Il 15 gennaio 2026, Alessandro Rosa ha appreso della revoca dell’incarico di assessore all’Ambiente “solo da un comunicato”, giunta in maniera totalmente inattesa il giorno dopo aver comunicato il conseguimento del premio Plastic Free (NTR24) . Un semplice messaggio WhatsApp è stata la notifica finale: “Con oggi si chiude la nostra collaborazione istituzionale” (Ottopagine) , un formato di comunicazione che suona più come una rottura sentimentale via chat che come un atto istituzionale tra rappresentanti pubblici.
Rosa ha definito l’episodio un “omicidio politico gratuito” e una “coltellata a sangue freddo”, avvenuto senza che gli fosse contestato nulla sul piano amministrativo né sulla coerenza politica (NTR24) . Il medico radiologo ha convocato una conferenza stampa all’Hotel Traiano, lo stesso luogo dove nel 2016 aveva organizzato il primo incontro a sostegno di Clemente Mastella (Ottopagine) , scelta simbolicamente non casuale: il cerchio si chiude dove si era aperto, ma in modo drammaticamente opposto.
I risultati amministrativi: quando i premi diventano sentenze
Rosa ha rivendicato di essere “stato l’unico a ricevere finanche emendamenti a favore dall’opposizione per farmi dare più soldi in bilancio da spendere per la città” (Ottopagine) . Durante la conferenza stampa fiume, l’ex assessore ha tracciato un bilancio dettagliato: quindici parchi gioco rinnovati, impianti multimateriale con Asia, apiari urbani, potature programmate, regolamenti sul verde pubblico. Una gestione che gli era valsa, per cinque anni consecutivi, il riconoscimento “Plastic Free” per il Comune di Benevento.
Mastella ha richiamato l’articolo 46 del Testo Unico degli Enti Locali, citando “valutazioni di opportunità politico-amministrativa” e “la necessità di superare divergenze di indirizzo politico-programmatico” (NTR24) , senza però specificare quali fossero tali divergenze. Al posto di Rosa sono entrati Oberdan Picucci all’Ambiente e Giovanna Razzano al Bilancio.

L’ombra del centrodestra: rumors, sospetti e l’onorevole Rubano

Secondo fonti interne a Palazzo Mosti, Mastella avrebbe nutrito forti perplessità sul posizionamento politico di Rosa, percepito come meno allineato con “Noi di Centro”, imputandogli un presunto flirt con ambienti del centrodestra, con voci su possibili ruoli di vertice o candidature a sindaco (NTR24) . Gli sarebbero stati addebitati abboccamenti con il deputato forzista Francesco Maria Rubano, contatti mai provati e sistematicamente smentiti (Il Sannio Quotidiano) .
Il coordinamento cittadino di “Noi di Centro” ha stuzzicato pubblicamente Rubano per un post social di solidarietà a Rosa, insinuando con un brocardo latino che “c’è da scommetterci che l’Onorevole e il Dottore si siano già parlati in qualche occasione” (NTR24) . Rosa ha respinto duramente le accuse: “Pettegolezzi fragili, usati per screditarmi. Un mese e mezzo fa ho fatto campagna elettorale pancia a terra per Pellegrino Mastella, basta guardare i miei social” (NTR24) .
Sui rapporti con l’opposizione, Rosa ha rivendicato il dialogo istituzionale: “Sono amico di persone che militano dall’altra parte, alcuni sono miei pazienti. L’amicizia prescinde dai voti. Non siamo sotto un regime” (NTR24) .

L’asse provinciale: Tomaciello, Picucci e i voti ponderati

Per comprendere il timing della revoca, occorre guardare alle elezioni del Consiglio provinciale di Benevento. Annalisa Tomaciello era candidata nella lista “Benevento Bellissima” che supportava Mastella, insieme a Rosa e Picucci (Anteprima24) . Tomaciello è entrata in Consiglio comunale come subentrata dopo la nomina di assessori, ed è membro della commissione elettorale comunale (il Quaderno) .
Il sistema elettorale provinciale di secondo grado assegna un peso determinante ai consiglieri comunali dei Comuni più grandi. Noi di Centro, il partito di Mastella, si sta preparando alle prossime elezioni provinciali affiancato da “Essere Democratici”, con l’obiettivo di dare solidità alla governance del presidente Nino Lombardi (Corriereirpinia) . Il voto di Tomaciello, come quello di altri consiglieri comunali, diventa quindi strategicamente prezioso nell’aritmetica dei voti ponderati.
L’ingresso di Picucci in giunta al posto di Rosa non è quindi solo un rimpasto tecnico, ma un riassestamento degli equilibri interni in vista di competizioni future, dove ogni singolo voto in Consiglio comunale può spostare seggi alla Provincia.

