“Il cinema è un’invenzione senza futuro.”
— Louis Lumière
Eppure, se i fratelli Lumière avessero potuto attraversare un maggio italiano del 2025, sulle rive di Bellaria-Igea Marina, si sarebbero ricreduti. Perché qui, in questa cittadina romagnola affacciata sull’Adriatico, il cinema non solo ha un futuro: ha un’anima, una visione, un’identità. Il Bellaria Film Festival, giunto alla sua 43ª edizione, è una delle poche roccaforti in Italia in cui il cinema resta davvero cinema: libero, riflessivo, coraggioso, cinefilo.
Fondato nel 1983 come “Anteprima per il cinema indipendente italiano”, il festival è sempre stato una fucina di linguaggi sperimentali, forme brevi, opere audaci e registi in cerca di verità. Nomi come Morando Morandini ed Enrico Ghezzi hanno contribuito a forgiare l’identità di un festival che non cerca la ribalta delle luci, ma il chiaroscuro delle idee. Oggi, sotto la direzione di Daniela Persico, Bellaria è più che mai fedele alla sua vocazione: un luogo per chi ama il cinema non come intrattenimento, ma come atto di conoscenza.
Una marea risale gentile
Il tema scelto per l’edizione 2025, “Una marea risale gentile”, racconta già tutto: un’idea di resistenza morbida, un’energia femminile e fluida che si oppone alle derive standardizzate. Quasi il 70% delle opere in concorso è stato diretto da donne, e la retrospettiva “Le avventurose” ha restituito visibilità alle cineaste che hanno attraversato il festival con forza e visione.
Bellaria non è solo proiezioni: è anche incontro, dialogo e industria. Con panel, masterclass e il nuovo polo BFF Industry, il festival si conferma un vero crocevia per la formazione e la produzione cinematografica indipendente.
I premi del BFF43: quando vince l’originalità
Tra i premi più importanti, spicca quello a Maura Delpero per Vermiglio, film già premiato a Venezia, che continua a incantare per profondità e rigore.
Il Premio Casa Rossa per il miglior film italiano è andato a Real di Adele Tulli, che indaga i confini tra reale e virtuale con sguardo lucido e poetico.
La menzione speciale è andata invece a Come la notte di Liryc Dela Cruz, film intimo e toccante sulla comunità filippina in Italia.
Il Premio Internazionale ha celebrato Monólogo Colectivo di Jessica Sarah Rinland, un viaggio sensibile e ambientale tra gli zoo argentini.
Menzione internazionale a New Dawn Fades di Gürcan Keltek, intenso film sul disagio mentale.
Così com’è: la sorpresa più bella
Ma il film che ha davvero toccato le corde più profonde del pubblico e della giuria è stato Così com’è, di Antonello Scarpelli, vincitore del Concorso Gabbiano e del Premio Distribuzione MYmovies.
Racconta, con uno stile asciutto e poetico, il momento in cui Emilia comunica al marito e al figlio la sua diagnosi di Alzheimer. Un dramma silenzioso, domestico, intimo. Un film che conquista non con effetti o parole altisonanti, ma con silenziose verità, pudore e una struggente tenerezza. Una vera perla: inconsueta, bellissima, necessaria.
Un festival davvero cinefilo
In un panorama italiano spesso dominato da eventi patinati e sfilate istituzionali, il Bellaria Film Festival si distingue come uno dei pochissimi festival realmente cinefili del nostro Paese. Molto meglio, per profondità di visione e coerenza artistica, dei più celebrati ma spesso senz’anima Festival di Roma, Torino o Taormina, che, pur dotati di budget e visibilità maggiori, raramente riescono a mantenere una linea davvero indipendente e coraggiosa.
Con molti meno mezzi, e praticamente senza glamour, Bellaria continua a coltivare un cuore cinefilo autentico. Un’anima che richiama alla memoria un altro festival ormai scomparso ma indimenticabile per chi lo ha vissuto: Il Roseto Film Festival Opera Prima, ideato e voluto da Tonino Valeri, che fino al 2016 è stato un esempio splendido di dedizione al nuovo cinema d’autore, capace di intercettare giovani talenti e opere di raro respiro poetico. Un festival caduto nell’oblio, ma che condivideva con Bellaria quella stessa vocazione pura e libera, lontana da riflettori e vanità.
Conclusione
Il Bellaria Film Festival 2025 è stato una piccola meraviglia cinefila: ha premiato la gentilezza radicale, l’audacia del punto di vista, la delicatezza narrativa.
Così com’è non è solo un film bello, è un esempio: inconsueto, pieno di cuore, memoria, stordente nella sua semplicità.
Ecco perché Bellaria resta uno dei pochi veri festival per cinefili in Italia: un luogo dove il cinema è ancora pensiero, emozione, scoperta e appartenenza.
Come direbbe Wim Wenders:
“Il cinema è il luogo dove sogni e realtà si incontrano e si fondono.”
A Bellaria questo incontro avviene. Con delicatezza. Con coraggio. Così com’è.
