Sabato, nella sala Vergineo, andrà in scena il paradosso. Un matrimonio all’italiana: Pasquale Viespoli e Umberto Del Basso De Caro insieme per tracciare il futuro di questa città? Forse farebbero meglio a ripercorrerne il passato e a fare i conti con le ombre che lo attraversano. Lo scrive Ambner De Japinis ex amministratore della Città di Benevento.
In politica tutto può succedere. Ma cosa c’entra Viespoli con Del Basso De Caro? Oggi è peggio di ieri? O ieri era peggio di oggi? La domanda è un’altra: coloro che, secondo questa lettura politica, hanno contribuito a lasciare la città senza lavoro, senza speranze e senza futuro per i giovani si incontrano oggi per indicarne la strada?
Sabato non spiegheranno il futuro, perché il futuro, forse, non lo hanno mai davvero compreso. Se avessero rispetto per la città, l’unico gesto autenticamente politico sarebbe uno solo: fare un passo indietro e lasciare spazio a nuove energie.
Per anni sono stati lì. Non ai margini, ma al centro della scena politica. Hanno avuto a disposizione tutto ciò che la politica può offrire in una realtà provinciale. E quale città ci hanno restituito? Una città che, nella mia valutazione, paga un prezzo altissimo in termini di opportunità di lavoro e di fuga dei giovani. Questo è il bilancio politico che oggi andrebbe discusso, senza scorciatoie e senza autoassoluzioni.
Ecco il paradosso: chi ha occupato per anni posizioni di primo piano nella vita politica cittadina oggi si propone di indicare la strada per uscirne dal declino.
Sabato non andrà in scena il futuro, ma la rappresentazione di un passato che continua a riproporsi. Benevento non ha bisogno di essere ridisegnata da chi è già stato protagonista della sua storia politica; ha bisogno, piuttosto, che si faccia finalmente spazio a una stagione nuova. Una stagione fatta di persone semplici, oneste, competenti e capaci di guardare lontano. Una città non può essere terreno di conquista permanente né proprietà esclusiva di gruppi e personalità che si alternano sulla scena senza lasciare spazio al cambiamento.
Che cosa dovrebbero spiegare sabato? Il declino? E come potrebbero farlo senza interrogarsi sulle responsabilità politiche di chi ne è stato parte? Forse è arrivato il momento di cambiare prospettiva, di spostare il baricentro del dibattito e di restituire alla città la possibilità di scegliere strade diverse.
Dunque, sabato, nella sala Vergineo, andrà in scena il futuro o il passato?
Il futuro non si disegna soltanto a parole: si costruisce, si rende possibile e, soprattutto, si libera dagli schemi che lo tengono prigioniero. Per farlo, occorre anche avere il coraggio di superare chi, per decenni, ha occupato la scena politica.
Benevento non ha bisogno di sedicenti disegnatori del futuro, ma di persone capaci di tradurre la complessità dei problemi in soluzioni concrete e comprensibili. Oggi una parte della sinistra prova a presentarsi come novità, ma una novità non può essere costruita con le stesse logiche di ieri. Non ci si può proporre come alternativa se dietro le quinte continua a muoversi la stessa regia.
Sabato, nella sala Vergineo, si celebrerà l’iniziativa «Invertire il declino». Sarebbe forse più onesto chiamarla «Raccontare il declino», mettendo al centro anche le responsabilità e il ruolo dei suoi stessi protagonisti.
E così, in quella che rischia di trasformarsi nell’ennesima rappresentazione di un piccolo teatro di provincia, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di salire sul palco, riconoscere ciò che non ha funzionato e, almeno politicamente, farsi da parte.
Perché il futuro di Benevento non può essere l’ennesima replica del suo passato.
La città merita di più – conclude Ambner De Japinis ex amministratore della Città di Benevento.

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