La verità nascosta: nessun tradimento, solo calcolo politico

Non emerge alcuna prova concreta di un “tradimento” di Rosa verso il centrodestra. Ciò che emerge con chiarezza è una dinamica diversa e più cinica: Mastella ha semplicemente riorganizzato la giunta in funzione delle proprie esigenze politiche post-regionali, dove suo figlio Pellegrino ha ottenuto un risultato plebiscitario con 13.841 voti nella circoscrizione sannita (Today) .
Rosa era stato eletto con 604 preferenze nella lista “Benevento Bellissima” (Il Mattino) , un consenso personale significativo ma non sufficiente a proteggerlo quando è diventato funzionale sacrificarlo per altre strategie. Rosa è il settimo di una serie di amministratori depotenziati o messi da parte negli anni (Il Sannio Quotidiano) , confermando un pattern consolidato di gestione del potere.
La decisione di Mastella è stata tanto politica quanto preventiva: meglio chiudere ora un rapporto ritenuto non più solido, piuttosto che gestire domani una frattura più profonda (NTR24) . La scelta è caduta su Rosa probabilmente perché troppo dinamico, troppo visibile, potenzialmente troppo ambizioso: un profilo che, in altre circostanze politiche, avrebbe potuto risultare scomodo.

In scena solo la retorica della vittima e i giochi del potere

Nella politica italiana locale ognuno recita la propria parte, e la narrazione della “vittima sacrificale” è uno dei copioni più collaudati. Rosa, nel presentarsi come martire dell’ingiustizia mastelliana, sta costruendo una legittimazione per il futuro, preparando il terreno per un eventuale ritorno – magari proprio in quelle vesti di candidato autonomo o in altri schieramenti che oggi nega categoricamente.
Le parole finali della conferenza stampa sono rivelatrici: “Io resto qui, non come ex, ma come cittadino. Farò politica sempre tra la gente e per la gente” (NTR24) . Non è l’addio di chi si ritira, ma l’annuncio di chi si prepara a un nuovo capitolo, magari con maggiore autonomia rispetto al passato.
Il paradosso è che entrambe le narrazioni – quella di Rosa “tradito” e quella di Mastella che “difende la coerenza” – servono interessi politici precisi. Rosa costruisce credibilità personale svincolandosi dall’immagine di “assessore mastelliano”, Mastella dimostra di saper gestire con pugno di ferro la propria coalizione.

L’anatomia del potere locale

La vicenda Rosa non è un omicidio politico, ma un esempio cristallino di come funziona la politica delle piccole città italiane, dove gli equilibri di potere si muovono lungo tre direttrici:

la discrezionalità assoluta: il sindaco può revocare assessori con un WhatsApp, appellandosi a formule giuridiche vaghe come “opportunità politico-amministrativa”, senza obbligo di motivare nel merito.

l’aritmetica dei voti: ogni mossa in giunta comunale va letta in funzione di competizioni più ampie (provinciali, regionali), dove alleanze e nomine si intrecciano in un sistema di scambi continui

la narrazione strategica: ogni attore politico costruisce la propria versione dei fatti non per raccontare “la verità”, ma per posizionarsi al meglio nel prossimo round elettorale.

Rosa probabilmente tornerà sulla scena politica beneventana, forse con una lista civica propria, forse in altri schieramenti. Mastella ha consolidato il controllo sulla propria maggioranza, rafforzando l’asse con Picucci e garantendosi flessibilità per le provinciali. E la città di Benevento, tra premi Plastic Free e rimpasti via WhatsApp, continua a essere teatro di una politica dove il cinismo non è un difetto ma una competenza necessaria.

Non c’è stata nessuna grande ingiustizia, solo il normale funzionamento di un sistema dove la fedeltà vale fino a quando serve, e dove ogni protagonista sa perfettamente di essere sostituibile. La retorica della vittima e quella del tradimento sono solo strumenti retorici di una commedia che si ripete, atto dopo atto, con attori diversi ma copioni identici.

 

pH Wikipedia

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