Ancora e ancora e ancora, tre lavoratori ogni giorno, uno ogni otto ore; un infortunio ogni cinquanta secondi. Antonio ci ha lasciato mentre compiva il suo dovere di lavoratore. Ha lasciato i suoi familiari le sue amicizie i suoi cari. E’ uscito di casa per andare a lavorare e non vi ha fatto ritorno. E proprio mentre sto scrivendo mi arriva la notizia di un secondo morto, di 55 anni anche lui del salernitano. Non riesco a crederci. Non è possibile. Ora nelle prossime ore si consumeranno le retoriche, si come la mia in questo breve pensiero, nessuno può sfuggire alle responsabilità. E nei prossimi giorni inizieranno le fughe dalle colpe, dall’ammettere quanto poco o niente si è fatto per evitarlo. Non è più possibile continuare ad accettarlo, e senza fare nulla. Ogni volta che un lavoratore o più lavoratori (sono aumentate anche le stragi di lavoro) perdono la vita durante il lavoro, sentiamo il Governo gridare alla imminente misura per ridurre il rischio di infortuni e poi ne vengono fuori  misure sempre peggiorative. Diciamoci le cose come stanno: Antonio ed l’altro lavoratore di cui ancora non si conosce il nome, non sono colpevoli della loro morte, non lo è certamente la fatalità. Quando accade un infortunio ci sono sempre ragioni certe e ben definite. Quindi se si vuole provare a fare sul serio si devono mettere in campo misure che vadano ad incidere sulle reali cause; a partire dal limitare la possibilità di far generare illegalità diffusa per esempio allargando la catena dei subappalti, oppure agendo sui tempi di lavoro e di riposo in modo programmato. Invece dobbiamo registrare per esempio nel 2024 una serie di misure di questo Governo che non lasciano dubbi sulla direzione intrapresa. Come ad esempio alcuni DL che introducono scudi ispettivi per 12 mesi o per esempio l’obbligo di comunicare al soggetto da ispezionare almeno 10 giorni prima del previsto controllo, l’elenco della documentazione necessaria alla verifica e perfino l’oggetto della verifica stessa. Un chiaro e ingiustificato favore che annulla l’efficacia dei controlli a sorpresa. O ancora l’introduzione di una autocertificazione per attestare l’adempimento di obblighi in materia di sicurezza sul lavoro. O ancora la patente a crediti concessa quasi automaticamente  a tutte le imprese dove la decurtazione dei punti in caso di omicidio o lesioni gravi potrà avvenire solo dopo una sentenza definitiva di condanna dunque in media dopo sette/otto anni. Occorre assolutamente un riordino normativo e l’istituzione di una Autority che riunisca le competenze in materia di sicurezza. Il numero degli Ispettori è assolutamente insufficiente: alla prevenzione va accompagnata una seria azione di controllo. Le famiglie restano sole nel loro dolore, “Vogliamo che venga fatta giustizia, che i colpevoli vengano puniti”, queste le parole che accompagnano le loro lacrime. E questo avviene in tempi troppo lunghi ( il 7 ottobre è iniziato il processo per un infortunio mortale accaduto il 16 febbraio del 2024 o la strage di Brandizzo dove persero la vita 5 operai più di 3 anni fa) e spesso le famiglie non hanno nemmeno la possibilità di pagarsi l’assistenza legale. Per questa ragione ad esempio a livello nazionale stiamo portando avanti la proposta per l’introduzione del Gratuito Patrocinio a prescindere dal reddito per i familiari delle vittime  di infortuni mortali sul lavoro. La proposta di legge presentata ha raccolto il sostegno di tutte le forze politiche  ma ora occorre crederci ed accelerare per arrivare all’approvazione entro la fine di questa legislatura.
La continua deresponsabilizzazione di chi ha la reale possibilità di fare in modo che si lavori in assoluta sicurezza, non porta al risultato di migliorare le condizioni di lavoro, e sempre di più vediamo RSPP e/o Preposti condannati senza avere le giuste autonomie decisionale ed economiche per intervenire nei processi.
Prendendo a prestito le parole di un libro che ho letto da poco:
Ci vuole coraggio, ma nessuna norma lo potrà mai imporre. Ogni giorno il lavoro uccide e la responsabilità morale e politica è anche di chi alle parole non fa seguire i fatti. Se questo paese, come noi vogliamo credere, ha ancora una coscienza quando si parla della vita degli operai, mentre continuiamo ad ucciderli, ferirli, se una democrazia si fonda sul lavoro  e il lavoro è malato, sfruttato, uccide i lavoratori e il futuro dei loro figli, genitori, coniugi, allora ad ammalarsi e a morire è anche la democrazia”. La fillea Cgil e tutta la Cgil di Avellino e Benevento si stringe fortemente ai familiari delle due vittime del dovere nel dolore e nel coraggio.
Massimo Graziano
Segretario Generale Fillea Cgil AV BN

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