Di Antonella Casaburi, giornalista de La voce del Meridione
Pontedilegno, ridente cittadina turistica della Val Camonica, in provincia di Brescia è un mito su cui nell’immaginario collettivo aleggiano, nel campo della cultura in particolare, memorie di presenze e situazioni che si perpetuano e alimentano nel tempo. Figure di uomini di Chiesa, scrittori, artisti, di non marginale rilievo: dal card. Giovanni Battista Montini, di Concesio, che qui trascorreva le sue estati, prima di diventare papa Paolo VI, al comasco Carlo Linati che da qui durante il servizio militare in qualità di telegrafista, nel corso della Grande Guerra, intrattenne rapporti epistolari con James Joyce, autore di un’opera fondamentale come l’Ulisse, e soprattutto Carlo Emilio Gadda che vi approdò nell’agosto del 1915 come allievo ufficiale del 5° Alpini trascorrendo alcuni mesi a Edolo e Ponte di Legno fino al febbraio del 1916 prima di essere inviato sul Carso, muovendo i primi passi come scrittore proprio in Valle Camonica redigendo il Giornale di guerra e prigionia, a Franca Ghitti, grande artista camuna del legno e del ferro, capace di ridare antropologica dignità al linguaggio del lavoro, a Ettore Calvelli, scultore e medaglista, attivo a lungo a Milano e profondamente legato a tematiche di arte sacra e spirituale, che qui a Pontedilegno ha trascorso le sue ultime feconde stagioni creative, e non ultimi allo scultore Edoardo Nonelli e Gianfranco De Palos.
Ora, Pontedilegno è sinonimo di Poesia, per il Premio che, grazie alla munifica solerzia di Mirella Cultura e alla famiglia Bulferetti, lo vede teatro di parole e di emozioni, da 17 anni a questa parte, per i poeti che d’estate vi vengono invitati e che arricchiscono menti e cuori di turisti e valligiani, lasciando anche evidenti tracce della loro presenza nei Totem, che con le loro poesie fanno bella mostra di sé in un itinerario, che allinea nomi prestigiosi, da Curzia Ferrari, a Franco Loi, ad Alberto Toni, fino a Franco e Buffoni, a Giuseppe Langella, a Giuseppe Grattacaso, a Nina Nasilli e Vivian Lamarque: un percorso di “sete d’assoluto” e “vertigine di luce” sotto l’occhio dell’Adamello, con la prospettiva che “la porta del paradiso era alla fine / un Ponte / disegnato a bulino da Calvelli” per attingere pace “là nell’umida intimità del Frigidolfo / nella Valle // delle messi”, come recita il testo di Vincenzo Guarracino del Totem più recente, posto ai margini del paese.
Ph wikipedia
