Dopo l’inchiesta di TVSette e de L’Eco del Sannio la redazione è stata sommersa di telefonate: patenti ritirate a settantenni che devono accompagnare figli a scuola e assistere familiari malati. La legge prevede un permesso di guida di tre ore al giorno. Nessuno lo comunica. Al Comandante chiediamo: c’è buon senso, o solo manette esibite e copricapo dimenticato?
di Daniela Piesco Direttore Responsabile
Dopo l’apertura della nostra inchiesta, in redazione sono arrivate numerose segnalazioni di cittadini beneventani , in gran parte anziani , ai quali era stata ritirata la patente per una violazione del Codice della Strada. Non chiedevano sconti. Chiedevano una cosa sola: come faccio, adesso, ad accompagnare mia figlia a scuola e ad accudire mia madre malata?
Molti di loro non sapevano che la domanda avesse una risposta. Noi gliel’abbiamo data: siamo stati la loro segreteria, il loro tutor, l’unico sportello che hanno trovato aperto. Abbiamo spiegato a ciascuno che esiste un istituto che si chiama permesso orario di guida.
La norma che nessuno comunica
L’art. 218, comma 2, del Codice della Strada consente al conducente cui sia stata sospesa la patente di chiedere al Prefetto , entro quindici giorni dal ritiro , l’autorizzazione a guidare in fasce orarie predeterminate, per non più di tre ore al giorno.
Non solo per andare al lavoro. La previsione si estende espressamente a chi si trova in una situazione che dà diritto alle agevolazioni dell’art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104: cioè a chi assiste un familiare con disabilità. Le Prefetture hanno persino un modulo dedicato, da corredare con lo stato di famiglia e la documentazione sanitaria. Se il permesso viene accordato, la sospensione si allunga di due volte le ore autorizzate , ma nessuno resta chiuso in casa. E poiché l’uso del telefono alla guida è illecito amministrativo, non reato, il permesso è astrattamente concedibile anche in questo caso.
Il punto esatto, che va detto per correttezza
Nessuna norma impone all’agente che ritira una patente di informare il cittadino di questa possibilità. Lo scriviamo con chiarezza, perché è vero: chi legge questa pagina non deve credere di trovarsi davanti a un illecito. Non c’è alcun obbligo violato. Non c’è alcuna legge disattesa.
Ed è esattamente questo il problema.
Perché un diritto che nessuno ti dice di avere è un diritto che non hai. Il verbale viene consegnato, la patente ritirata, il conto alla rovescia avviato: e quel termine di quindici giorni, perentorio, si consuma in silenzio. Per un settantenne che non naviga su internet e non conosce le circolari delle Prefetture, il permesso orario di guida non è una possibilità: è una parola che non ha mai sentito. E non è il Comandante a decidere se la merita. È il caso a decidere, per lui: nessuno gliel’ha detto.
Vorremmo essere più eleganti, ma una cosa va detta come sta: non è la legge a lasciare soli gli anziani. È il silenzio di chi applica la legge.
Le domande al Comandante
Non accusiamo nessuno e non chiediamo privilegi. Chiediamo tre risposte, e le chiediamo al Comandante della Polizia Locale di Benevento:
1. Quando un agente ritira la patente, riceve istruzioni di informare il cittadino dell’esistenza del permesso orario di guida di cui all’art. 218, comma 2, del Codice della Strada?
2. Se sì, come si spiega che, dopo un’inchiesta pubblica, la redazione di questa testata sia stata l’unica a spiegarlo a decine di cittadini che non ne sapevano nulla?
3. E se la risposta è no: per quale motivo l’informazione più utile , quella che evita a un anziano di restare senza patente sotto casa con un familiare malato da assistere , è l’unica che, a Benevento, non si fornisce?
Il minimo
Su un punto siamo disposti a essere noiosi: la sanzione si applica, e va applicata. Chi guida con il telefono in mano va fermato, qualunque età abbia, qualunque giornale diriga. Nessuno ha chiesto e nessuno chiederà un trattamento di favore.
Ma un Corpo che esibisce con disinvoltura manette e pistola, e che dimentica a casa il copricapo che il regolamento regionale gli impone, e che ritira a un anziano la patente senza spendere dieci secondi per dirgli che esiste il modo di continuare a occuparsi di sua figlia , quel Corpo ha smarrito la misura del proprio ruolo.
La divisa serve a dare un riferimento ai cittadini. Non a ricordargli che sono soli.
Dieci secondi di informazione. Tanto costava.
Buon senso o manette? Al Comandante l’ultima parola. Queste colonne restano aperte per la sua replica.
Riquadro : Cosa può chiedere il cittadino, in 15 giorni
1. Permesso orario di guida al Prefetto, via PEC, entro 15 giorni dal ritiro: giorni e fasce orarie richiesti, max 3 ore al giorno.
2. Per assistenza a familiare con disabilità: stato di famiglia + documentazione ex L. 104/1992 e un modulo dedicato.
3. Se il permesso viene autorizzato, la sospensione si allunga (due volte le ore autorizzate); guidare fuori dalle fasce autorizzate fa scattare anche la revoca della patente (art. 218, c. 6).
