”La discordia è il più grande male del genere umano, e la tolleranza ne è l’unico rimedio.”
— Voltaire
Il nostro tempo sembra tragicamente intrappolato nel mondo della discordia, un labirinto di polarizzazioni in cui la comprensione reciproca appare come un miraggio lontano. Non si tratta di un fenomeno moderno, bensì di una costante antropologica che accompagna l’essere umano fin dai suoi primi passi coscienti. Per comprendere appieno la natura di questa lacerazione che attraversa la società, la politica e le relazioni interpersonali, è necessario compiere un viaggio a ritroso, scavando nelle radici profonde delle parole e nei miti che gli antichi costruirono per spiegare il caos del mondo.
L’etimo della parola: cuori che si separano
Per capire cosa sia realmente la discordia, dobbiamo interpellare la lingua latina, custode di sensi stratificati. Il termine deriva da discordia, a sua volta composto dal prefisso separativo dis- (che indica divisione, allontanamento, dualità) e dalla radice cor, cordis (il cuore).
- Il significato profondo: Letteralmente, la discordia è la condizione di avere “cuori separati” o “cuori divergenti”.
- Il contrasto con la concordia: Mentre la concordia unisce i cuori in un unico battito armonioso (cum-cordis), la discordia spezza questa sinergia, spingendo le volontà in direzioni opposte e conflittuali.
Nell’antichità, il cuore non era solo l’organo dei sentimenti, ma la sede delle decisioni, del coraggio e dell’intelletto pratico. Dire che una comunità o due individui sono in discordia non significa semplicemente che non sono d’accordo su un’opinione, ma che la loro stessa linfa vitale, il loro centro propulsore, si è diviso, generando una frattura profonda ed emotiva, difficilmente sanabile con la sola logica.
Eris: la dea della discordia e il suo moto infaticabile
Nella mitologia greca, questa forza disaggregante non era un concetto astratto, ma una divinità temuta e rispettata: Eris (la Discordia per i Romani). Sorella e compagna del dio della guerra Ares, Eris è descritta dai poeti classici, in particolare da Omero ed Esiodo, non come un’entità statica, ma come un principio dinamico, costantemente in movimento.
Il “moto” di Eris nell’Iliade
Nel quarto libro dell’Iliade, Omero ci regala un’immagine straordinaria del moto e della crescita della dea sul campo di battaglia:
«All’inizio si leva piccola, ma poi cresce fino a toccare il cielo con la testa, mentre cammina sulla terra.»
Questo passo descrive perfettamente la natura del conflitto umano. La discordia non nasce quasi mai gigantesca. Inizia come un sussurro, un malinteso insignificante, una piccola offesa o un moto d’orgoglio (la dea “piccola”). Tuttavia, una volta messo in moto, il suo cammino è inarrestabile: si nutre di se stessa, si gonfia, si eleva fino a oscurare l’orizzonte (tocca il cielo) e calpesta la razionalità degli omen. Il moto di Eris è un movimento perpetuo di espansione e contagio.
Il pomodoro della discordia: il mito fondativo
L’episodio più celebre legato alla dea è senza dubbio il suo intervento alle nozze di Peleo e Teti. Esclusa dal banchetto per evitare che portasse scompiglio, Eris mise in atto la sua vendetta attraverso un moto sottile e psicologico: lanciò sulla tavola una mela d’oro con l’iscrizione “Alla più bella”.
Non ci fu bisogno di violenza fisica da parte della dea. Il suo moto fu quello di instillare il dubbio e la vanità tra le tre dee più potenti dell’Olimpo: Era, Atena e Afrodite. Quel singolo gesto, apparentemente innocuo, scatenò una catena di eventi (il giudizio di Paride, il rapimento di Elena) che portò alla distruzione di Troia. La discordia agisce così: muove le leve dell’ego e dell’orgoglio, lasciando che siano gli uomini (o gli dei) a distruggersi da soli.
Le due facce della discordia: l’intuizione di Esiodo
Se Omero dipinge la Discordia come una furia distruttiva, Esiodo, nelle sue Opere e giorni, introduce una distinzione filosofica fondamentale che getta una luce nuova sul nostro mondo contemporaneo. Esiodo afferma che non esiste una sola Eris, ma due varianti ben distinte.
La prima è la Eris malvagia, che si nutre di guerra e contesa. Questa forza favorisce i conflitti crudeli, il contenzioso giudiziario sterile e la pura distruzione materiale e morale. Gode del pianto e della sofferenza, divide le famiglie e riduce le città in macerie attraverso il rancore cieco.
La seconda è la Eris benevola, che si manifesta attraverso l’emulazione e la crescita. Questa energia positiva alimenta la sana competizione, il desiderio interiore di migliorarsi e l’operosità. È la forza che spinge un artigiano a superare l’artigiano o un vicino a emulare il vicino nel benessere e nella cura della propria terra. Diventa così lo stimolo primordiale del progresso umano, della scienza e della creatività.
Questa intuizione esiodea ci ricorda che il conflitto, di per sé, è una forza motrice della realtà. Senza una dose di opposizione, il mondo cadrebbe in una stasi piatta e sterile. Il problema sorge quando il moto della discordia perde la sua spinta costruttiva e devia verso la distruzione dell’altro.
Il mondo moderno: la rete come amplificatore di Eris
Oggi viviamo immersi in un’eco globale di quella mela d’oro. I moderni mezzi di comunicazione, i social network e le arene politiche sembrano progettati appositamente per assecondare il moto geometrico della discordia descritto da Omero.
Un algoritmo che premia l’indignazione e la polarizzazione è l’esatta traduzione tecnologica del cammino di Eris: una scintilla (un post, un tweet, un video fuori contesto) nasce piccola nel mare del web, ma in pochissimi minuti cresce, si gonfia attraverso le condivisioni e le faziosità, fino a diventare una tempesta mediatica che monopolizza l’attenzione pubblica e divide la società in fazioni nemiche. I cuori si separano (dis-cordia) non più su base geografica, ma ideologica, creando tribù digitali incapaci di comunicare.
Conclusione: ritrovare il centro
Uscire dal mondo della discordia non significa annullare le differenze o pretendere un’impossibile uniformità di pensiero. L’unanimità forzata è spesso il preludio della tirannia. La sfida, come suggeriva Voltaire nella citazione in apertura, risiede nella tolleranza e nella capacità di canalizzare il moto di Eris verso la sua forma benevola.
Riconoscere l’etimo della discordia significa comprendere che la guarigione non passa attraverso la vittoria totale su un nemico, ma attraverso il riavvicinamento dei cuori. Solo accettando la complessità dell’altro e trasformando la contesa distruttiva in un dialogo dialettico potremo evitare che la mela d’oro della dea continui a incendiare le nostre personali Troia quotidiane.
Ph : OPERA DEL MAESTRO ALFREDO VERDILE ‘Resti di volo’
