L’incontro “Giubileo della Speranza: da Kharkiv il racconto di un popolo che resiste” si è rivelato un’esperienza umana e collettiva di grande intensità emotiva e profonda consapevolezza civile. Organizzato presso la sede di Civico22 a Benevento, l’evento ha offerto un’occasione preziosa per avvicinarsi alla drammatica realtà ucraina attraverso le parole e le testimonianze dirette di chi ha vissuto quei giorni a Kharkiv, cuore del conflitto e simbolo di resistenza.
La serata, moderata con equilibrio e sensibilità da Gianrocco Rossetti, ha dato voce a protagonisti di spicco impegnati nel MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, i quali hanno condiviso esperienze, riflessioni e speranze con il pubblico intervenuto. Angelo Moretti, ideatore e strenuo sostenitore del movimento, ha introdotto l’iniziativa sottolineando l’importanza di un’azione concreta e nonviolenta che sappia generare solidarietà oltre i confini e sostenere la ricostruzione morale e materiale di comunità martoriate dalla guerra.
Tra le testimonianze più toccanti della serata, quella di Tetyana Sheshnyak ha rappresentato il filo conduttore emotivo dell’intero incontro. Residente a Benevento da vent’anni, Tetyana ha vissuto sulla propria pelle l’evoluzione di un conflitto che per molti resta solo cronaca da telegiornale. “Per me la guerra è cominciata nel 2014 con le prime bombe sulla mia città, Donetsk”, ha raccontato con voce ferma ma carica di emozione, ricordando quando riuscì a portare in salvo sua madre, oggi al sicuro in Italia con lei.
Di fronte a quella prima ondata di violenza, Tetyana aveva cercato rifugio nell’arte, fondando l’associazione Orbisoftia dedicata al canto beneventano. “Mi sono aggrappata all’arte perché mi sentivo disperata, piccola e impotente di fronte a una tragedia simile”, ha confessato. Ma nel 2022, con l’escalation del conflitto, qualcosa è cambiato irreversibilmente dentro di lei: “Ho capito che è finito per me il silenzio. Anche se la mia voce potrebbe sembrare piccola, non è più piccola, non si può più tacere”.
Dopo vari tentativi di volontariato che non riuscivano a darle la soddisfazione di contribuire concretamente, Tetyana ha trovato nel MEAN la strada giusta. “Solo grazie al Movimento Europeo di Azione Nonviolenta ho trovato quella strada che è riuscita ad alleviare i miei dolori e dare sfogo a tutta la voglia di stare a fianco al mio popolo martoriato”, ha dichiarato, ringraziando Angelo Moretti e tutti gli attivisti che in quattordici missioni hanno visitato varie città ucraine, portando solidarietà tangibile fino a Kharkiv.
Tra gli interventi più commoventi e coinvolgenti, ha spiccato quello di Sara Oliva Moretti, giovane liceale che ha partecipato direttamente al viaggio in Ucraina. Il suo racconto ha offerto una prospettiva fresca e autentica sulla realtà vissuta, mettendo in evidenza la forza della gioventù nel testimoniare e farsi portatrice di speranza in momenti tanto difficili.
Stefano Pescatore, collegato con la duplice veste di avvocato e scout, ha arricchito il dibattito con il suo sguardo particolarmente attento alle dinamiche umane e organizzative di supporto sul campo, dimostrando quanto la solidarietà possa tradursi in gesti concreti da parte di cittadini comuni che scelgono di agire.
L’ex onorevole Roberto Costanzo ha portato invece una riflessione istituzionale e politica, evidenziando l’importanza di un sostegno internazionale coordinato e il ruolo della società civile nel pretendere pace e giustizia. Francesco Moretti ha raccontato le sfide della ricostruzione quotidiana, ponendo l’accento sull’impegno paziente e instancabile necessario per ricreare legami sociali e infrastrutture in un territorio devastato dal conflitto.
Infine, Edoardo Musco ha stimolato una riflessione partecipata sull’urgenza di mantenere viva la memoria delle persone incontrate e delle loro storie, come antidoto alla rassegnazione e all’oblio.
La testimonianza di Tetyana ha incarnato perfettamente il senso profondo dell’iniziativa: la costruzione di ponti umani tra comunità apparentemente lontane ma unite dalla comune aspirazione alla pace e alla dignità. La sua gratitudine verso Benevento, “che adesso ha dato spazio all’ascolto di questa esperienza e di quello che stiamo facendo”, ha sottolineato come anche le città di provincia possano diventare crocevia di solidarietà internazionale e laboratori di cittadinanza attiva.
La serata ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore dei presenti, rafforzando la consapevolezza che la speranza è un’energia vitale che risiede nella capacità di resistere, condividere e costruire comunità solidali oltre la violenza. Questo “Giubileo” è stato più di un evento: è stato un invito a non voltare lo sguardo, a partecipare con responsabilità civile e umana a un processo di pace tanto necessario quanto urgente.
E attraverso la voce di Tetyana Sheshnyak, Benevento ha dimostrato che quando una comunità sceglie di ascoltare, nessuna voce è troppo piccola per fare la differenza.

Ph Rosario Luongo
