costanza_Calenda)
– Cronache del convegno: Gazzetta Benevento, BeneventoGiornale, Palcoscenico Campania; ciclo «Medioevo al femminile»: Benevento Turismo
