Dopo oltre due decenni di rinvii, contenziosi e promesse mancate, il Consiglio comunale di Benevento ha finalmente segnato un punto di svolta sulla sorte di piazza Duomo. Con venti voti favorevoli – tra cui il sorprendente sì del consigliere di opposizione Vizzi Sguera – e il resto della minoranza astenuta, è stata approvata la variante allo strumento urbanistico che sblocca la riqualificazione dell’area antistante la Cattedrale. Un passaggio amministrativo cruciale, che sanifica le criticità giudiziarie emerse dal TAR Campania e dal Consiglio di Stato, e apre la strada a un intervento atteso sin dai primi anni Duemila.La storia di piazza Duomo è un paradigma delle “incompiute beneventane”, quelle ferite urbane che simboleggiano l’incapacità cronica della politica locale di trasformare visioni in realtà. Tutto inizia intorno al 2000, con un primo progetto di pedonalizzazione e valorizzazione che si arena su ricorsi di privati e associazioni, bocciati in primo grado dal TAR nel 2005 per vizi procedurali nella variante urbanistica. Il Consiglio di Stato conferma le criticità nel 2008, imponendo una riprogrammazione che slitta i cantieri sine die. Negli anni successivi, tra Amministrazioni comunali alternatesi – da Del Basso De Caro a Mastella, fino a Ciccone – si susseguono varianti parziali, bandi deserti e fondi regionali svaniti, lasciando l’area come un rudere sospeso tra sacro e profano: la Cattedrale maestosa a fare da sfondo a un sagrato degradato, simbolo di un centro storico che invecchia senza rigenerarsi.Il turning point arriva con il bando “Italia City Branding” della Presidenza del Consiglio, che seleziona Benevento tra le città da rilanciare turisticamente. Il finanziamento per la progettazione – circa 200mila euro – ha permesso di redigere un piano definitivo, integrato dalla procedura regionale per sanare i contenziosi. L’assessore ai Lavori Pubblici Mario Pasquariello lo ha definito “un bel passaggio”, ringraziando persino l’opposizione per il contributo dialettico. E ha ragione: il voto trasversale è un raro segnale di maturità politica in una città spesso divisa da logomachie ideologiche.Ma l’ottimismo va dosato con realismo. Il vero banco di prova è il reperimento dei fondi per l’esecuzione: Pasquariello evoca un project financing, meccanismo che potrebbe coinvolgere privati per completare la struttura, stimata in oltre 5 milioni di euro tra pavimentazione, arredi, illuminazione e accessibilità. Qui emerge la grana dell’edificio privato adiacente, un rudere che incombe sull’area e richiede un contemperamento tra interesse pubblico e diritti acquisiti. L’Amministrazione si dice pronta, ma la storia insegna che simili equilibrismi – vedi i casi di piazza Orsini o del Rione Ferrovia – finiscono spesso in nuove liti giudiziarie.Da giornalista che ha seguito le vicende sannite per anni, vedo in piazza Duomo non solo un’opera pubblica, ma un’opportunità strategica per Benevento. Riqualificarla significherebbe ridare centralità al Duomo UNESCO, integrarlo nei flussi turistici del Sannio (da Telese alle masserie irpine) e contrastare lo spopolamento del centro storico, dove i residenti calano del 2% annuo. Immaginate un sagrato pedonale con vista sul Sabato, eventi culturali serali e connettività con il nuovo polo museale: potrebbe essere il motore di un “city branding” autentico, non solo enunciazioni.L’appello è chiaro: la maggioranza guidata dal sindaco Ciccone ha fatto il suo dovere amministrativo, ora serve un patto città-istituzioni per i fondi. Priorità al project financing trasparente, con gara europea e garanzie anticorruzione; coinvolgimento della Curia per le funzioni religiose; e un forum pubblico con cittadini e operatori per definire usi polivalenti. Altrimenti, rischiamo di aggiungere un altro capitolo alla saga delle incompiute, mentre Napoli e Avellino procedono spedite nelle loro rigenerazioni.Benevento merita di chiudere questo capitolo. Piazza Duomo non è solo pietre da rimettere a posto: è il cuore pulsante di una città che reclama futuro.
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