Di Anna Moretti 

 

Sarà un caso, ma nello stesso giorno in cui i giornali ci davano la terribile notizia che 23 medici sono stati perquisiti per avere dichiarato la non idoneità di decine di migranti al trattenimento nei CPR,  nel mio ufficio legale arrivava una nuova allerta:  l’ equipe psichiatrica che ha preso in carico Amhed ( nome di fantasia) mi informa che il paziente, uomo di 31 anni, ha un grave disturbo post traumatico da stress.  E fin qui, tutto regolare, i migranti si sa hanno quasi tutti disturbi post traumatici vuoi per il viaggio vuoi per essere finiti vittime di tratta vuoi semplicemente perché si ritrovano in un Paese dalla lingua sconosciuta, sconosciuta proprio come l’empatia.

Ma addentrandomi nella cartella clinica scopro di più, il paziente dopo l’esperienza nel CPR si è chiuso in una condizione mutismo assoluto e,  ancora, si legge nella relazione dei medici “ il paziente a seguito di esperienze traumatiche vissute durante la permanenza in CPR ha sviluppato una sintomatologia ansioso- depressiva caratterizzata da tensione, iperarousal, somatizzazioni, ruminazione del pensiero, insonnia , deflessione dell’ umore con sentimenti di disperazione, angoscia e talvolta pensieri di morte”.

L’ equipe medica ha, dunque,  accertato  che Amhed  entrato da sano nel CPR  ne usciva traumatizzato e MUTO.

Come è noto i Centri per rimpatri sono spazi “amministrativi” destinati ai migranti che hanno perso o non hanno mai avuto il diritto al soggiorno. La principale funzione di un CPR è garantire allo Stato che durante l’attesa, il migrante non fugga. Ma come è altrettanto noto quell’attesa si rivela in migliaia di casi inutile, perché solo il 50% dei trattenuti viene effettivamente rimpatriato( mancano gli accordi con il Paese di rimpatrio).

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 96 del 3 luglio 2025, ha affermato, tra l’ altro, che  il trattenimento dello straniero, in quanto misura incidente sulla libertà personale, non può essere adottata al di fuori delle garanzie dell’art. 13 Cost., e che il legislatore- con riferimento ai cpr-  è venuto meno all’obbligo positivo di disciplinare con legge i «modi» di limitazione della libertà personale.

Ricade, perciò, necessariamente sul legislatore una norma che ad oggi non c’è e che rende di fatto illegali tutte le misure di restrizione della libertà personale applicate nei CPR.  Il legislatore avrebbe dovuto disciplinare, dunque, i modi del trattenimento, inclusa l’ erogazione del servizio sanitario.

Ma ad un anno dalla sentenza nulla è cambiato. Il legislatore è rimasto muto come Amhed. Sapere che uno Stato inadempiente manda le sue forze dell’ordine a perquisire i medici che tutelano il diritto alla salute di persone, destinate ad essere  illegittimamente ristrette della libertà personale,  è pertanto una vera aberrazione, giuridica, storica, umana.

Anche         il               recente              Evidence                 Brief                 sulla            detenzione              dell’OMS

(www.globaldetentionproject.org/wp-content/uploads/2026/01/2026Health-in-ImmigrationDetention.pdf https://) afferma che l’insieme delle evidenze scientifiche disponibili dimostra come la detenzione amministrativa abbia avuto un impatto intrinsecamente dannoso sulla salute dei migranti.

Per questo motivo, il documento ribadisce che la detenzione dovrebbe essere evitata il più possibile nei procedimenti migratori e sostituita con misure alternative non detentive, soprattutto per i soggetti considerati vulnerabili. Quando la detenzione viene comunque utilizzata, gli Stati hanno l’obbligo di garantire standard elevati di tutela della salute, condizioni dignitose, screening sanitari adeguati e accesso effettivo alle cure, nel rispetto del diritto alla salute e della dignità umana.

La Corte CEDU in più occasioni ha ribadito che il diritto alla salute costituisce per lo Stato un obbligo positivo di protezione, organizzazione e garanzia effettiva delle cure, tanto più stringenti quando la persona si trovi in una condizione di particolare vulnerabilità o di soggezione all’autorità pubblica.

Ora c’è da chiedersi: in questi “non luoghi” in cui la sanità è affidata a società private, che gestiscono i centri allo scopo di marginare degli utili, non è presente un presidio del servizio sanitario statale, in cui sono state accertate continue ripercussioni negative sulla salute dei migranti, un medico può in scienza e coscienza affermare che un individuo, qualunque individuo, possa mai essere idoneo a soggiornare in un ambiente siffatto?

Nell’ ultimo anno, il dottore Nicola Cocco, oggi unico indagato, nell’ inchiesta portata avanti dalla procura di Ravenna, ha sostenuto con relazione tecnica, redatta a titolo completamente gratuito, la non idoneità sanitaria di due miei assistiti trattenuti nel CPR di Milano ed in entrambi i casi gli stessi venivano liberati subito dopo per la “sopravvenuta” inidoneità sanitaria.

A Nicola, e a tutti i medici coinvolti in questa vergognosa inchiesta, esprimo tutta la mia solidarietà, nella ferma convinzione, che nelle attuali condizioni i centri per rimpatri siano anticostituzionali e dovrebbero solo essere chiusi.

 

 

 

Ph pixabay senza royality

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