Di Antonella Casaburi

 

L’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura alla poetessa e saggista canadese Anne Carson ha
consacrato a Stoccolma una delle voci più colte e originali della contemporaneità, un traguardo che il giornalista e scrittore Leonardo Guzzo ha accolto con
grande piacere ma senza reale stupore, dal momento che «il suo nome era nell’aria già da diversi anni» e questa vittoria rappresenta «la consacrazione di un
percorso comunque eccezionale, a prescindere da qualsiasi riconoscimento».
Leonardo Guzzo ha curato per Biblion edizioni la prima attesissima edizione italiana di “Uomini fuori
servizio”, un testo labirintico, polifonico e sospeso tra saggio, lirica e mito classico, una struttura complessa la cui traduzione ha richiesto la decisione di affidare le pagine a più traduttori affinché esaltassero
la ricchezza testuale «“suonando” ognuno il proprio strumento linguistico, nel modo che più gli è consono, pur nell’ovvio rispetto del testo originario».
Secondo il curatore, tradurre la Carson significa trovare una giusta misura tra le varie energie e intonazioni che percorrono i suoi scritti, rintracciando un equilibrio tra «il canto, l’ironia, l’inventiva, la
solennità, l’asciuttezza».
In passato Guzzo si è dedicato, insieme a Marco Sonzogni, all’opera dell’irlandese Seamus Heaney, un altro Premio Nobel di cui ha tradotto “Lavoro sul campo” e “Eneide, libro VI”.
Gli chiedo se esiste un punto di contatto fra i due autori e Guzzo lo individua nel mondo classico. La Carson è una raffinata grecista e Heaney, prima di morire,
scrisse in latino le sue ultime parole alla moglie: “Noli timere, non temere”. “Aver saputo cogliere la modernità della cultura classica sicuramente li accomuna. Ognuno dei due ha poi interpretato questa
modernità nella forma più congeniale al suo vissuto e alle sue esigenze”.
Guzzo ha affrontato la traduzione di Anne Carson e Seamus Heaney, a loro volta traduttori dei classici, con «il rigore di svolgere un compito, ma anche
il piacere di risolvere un enigma e l’avventura di scoprire un’intonazione italiana alla voce di questi
due grandi scrittori». Gli domando se la voce degli autori tradotti non finisca per intrecciarsi con la sua
voce di romanziere (“Le radici del mare”, “Terre emerse”, Beco”) e Guzzo riconosce con umiltà che questi poeti hanno «suggestionato il mio immaginario
e il mio modo di scegliere e combinare le parole», ricevendo in cambio «qualche sfaccettatura della mia sensibilità, qualche intonazione della mia lingua».
Infine, gli chiedo la sua opinione sullo stato della traduzione in Italia. Guzzo loda il coraggio di editori illuminati come Biblion, ma esprime una lucida critica
evidenziando come il nostro Paese abbia spesso «il vizio di guardarsi la punta dei piedi, di non allargare il respiro verso un orizzonte più internazionale»
e sottolineando con fermezza che, per superare la limitata varietà di autori stranieri proposti «l’Italia ha ancora bisogno di sprovincializzarsi».

 

 

Ph wikipedia

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