Di Daniela Piesco Direttore Responsabile
Le professoresse Tina Cavuoto e Emilia Langella hanno voluto portare tra i loro studenti due voci del giornalismo sannita: Daniela Piesco, direttore responsabile dell’Eco del Sannio, e Giuseppe Chiusolo, storico giornalista di Realtà Sannita. Un incontro sulla verità, sull’indipendenza, sul patto di fiducia con il lettore. E sull’emozione , quella vera , di raccontare il mondo.
C’era una certa timidezza nell’aria, stamattina, all’Istituto Gallilei Vetrone di Benevento. Quegli sguardi bassi, quelle posture rigide che i ragazzi assumono quando non sanno ancora cosa aspettarsi. Ma la cattedra era vuota. Non ci sarebbe salito nessuno. E forse è stato proprio questo, il primo messaggio della giornata.
L’incontro è stato voluto e organizzato dalle professoresse Tina Cavuoto,e Emilia Langella e non per caso. Non solo perché seguono con attenzione e interesse il lavoro dell’Eco del Sannio, ma perché con questa classe curano qualcosa di raro e prezioso: un giornale scolastico, il Cannocchiale. Ragazzi che già scrivono, già scelgono le notizie, già si interrogano su come raccontare il mondo. Le professoresse hanno voluto che questi giovani redattori si confrontassero con due giornalisti che quel mondo lo raccontano davvero , radicati nel territorio locale, ma con uno sguardo che si affaccia anche sulla scena nazionale e internazionale. Non un incontro di orientamento, dunque. Un incontro tra colleghi, a distanze diverse di carriera.
“Non sono salita in cattedra. Ho parlato come una di loro.”
Daniela Piesco
La prima a parlare e’ stata quella che scrive queste righe. Ho portato in classe il mio lavoro quotidiano all’Eco del Sannio, il giornale che dirigo con la convinzione che l’informazione locale non sia un ripiego rispetto ai grandi quotidiani nazionali, ma una forma di responsabilità civile che nessun altro può esercitare al nostro posto. Ho portato i miei ultimi due editoriali: il primo sul risultato referendario, una critica dura e motivata nei confronti delle scelte del governo Meloni; il secondo sui giovani, che con la loro coscienza critica hanno contribuito in modo determinante a costruire quel risultato. Due testi che non nascondono da che parte sta chi li ha scritti , perché il giornalismo onesto non si nasconde dietro una falsa neutralità: distingue i fatti dalle opinioni, ma non finge di non averne.
La seconda voce è quella di Giuseppe Chiusolo, giornalista della prima guardia, come si dice con rispetto per chi ha fatto questo mestiere quando era ancora più difficile di oggi. Giuseppe è stato per anni uno dei pilastri di Realtà Sannita, ma è anche l’ideatore e promotore di Eccellenze Sannite, la piattaforma culturale nata per dare visibilità agli artisti locali , per insegnare a guardare quello che abbiamo, senza cercare sempre altrove ciò che è già qui.
I suoi interventi hanno avuto il peso specifico dell’esperienza. Ha raccontato la nascita del giornale scolastico, una storia che affonda le radici proprio nei fondatori di Realtà Sannita,Giovanni Fuccio e Mario Pedicini ,membri del Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Giornalisti. In quella generazione di giornalisti che credevano che informare fosse un atto di servizio verso la comunità. E poi ha portato in classe una storia che valeva da sola l’intera mattinata: quella di Mario Taddeo, fotografo, che grazie a una spinta arrivata proprio da Chiusolo ha trasformato una passione in una carriera, fino a diventare un riferimento nel suo campo e a collaborare con figure di primo piano come Vigorito.
Una storia di fiducia. Di sguardo lungo. Di qualcuno che ha visto in un altro qualcosa che forse quell’altro non vedeva ancora in se stesso.
“Un giornale che dipende dal potere non è un giornale: è uno strumento del potere.”
dalla lezione tenuta all’Istituto Vetrone
Di cosa abbiamo parlato, nel concreto? Di giornalismo. Di come nasce una notizia, di come si organizza una redazione, di cosa significano le cinque W che ogni cronista porta con sé come una bussola. Ma soprattutto abbiamo parlato di indipendenza , quella vera, che non è una parola di facciata ma una scelta quotidiana, spesso scomoda.
Un giornale indipendente non ha padroni politici, non tace per convenienza, non piega la notizia alla volontà di chi lo finanzia. Risponde a una sola domanda: è vero? È rilevante per i lettori? Se la risposta è sì, si pubblica. Punto.
E poi abbiamo parlato del patto di fiducia con il lettore. Perché il giornalismo non è una performance, non è un prodotto commerciale, non è intrattenimento. È un patto. Il lettore ti dà la cosa più preziosa che ha , il suo tempo e la sua fiducia , e tu, in cambio, gli devi la verità. Tutta intera. Anche quando fa male. Anche quando disturba chi comanda.
La timidezza, nel corso della mattinata, si e’ sciolta come neve al sole. I ragazzi hanno cominciato a fare domande. Domande vere, non domande per compiacere l’insegnante. Hanno chiesto dei social, delle fake news, di come si riconosce una fonte affidabile, di cosa si prova a scrivere qualcosa che ti costa. E in quelle domande c’era già qualcosa di giornalistico: la curiosità. Il coraggio di non dare le cose per scontate.
Usciamo dall’Istituto Vetrone con la sensazione che qualcosa, stamattina, sia rimasto. Non una nozione, non una definizione da ripassare per l’interrogazione. Qualcosa di più difficile da misurare e più facile da riconoscere: il senso di un mestiere. La sua necessità. La sua bellezza ostinata.
“Se qualcuno vi dice che il giornalismo è morto, chiedetegli perché i potenti continuano ad averne paura.”
Daniela Piesco
Un ringraziamento sentito va alla professoressa Tina Cavuoto e alla sua collega presente in aula Emilia Langella,cofondatrice del ‘Cannocchiale’che hanno avuto la visione e la generosità di costruire questo incontro. Ai ragazzi del ‘Cannocchiale’ che con le loro domande hanno dimostrato di sapere già cosa significa avere rispetto per la parola scritta. E a tutti coloro che stamattina erano in quella stanza: grazie. Certe mattinate non si dimenticano.
Eco del Sannio · Benevento
Foto gallery Giuseppe Chiusolo




