Di Carlo di Stanislao 

​«Non si può fare profitti sacrificando la vita, la salute e la sicurezza delle persone. Quando la logica del guadagno prevale sulla tutela umana, l’industria smette di produrre ricchezza ed inizia a produrre solo devastazione.»

— Papa Francesco

 

​Non c’è più alcuna maschera di “strategicità nazionale” né l’ennesima scusa dello “scudo penale” a proteggere la dirigenza che dal 2019 al 2025 ha guidato i cancelli dell’ex Ilva di Taranto. Il verdetto della Procura della Repubblica di Taranto arriva come una scure affilata su anni di gestione cinica: rinvio a giudizio per 20 dirigenti aziendali, chiamati a rispondere di aver coscientemente sottomesso la sicurezza dei lavoratori e la salute di un’intera città sull’altare del massimo profitto.

​La ricostruzione contesta anni di condotte in cui il piano di tutela ambientale e l’adeguamento degli impianti sono stati trasformati in meri costi da tagliare. Tra le maglie dei reparti a caldo e delle linee di produzione, la sicurezza non è stata un principio programmatico, ma un intralcio burocratico da eludere per non rallentare i ritmi di produzione.

​La contabilità del cinismo

​I faldoni depositati dai magistrati raccontano una storia di cinica contabilità aziendale. Tra il 2019 e il 2025, mentre la città continuava a contare l’incidenza di patologie respiratorie ed ematologiche nei quartieri a ridosso delle cokerie, i vertici aziendali rinviavano manutenzioni cruciali, ignoravano i segnali d’allarme sui macchinari logorati e stringevano i cordoni della borsa sull’adeguamento dei sistemi anti-inquinamento.

​L’impostazione accusatoria è impietosa:

  • ​Fondi dirottati e tagliati: Gli investimenti destinati alla messa in sicurezza degli ambienti di lavoro sono stati sistematicamente prosciugati o posticipati.
  • ​Profitto a tutti i costi: La priorità assoluta è rimasta il mantenimento dei volumi di produzione, a costo di esporre la maestranza a rischi infortunistici inaccettabili.
  • ​Disprezzo della vita umana: La salute degli operai e della comunità jonica è stata trattata alla stregua di una variabile di scarto nel bilancio d’esercizio.

​Una ferita che esige giustizia

​Taranto ha già pagato un tributo inaccettabile di vite umane, sofferenze e diritti negati in nome di un ricatto occupazionale illegittimo. La decisione della magistratura rappresenta un atto dovuto verso chi tra quei fumi ha perso la vita, la salute o il proprio futuro.

​Questo rinvio a giudizio invia un messaggio inequivocabile al mondo industriale: nessun organigramma aziendale o titolo manageriale costituisce un’immunità dal codice penale quando si baratta la pelle dei lavoratori e dei cittadini con il margine di profitto. Il processo che si aprirà non sarà soltanto il giudizio sulle responsabilità dei singoli venti imputati, ma il processo a un intero modello gestionale che ha considerato l’essere umano sacrificabile.

Ph wikipedia

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