“Il neuroscienziato cognitivo Jared Cooney Horvath ha dichiarato in una testimonianza davanti al Senato degli Stati Uniti (nel febbraio 2026) che la Generazione Z potrebbe essere la prima nella storia moderna a mostrare un calo delle capacità cognitive e del QI rispetto ai propri genitori (i Millennial), nonostante trascorra più anni in istruzione formale”.
Tre sono le condizioni critiche in cui può trovarsi qualunque popolo: mancare di mezzi sufficienti, di uomini capaci o di habitat a misura d’uomo.
Per millenni, persino l’Occidente progredito ha sofferto di carenza di mezzi; poi ha risolto “alla grande” quel problema, ed è precipitato nella carestia opposta: oggi manca di uomini qualificati, di autisti capaci di fare dei mezzi disponibili un uso onesto, socialmente produttivo ed ecocompatibile.
La scuola non riesce ad adeguare la formazione dei popoli, alla caotica e accelerata complessità dei mezzi; e il rischio che di essi si faccia un uso fallimentare o ecocida è sempre incombente.
Tutto ciò finisce per ridicolizzare il sapere di milioni di laureati, persino specializzati, che alle prese con la cervellotica tecnologia di ultima generazione sono praticamente analfabeti.
Immaginate come vivono milioni di persone con una cultura acquisita trenta, quaranta o cinquantanni prima, ma condannati a fare uso della complessità tecnologica che gli si cambia sotto il naso e li condanna a fare danni a se stessi, alla collettività, allo stato, alla natura.
Temo, e vorrei proprio sbagliarmi, che la causa scatenante dei problemi attuali di qualunque Popolo, sia l’ASINCRONISMO: l’incapacità di adattare e adeguare l’intelligenza dei popoli, alla velocità e complessità dello sviluppo tecnologico che in alcuni campi è una autentica benedizione, ma in molti, anzi in troppi, rasenta la follia criminale; e
ancora peggio, l’incapacità di rendere cultura, tecnologia e finanza reciprocamente complementari ed ecocompatibili, per servire i popoli invece di asservirli.
Ora provate a domandarvi, ma una classe politica che si trova a governare un popolo inadeguato a reggere alla accelerazione del progresso, come può liberarlo dal paradosso del mondo della cultura, lanciato nella progettazione e produzione di mezzi spacca cervello, ma lento nella formazione di uomini capaci di usarli, tanto da condannarli, quando tutto va da dio, ad un uso disonesto, fallimentare o peggio ecocida e criminale?
Se uomini e mezzi non vengono resi reciprocamente complementari, produttivi ed ecocompatibili, ciò che si spende in istruzione e tecnologia è buttato dalla finestra: genera un nubifragio di danni, fallimenti, meno tasse e più debito pubblico per lo Stato. Solo profitti astronomici per industriali e banchieri.
Questa situazione patologica di crescente impoverimento, viene imputata ai politici e soprattutto al premier, ormai ritenuto omniresponsabile di qualunque colore sia, comunista o fascista.
E di conseguenza istiga le fasce sociali in difficoltà a ribellarsi per svegliare politica e governo.
Quando invece la sveglia andrebbe messa al mondo della cultura irresponsabile, alle multinazionali rapaci e alla finanza strozzina, che hanno seppellito di problemi la politica mondiale, per asservirla ai loro ”pulitissimi interessi”.
Condannandola a mettere riparo “ai miracoli alla rovescia del progresso”: ai danni sociali e ambientali apocalittici e inarrestabili; al calo della produttività e dei tributi; e alla crescita del debito pubblico impagabile; dissanguando i piccoli contribuenti, e scatenando barbaramente guerre e crimini contro l’umanità.
Se cultura, mercato e finanza non sono in grado di cambiare passo; pensare che un simile miracolo possa farlo la politica, è a dir poco puerile.
Franco Luceri
Commento di
Prof. Carlo Di Stanislao:
«Un’epoca che ha fretta di correre non ha il tempo di pensare», sosteneva Ennio Flaiano.
Mai citazione fu più calzante per descrivere la vertigine dell’asincronismo contemporaneo, in cui la tecnologia sfreccia a ritmi frenetici mentre la formazione umana e culturale resta tragicamente indietro. Il risultato è un’analfabetizzazione di ritorno, un’inadeguatezza diffusa che genera danni ambientali, sociali ed economici, riducendo le competenze a un simulacro inutilizzabile.
​Attribuire ogni responsabilità alla sola classe politica significa però cadere in un inganno puerile. I governanti sono oggi ridotti a meri “reggicoda” di un sistema guidato dall’irresponsabilità del mondo accademico, dalla rapacità delle multinazionali e dalla morsa della finanza speculativa. Senza una cultura davvero integrata e sostenibile, la politica è condannata a gestire le macerie di un progresso cieco.

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