Un passo avanti per i piccoli Comuni, ma con la necessità di apportare alcune modifiche nel corso dell’iter parlamentare. È il giudizio espresso dall’ANPCI, l’Associazione Nazionale che riunisce i Comuni italiani fino a 5.000 abitanti, sul decreto-legge n. 144 del 7 agosto 2026, dedicato alla funzionalità della Pubblica amministrazione, degli enti territoriali e alla protezione civile.
La posizione dell’Associazione è stata illustrata nell’audizione informale davanti alle Commissioni riunite V e VIII della Camera dei Deputati dalla presidente nazionale Franca Biglio e dal presidente regionale della Campania Zaccaria Spina. Un confronto che ha riportato al centro dell’attenzione le difficoltà quotidiane dei piccoli enti e, in particolare, quelle delle amministrazioni delle aree interne e dei territori più periferici della Campania.
Tra gli aspetti considerati più positivi c’è il superamento dei vecchi vincoli alla spesa per il personale, legati alle annualità 2011-2013. Il nuovo sistema, maggiormente ancorato alla sostenibilità finanziaria dei bilanci e alla capacità assunzionale effettiva, potrebbe restituire margini di manovra a Comuni che da anni si trovano a gestire uffici con organici ridotti all’osso.
È una questione particolarmente sentita anche in Campania, dove la carenza di personale rappresenta spesso uno dei principali ostacoli alla piena operatività delle amministrazioni. Il rafforzamento degli organici viene considerato indispensabile per garantire servizi adeguati ai cittadini e per evitare che la ridotta dimensione degli enti si trasformi in una penalizzazione sul piano amministrativo.
Nello stesso quadro si inserisce la questione delle segreterie comunali. Per molti piccoli Comuni, la difficoltà di sostenere i costi del segretario ha finito per diventare un problema strutturale. L’estensione ai Comuni tra 3.001 e 5.000 abitanti della possibilità di utilizzare segretari di fascia C viene quindi considerata un’apertura importante per rendere più semplice l’organizzazione degli enti.
Il giudizio cambia, invece, quando si passa al tema della riscossione coattiva delle entrate tributarie ed extratributarie e al possibile coinvolgimento di AMCO. L’ANPCI guarda con preoccupazione all’ipotesi di rendere obbligatorio il ricorso a un soggetto esterno per un periodo minimo di cinque anni, ritenendo che una simile soluzione possa ridurre in maniera significativa l’autonomia dei Comuni.
Per i piccoli enti, infatti, le difficoltà nella riscossione sono spesso legate più alla mancanza di personale e alla limitata capacità organizzativa che a vere e proprie inefficienze. Una situazione che diventa ancora più complessa nei territori montani e nelle aree interne, dove la frammentazione dei crediti e la distanza dai centri maggiori rendono più difficile l’attività degli uffici.
La richiesta dell’ANPCI è quindi quella di lasciare ai Comuni la possibilità di scegliere. Il ricorso ad AMCO, laddove ritenuto utile, dovrebbe rappresentare uno strumento a disposizione delle amministrazioni e non un obbligo imposto dall’esterno.
Nel corso dell’audizione è stato affrontato anche il tema delle Province. L’ANPCI considera positivamente l’allineamento della durata del Consiglio provinciale con quella del Presidente, ma chiede di intervenire anche sul sistema delle «pesature» dei voti, che continua a incidere sulla rappresentanza dei piccoli Comuni.
Anche su questo fronte, l’Associazione ritiene ormai necessaria una revisione complessiva della legge n. 56 del 2014, alla luce delle difficoltà emerse negli anni e della necessità di garantire un equilibrio maggiore tra le diverse realtà territoriali.
Il tema che, però, attraversa tutte le richieste dell’ANPCI è quello dell’autonomia. I piccoli Comuni, soprattutto quelli delle aree interne della Campania, chiedono di poter disporre di strumenti finanziari più flessibili per affrontare esigenze che spesso non rientrano nei programmi dei bandi pubblici o nelle rigide categorie di spesa previste dalla normativa.
Da qui la proposta di istituire un «Fondo Libero», utilizzabile anche per le spese correnti e destinato agli interventi individuati come prioritari dalle singole amministrazioni. Una misura che, nelle intenzioni dell’Associazione, permetterebbe ai sindaci di rispondere più rapidamente ai bisogni delle comunità, senza dover attendere necessariamente l’apertura di un bando o l’arrivo di una specifica linea di finanziamento.
È su questo terreno che si concentra anche la posizione di Zaccaria Spina, presidente regionale dell’ANPCI Campania, che guarda al provvedimento come a un’opportunità da rafforzare nel passaggio parlamentare.
«Il decreto contiene segnali importanti per i piccoli Comuni, ma adesso è necessario intervenire sulle criticità ancora presenti. Nei territori della Campania, soprattutto nelle aree interne, le amministrazioni continuano a garantire servizi essenziali con organici ridotti e risorse limitate. Servono maggiore autonomia gestionale e una capacità di spesa più flessibile, che permettano ai Comuni di utilizzare le proprie risorse in base alle esigenze reali delle comunità. Il riconoscimento della piena dignità istituzionale dei piccoli Comuni significa anche metterli nelle condizioni di programmare e intervenire con tempestività sui settori strategici per il futuro dei territori».

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