Nel lessico della politica locale gli “incontri istituzionali” rischiano spesso di restare formule di rito, buone per una fotografia e per un comunicato. Quello avvenuto il 30 gennaio tra il consigliere regionale Pellegrino Mastella e la rettrice dell’Università del Sannio, Maria Moreno, merita invece una lettura più attenta, perché si colloca in un momento delicato per Benevento e per l’intero Sannio, sospesi tra marginalità strutturale e ambizioni di rilancio.
Il cuore del confronto , trasporti universitari e potenziamento del corso di laurea in Medicina , non è casuale. Tocca due nervi scoperti del territorio. Da un lato, la mobilità studentesca resta uno dei principali fattori di penalizzazione per un Ateneo che vive su un bacino provinciale e interprovinciale fragile, con collegamenti carenti e tempi di percorrenza spesso incompatibili con una frequenza regolare. Dall’altro, Medicina rappresenta molto più di un corso di laurea: è un presidio strategico che intreccia formazione, sanità pubblica, attrattività territoriale e contrasto allo spopolamento giovanile.
In questo senso, l’incontro segnala un tentativo , ancora embrionale , di riallineare le politiche regionali con una visione di sviluppo che riconosca all’università un ruolo non accessorio ma strutturale. Nel Sannio, infatti, il tema non è solo “avere” un Ateneo, ma metterlo nelle condizioni di incidere realmente sul tessuto economico e sociale. Senza servizi adeguati, senza un’offerta formativa competitiva e senza un collegamento stabile con il sistema sanitario e produttivo, l’università rischia di restare un’isola, più simbolica che trasformativa.
Dal punto di vista politico, la presenza di un consigliere regionale a Palazzo Ateneo è un segnale di attenzione che va però misurato sui fatti. La Regione Campania detiene leve decisive in materia di trasporti, programmazione sanitaria e finanziamenti strutturali. Parlare di sinergia significa assumersi una responsabilità precisa: tradurre il dialogo in atti amministrativi, risorse dedicate e scelte coerenti. Altrimenti il rischio è quello di un’interlocuzione che si esaurisce nella buona volontà, senza incidere sulle asimmetrie che penalizzano le aree interne rispetto ai grandi poli metropolitani.
Sul piano sociale, l’incontro intercetta una domanda diffusa: quella di un territorio che chiede opportunità per i giovani, servizi efficienti e una prospettiva di futuro che non passi necessariamente per l’emigrazione. Un’università capace di trattenere talenti e attrarne di nuovi non è solo un motore economico, ma un presidio culturale e civile. È il luogo in cui si forma una classe dirigente consapevole, radicata e meno incline ad abbandonare il territorio.
La sfida, dunque, è tutta qui: fare in modo che il dialogo tra istituzioni non resti autoreferenziale, ma si apra alla comunità, agli studenti, ai docenti, al sistema sanitario e produttivo locale. Il Sannio non ha bisogno di annunci, ma di una strategia di medio-lungo periodo che riconosca nell’Università degli Studi del Sannio uno dei pilastri del proprio sviluppo.
Se l’incontro del 30 gennaio sarà ricordato come l’inizio di questo percorso o come l’ennesima occasione mancata dipenderà dalla capacità della politica regionale di passare dalle parole ai fatti. In un territorio abituato a promesse disattese, la credibilità si misura solo così.
