C’è un luogo, a Benevento, dove l’arte non si limita a essere esposta ma viene custodita, protetta, accompagnata verso il futuro. È la Galleria ‘Il bello di ogn’arte’ , in Vico Noce, e l’incontro che vi si è svolto ieri ha avuto il sapore raro delle occasioni autentiche, quelle in cui la parola, la visione e l’emozione si intrecciano fino a diventare racconto collettivo.
Protagonisti della serata sono stati gli artisti sanniti Vincenzo Marsico, Mariano Goglia, Maurizio Iazeolla e Alfredo Verdile, insieme al professor Luigi Maccariello, a Giuseppe Chiusolo e il critico d’arte Daniela Piesco. Un confronto intenso, partecipato, che ha restituito il senso più profondo di ciò che significa fare arte oggi in un territorio spesso periferico solo nelle mappe, mai nella qualità della sua produzione culturale.
L’incontro si è aperto con l’intervista al professor Maccariello, che ha saputo immediatamente dare la cifra simbolica dell’intero progetto. La galleria, ha detto, è uno scrigno. E come ogni scrigno custodisce cose preziose: talento, identità, radici. Parole semplici eppure dense, pronunciate con la consapevolezza di chi conosce il valore della semina culturale. Il suo intervento è stato anche un atto di fiducia: credere in questo gruppo di artisti sanniti significa credere in se stessi, nella propria terra, in una comunità creativa che non chiede scorciatoie ma tempo, attenzione, riconoscimento. La convinzione espressa è stata netta: questi artisti, prima o poi, faranno parlare molto di sé.
Da qui la serata ha preso la forma di una vera e propria disquisizione di cognizione, grazie all’intervento puntuale e appassionato di Giuseppe Chiusolo, che ha ripercorso tutte le attività messe in campo dal gruppo. Al centro il progetto di una rete espositiva diffusa che porta le opere degli artisti in cinque luoghi simbolici del territorio: l’Antum Hotel, Confindustria, il Museo Diocesano, l’associazione ‘Avvocatura e Famiglia’ guidata da Mariana Corbo , ITS Energy Lab e naturalmente, la Galleria di Vico Noce. Un progetto che rompe i confini tradizionali dello spazio espositivo e fa dell’arte una presenza viva, quotidiana, capace di dialogare con contesti diversi e pubblici differenti.
Si è parlato anche di futuro, e non come esercizio retorico ma come orizzonte concreto. Nuove opere, nuove presentazioni, un continuo ricambio all’interno della galleria che riflette un’idea dinamica dell’arte: nulla è statico, nulla è definitivo, ogni esposizione è un passaggio, una tappa di un percorso in divenire. In questo flusso continuo si inserisce l’appuntamento del 26 febbraio, che rappresenterà un momento particolarmente significativo grazie alla presenza del Prefetto di Benevento, segno di un’attenzione istituzionale che riconosce il valore culturale e sociale di quanto costruito finora.
L’atmosfera che ha attraversato l’intero incontro è stata profondamente emozionante, ma mai compiaciuta. C’era passione, certo, ma anche rigore; entusiasmo, ma accompagnato da una lucida consapevolezza del lavoro che ancora attende questi artisti. È questo equilibrio, forse, la vera forza del progetto: la capacità di tenere insieme poesia e professionalità, visione e concretezza.
Alla fine della serata, uscendo da quello scrigno nascosto tra i vicoli di Benevento, restava una sensazione chiara: quando una comunità artistica decide di credere davvero in se stessa, l’arte smette di essere ornamento e diventa destino. E il Sannio, ancora una volta, dimostra di saper parlare un linguaggio universale partendo dalla profondità delle proprie radici.
ph Giuseppe Chiusolo

