Chiamarla incompetenza è comodo e falso. La spiegazione più usata contro i tagli, cioè che il governo sia inetto e non sappia far di conto o gestire la scuola, è una critica troppo facile.
E’ comodo perché dà al lettore una colpa semplice da attribuire (sono incapaci) e al governo una via d’uscita E’ falso perché il taglio è stato fatto con piena lucidità: i conti tornano, le procedure sono corrette, nessuno ha sbagliato niente.
Il taglio all’organico scolastico è formalmente ineccepibile: si riducono i posti dove calano gli alunni, il conto torna, nessun funzionario rischia nulla.
Non è un errore.
È una convenienza.
In un Paese che invecchia, la scuola è l’unica grande voce di spesa pubblica i cui beneficiari non votano. Un bambino di prima elementare non va alle urne; i suoi genitori votano, ma in un elettorato dove pesano di più gli over 60; gli insegnanti sono una categoria che si divide e si placa con poco.
La spesa che si vede, pensioni e bonus, premia chi è già dentro il corpo elettorale. La spesa che rende tra vent’anni non premia nessuno oggi.
Il governo non sbaglia: sceglie.
Taglia dove non perde voti e lo annuncia in linguaggio contabile, perché la contabilità è il modo più elegante di non rivendicare una scelta..
La denatalità era un regalo. Meno bambini significava poterli seguire uno per uno: classi abitabili, tempo pieno, sostegno dato a persone e non a pratiche. Era l’unica finestra in cui l’Italia poteva finalmente permettersi la scuola che non ha mai avuto. L’ha trasformata in un alibi. Un dividendo demografico convertito in cassa invece che in qualità: questo è il vero taglio.
Il risparmio è reale, ma non è di chi lo paga. Lo pagheranno i contribuenti di domani: meno competenze, meno produttività, più spesa sociale a rincorrere i danni, e una generazione più piccola chiamata a mantenerne una più grande. Chi incassa oggi non vedrà mai il conto. Chi lo vedrà non ha ancora sei anni.
Una decisione di rappresentanza travestita da necessità tecnica, così che nessuno debba risponderne. Ma c’è un nome per chi risparmia sulle persone che non possono protestare, e non è rigore. Si chiama codardia. Una classe dirigente che sottrae il futuro a chi non ha voce, per non scontentare chi ce l’ha, non governa un Paese: lo liquida.
E dice già, con precisione, che Paese siamo.
Ph pixabay senza royality
