Un appello che suona come un ultimatum arriva da Unimpresa Irpinia Sannio ai Comuni dell’Irpinia e del Sannio. Ridurre in modo strutturale, progressivo e definitivo le principali tasse comunali che oggi gravano su commercianti, artigiani, attività turistiche e servizi non è più un’opzione da valutare con calma, ma una scelta obbligata se si vuole davvero fermare l’emorragia economica e demografica che sta svuotando questi territori. TARI più leggera, Canone Unico Patrimoniale ridotto, imposta di soggiorno ripensata, micro-voci residuali da abolire. Non misure di facciata, ma un intervento chirurgico su un sistema fiscale che, così com’è, punisce proprio chi ogni mattina alza la saracinesca in un piccolo Comune.
I numeri raccontano una storia che non lascia spazio a interpretazioni. Tra Avellino e Benevento le attività economiche versano ogni anno ai Comuni una cifra compresa che si aggira intorno ai 40 milioni di euro tra TARI, CUP e tributi minori. Rapportato alla densità imprenditoriale delle Aree Interne, è un carico sproporzionato, quasi beffardo. Dove ci sono meno imprese, i costi fissi dei servizi comunali si scaricano su una base produttiva ridottissima, e il risultato è che i territori più fragili finiscono per chiedere di più a chi ha meno. Un paradosso che alimenta la desertificazione commerciale invece di combatterla.
“Non possiamo più permettere che le attività delle Aree Interne paghino un prezzo fiscale sproporzionato rispetto a quello che producono e a quello che rappresentano per il territorio”, dichiara il presidente vicario di Unimpresa Irpinia Sannio, Libero Sica. “Ogni serranda che resta aperta in un piccolo Comune vale infinitamente più del suo fatturato. È un presidio di comunità, è un argine allo spopolamento, è la prova che questi territori possono ancora avere un futuro. Ridurre le tasse comunali non è un favore alle imprese, è un investimento su chi ha scelto di restare. I Comuni non perderanno un euro, lo recupereranno moltiplicato attraverso nuove aperture, nuovi investimenti, un’economia che ricomincia finalmente a respirare”.
Ridurre queste imposte vuol dire cambiare rotta davvero. Vuol dire restituire ossigeno e liquidità a chi tiene aperta un’attività, a chi produce, a chi accoglie turisti, a chi offre un servizio essenziale alla popolazione. Le simulazioni di Unimpresa Irpinia Sannio parlano chiaro, una riduzione di appena il 30% della TARI per le attività economiche porterebbe, in tre anni, a un aumento del tasso di sopravvivenza delle imprese tra il 12 e il 15%, con ricadute dirette sui centri storici, sulla qualità della vita e sulla tenuta dei servizi comunali. Abolire il CUP per micro-occupazioni e insegne commerciali significherebbe più dehors, più vetrine accese, più vita nelle piazze. Nei borghi, dove un bar o una bottega sono spesso l’ultimo presidio di comunità, questo non è solo un provvedimento economico, è una scelta di civiltà.
“Oggi siamo davanti a un bivio, o si continua con una fiscalità che chiude le porte, o si costruisce una fiscalità che le tiene aperte. Noi abbiamo già scelto da che parte stare, e chiediamo ai sindaci di scegliere con noi. Non c’è più tempo per aspettare, ogni mese che passa senza intervenire è un’attività in meno, una famiglia in meno, una speranza in meno per questi territori.” Parole che il presidente vicario Sica ribadisce con forza, aggiungendo che “l’associazione non si fermerà a un semplice appello, ma seguirà passo dopo passo ogni Comune disposto ad avviare questo percorso, mettendo a disposizione dati, competenze tecniche e un modello concreto già pronto per essere applicato”.
I benefici di una riforma di questo tipo si moltiplicherebbero su più livelli. Sul piano economico, più liquidità per le imprese significa più investimenti, più attrattività per chi vuole aprire un’attività, maggiore competitività per agriturismi e B&B che vivono già in condizioni di forte stagionalità. Sul piano sociale, ogni attività che resiste è un servizio di prossimità in più, un presidio informale di sicurezza, un luogo di incontro, un’opportunità di lavoro. Sul piano territoriale, una fiscalità più leggera è un argine concreto contro lo spopolamento, un modo per tenere vivi i centri storici e per rendere questi territori davvero pronti ad accogliere il turismo lento, culturale e naturalistico che tutti dicono di voler intercettare.
Unimpresa Irpinia Sannio annuncia che consegnerà al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e all’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Campania un dossier tecnico con dati, simulazioni, proposte normative e un modello di fiscalità locale pensato specificamente per le Aree Interne. Un documento che dimostra, con il rigore dei numeri, che ridurre le tasse comunali non è solo possibile, ma è una delle poche leve capaci di produrre effetti immediati e duraturi sulla vita economica e sociale di questi territori.
“Le Aree Interne non chiedono privilegi”, conclude il presidente vicario Libero Sica. “Chiedono equità, chiedono di poter competere ad armi pari, chiedono che la fiscalità locale smetta di essere un ostacolo e diventi finalmente un alleato. Siamo pronti a lavorare fianco a fianco con ogni Comune che vorrà inaugurare questa nuova stagione. Il tempo delle riflessioni è finito, adesso è il tempo di agire.”

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