di Alberto Barlocci

Il giro politico di 180 gradi delle presidenziali in Cile, mi pare stia segnalando con chiarezza un problema che credo si sia installato nella nostra vita e nella politica. Una tendenza che i “signori” dei social, i “geni” di Silicon Valley, utilizzano per il loro tornaconto.
Intanto non dico niente di nuovo se segnalo che i media tradizionali, giornali, radio, tv sono stati ormai spiazzati dalle reti sociali, dalle quali attinge notizie la gran parte del pubblico. Va detto che ció é avvenuto anche per mancanza di credibilitá dei propri media come strumenti di informazione. Giá questo ci dovrebbe allarmare, perché ció che circola maggiormente nei social sono opinioni su notizie (spesso appena titoli), piú che informazione. Ho potuto notare che non si é coscienti che occorre distinguere attentamente tra notizia, informazione e conoscenza. Sono realtá, o fasi del conoscere, distinte tra loro: la notizia é un fatto; l’informazione ne descrive il contesto nel quale avviene quel fatto e che ci consente di comprendere il come ed il perché, la conoscenza é la relazione di quanto appreso che razionalmente ci consentono di formulare un giudizio valore su quanto accaduto. I media hanno da tempo barattato questo processo, al loro interno e di facilitarlo ai propri utenti, sdoganando opinioni preconfezionate spacciate per notizie, spesso condite da pregiudizi frutto di visioni parziali, frutto di processi ideologici o di interessi commerciali. Tiziano Terzani fin dagli anni 90, pur essendo giornalista (e che giornalista!) ,preferiva fare digiuno informativo durante sei mesi l’anno. E diceva che in quei sei mesi non si era perso niente.
Ma torniamo ai social. Per ammissione dei loro stessi proprietari e gestori, questi si stanno dedicando, oltre a promuovere prodotti, a suscitare emozioni (paura e rabbia in primis). Qualche esempio potrá illustrare tale tendenza. La questione sicurezza: in Italia il tasso di omicidi é tra i piú bassi d’Europa, 0,55 ogni 100.000 abitanti, ma uno sguardo alle reti sociali dice tutt’altro. Durante la campagna elettorale, il presidente eletto cileno, José Antonio Kast, ha affermato senza battere ciglio che nel Paese ci sono 1.200.000 omicidi l’anno. Ha “solo” moltiplicato per 1.000 il numero reale. Un errore? Ha impostato la sua campagna proprio sulla questione sicurezza seminando notizie false. Sempre in Italia, si è convinti che gli stranieri siano il triplo (25%) di quanti ce ne sono in realtá (8%). Non solo centinaia di migliaia di italiano se ne vanno all’estero, quelli che restano fanno sempre meno figli e la visibilitá dei migranti sicuramente è maggiore, ma non siamo invasi. Politicamente peró dare loro la colpa di nostre incompetenze, anche politiche, pare proprio facile.
A certi sentimenti e sensazioni indotte dai social si aggiunge anche un errore di percezione nel loro uso. Gli analfabeti digitali, che abbondano, sono convinti che ció che scorre davanti a loro, i reels di facebook, tik tok, instagram, ecc. sia la rappresentazione della realtá. Credono cioè che sia quello che tutti stanno osservando. Invece non é per niente cosí: gli algoritmi selezionano il materiale offerto in base alle preferenze, i gusti o anche la permanenza in certi siti.
Provate a cercare quanto costa una notte in hotel a Berlino, e nei prossimi giorni vi verranno proposte vacanze viaggi e prezzi con molta frequenza; osservate per intero un reel di tre minuti su Masterchef e Cannavacciulo sará presto di casa. Dunque, gusti di ogni tipo, anche quelli di tipo politico e sociale convoglieranno, grazie agli algoritmi, materiali dai quali alcuni credono di estrarre informazione e crederanno cosí di conoscere la realtá e di essere informati… in realtá non sono andati molto oltre l’angolo di casa dal quale osservando insieme a tanti che hanno le stesse opinioni una realtá scodellata ad hoc. Il problema é che se ci si convince che ció che le cose stanno proprio come mi appaiono nei social, anche le mie opinioni (ed il voto) prenderanno certa direzione. Ovviamente, uno stuolo di prezzolati puó inondare le reti con notizie fabbricate e manipolate (mediante i bot) e suscitare emozioni ed opinioni, non importa se usando notizie false.
Trump lo ha capito da tempo, ne ha fatto amplio uso e insieme colui vari leader che hanno “convinto” milioni di persone che le cose stanno come dicono loro. Non a caso, il presidente Usa ha iniziato il suo mandato alla presenza dei grandi guru di Silicon Valley.
Giornali, tv, radio, qualche blog… sono seguiti selettivamente solo da un ristretto numero di persone che ancora desiderano farsi una idea sui fatti. Ed anche qui, l’eco sui social da l’impressione che nella vita reale si dibatte su certi temi, ma gli algoritmi fanno arrivare a quel ristretto numero i reels che a loro piacciono, convincendo che Tizio ha “asfaltato” Caio che dice falsitá; Sempronio ha sconfessato Liberio che dice menzogne… ma in realtá tutto resta nel ristretto gruppo che pensa piú o meno allo stesso modo. Nel social le fake news intanto la fanno da padrone e condizionano notevolmente anche la politica. E’ tutto detto! Le grandi masse, un poco como i topolini del pifferaio magico seguono le reti sociali convinte che stanno conoscendo la realtá e non che alcuni si stanno servendo della loro creduloneria. Soprattutto quando non si dispone di conoscenze per smontare il giocattolo.
Esiste una questione morale di fondo. Chi fa Politica (con la maiuscola) con autentico spirito democratico, è incapace di manipolare qualcuno per il proprio tornaconto e, soprattutto, è incapace di mentire. Il che dovrebbe indurci a dubitare della morale di chi ricorre alle fake news. E soprattutto se costui ha davvero intenzione di affrontare i problemi della gente. E’ questo, a mio avviso, il terreno sul quale si gioca oggi la qualitá della nostra democrazia. Se la politica, quella seria, non apprenderá a scendere in campo su questo contesto -e se continuerá anche lei ad illudersi che il suo angoletto sia quello che tutti osservano-, continueremo a vedere sempre piú orbi prendere il potere in Paesi accecati dai social.

 

pH Pixabay senza royalty

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