“La verità non teme mai il dubbio, è il dogma che teme la conoscenza.”
— Bertrand Russell
È difficile negare che la storia della conoscenza sia anche storia di idee ostacolate o dimenticate. Eratostene, direttore della Biblioteca di Alessandria, non solo sostenne la sfericità della Terra, ma ne calcolò la circonferenza con sorprendente precisione. E il caso di Ipazia resta emblematico: nel 415 fu assassinata ad Alessandria da uomini legati al conflitto politico-religioso dell’epoca. La tradizione ha spesso attribuito una responsabilità morale al vescovo Cirillo, poi proclamato santo, anche se non è provato che abbia ordinato l’assassinio. Proprio per questo la storia va studiata senza semplificazioni: né la scienza è sempre stata libera, né la religione sempre sua nemica. Ma quando un’autorità pretende di possedere la verità, il sapere rischia di diventare prigioniero del dogma.
Il meccanismo del controllo spirituale e temporale nel mondo cristiano
Nel corso dei secoli, l’istituzione ecclesiastica ha esercitato a lungo un quasi monopolio culturale focalizzato sulla conservazione dell’ordine sociale e sulla salvaguardia della stabilità dottrinale. Il sapere scientifico e la speculazione filosofica non venivano respinti in modo a priori, ma tollerati e promossi soltanto a patto che rimanessero subordinati alla teologia, ancella della fede (ancilla theologiae). Nel momento in cui un’intuizione intuitiva o una scoperta empirica minacciava di incrinare l’esegesi biblica o la supremazia del magistero, il confronto intellettuale venendo meno cede il passo al rigore della censura e alla forza della repressione.
I dispositivi di questo blocco culturale e le condanne repressive hanno segnato il percorso di molte tra le menti più audaci del pensiero occidentale:
- Giordano Bruno e la cosmologia dell’infinito: Il filosofo nolano superò i confini della visione geocentrica ed aristotelica proponendo la concezione rivoluzionaria di un universo infinito, eterno e popolato da un numero incalcolabile di mondi. Rifiutando di abiurare le proprie convinzioni filosofiche e le implicazioni teologiche che ne derivavano, Bruno fu sottoposto a un lungo processo inquisitorio e condannato al rogo, venendo arso vivo in Campo de’ Fiori a Roma nel 1600.
- Baruch Spinoza e la scomunica della ragione: Sebbene operasse nella cornice dell’Olanda del Seicento, Spinoza rappresenta uno dei momenti più nitidi dello scontro tra il razionalismo radicale e l’ortodossia religiosa. La sua elaborazione filosofica, fondata sull’identificazione di Dio con la Natura (Deus sive Natura) e sulla critica demolitrice del concetto di miracolo e di rivelazione, condusse prima al suo cherem (la scomunica solenne) da parte della comunità ebraica di Amsterdam nel 1656, e in seguito all’inserimento dell’intera sua produzione letteraria nell’Indice dei libri proibiti della Chiesa cattolica.
- Galileo Galilei e la nascita della scienza moderna: Lo scienziato pisano, introducendo il cannocchiale come strumento d’indagine astronomica, fornì la prova empirica della validità del sistema eliocentrico copernicano, rivendicando la netta separazione tra l’autorità delle Scritture — destinate a insegnare “come si vadia al cielo” — e l’osservazione della natura, che descrive “come vadia il cielo”. Il processo del 1633, culminato nella condanna, nell’abiura forzata e nel confino a vita, è rimasto il simbolo storico di come l’arroccamento sull’interpretazione letterale dei testi sacri abbia tentato di imbrigliare il metodo scientifico e la libertà di ricerca.
Lo stesso dinamismo nel mondo musulmano: la parabola dell’Epoca d’oro
Questo meccanismo di resistenza al nuovo non è stato una prerogativa esclusiva dell’Europa cristiana. Nel mondo islamico, nell’arco temporale compreso tra il IX e il XII secolo, si sviluppò una straordinaria “Epoca d’oro” delle scienze e della filosofia (falsafa), durante la quale la medicina, la matematica, l’ottica e la fisica toccarono vette concettuali straordinarie. Tuttavia, con il progressivo consolidamento delle ortodossie teologiche e l’affermazione della scuola asharita, il margine per il libero esercizio del pensiero critico e razionale (ijtihad) andò via via restringendosi, cedendo il passo all’obbligo dell’imitazione e del rispetto ortodosso della tradizione (taqlid).
Anche nell’alveo della civiltà islamica, nei momenti in cui la struttura politico-religiosa ha percepito la filosofia d’ispirazione greca e l’indagine empirica come fattori di destabilizzazione per la fede, sono stati attivati rigorosi strumenti di censura:
- Ibn Rushd (Averroè) e la proscrizione della filosofia: Figura culminante del razionalismo islamico e fondamentale interprete di Aristotele, Averroè propugnava l’armonia sostanziale tra il testo rivelato e l’indagine razionale. Sul finire del XII secolo, di fronte al crescere delle pressioni degli ulema e delle fazioni più intransigenti dell’impero almohade nella penisola iberica, fu formalmente accusato di eresia. I suoi scritti filosofici vennero dati alle fiamme pubblicamente ed egli fu costretto all’esilio nella città di Lucena.
- La soppressione del movimento dei Mu’taziliti: Nel corso del IX secolo, la corrente teologica dei Mu’taziliti difese il primato della ragione applicato alla fede e sostenne la tesi del Corano come opera “creata” nel tempo (e dunque passibile di interpretazione ed esegesi). Quando il califfo Al-Mutawakkil salì al potere nell’848, l’indirizzo tradizionalista impose la propria egemonia: i pensatori mu’taziliti vennero perseguitati, le loro tesi messe al bando e il corpus teologico fu blindato all’interno di un’esegesi rigidamente letterale.
- La smantellamento dell’Osservatorio di Costantinopoli: Nel 1577, l’astronomo Taqi al-Din progettò e costruì a Costantinopoli uno dei complessi astronomici più avanzati del mondo conosciuto. Appena tre anni dopo, nel 1580, la struttura fu completamente rasa al suolo dalla flotta del sultano Murad III, spinto dalle pressioni dello Sheikh ul-Islam (la massima autorità religiosa dell’Impero Ottomano), il quale argomentava che scandagliare i cieli con strumenti di precisione attirasse la sventura divina e alimentasse pericolose eresie.
- La diffidenza e il blocco della stampa: L’invenzione dei caratteri mobili, che rappresentò il motore principale della circolazione del sapere nell’Europa rinascimentale, incontrò un netto rifiuto nell’Impero Ottomano. La stampa di libri in caratteri arabi fu espressamente vietata e ostacolata fino al XVIII secolo inoltrato, poiché le élite religiose e la casta degli amanuensi interpretavano la riproduzione meccanica come una svalutazione sacrilega dei testi e una minaccia diretta al loro monopolio sulla divulgazione della conoscenza.
La deriva contemporanea: il dogma dello scientismo e la supremazia tecnocratica
Se nei secoli passati il freno all’esplorazione e alla libertà intellettuale giungeva dalle strutture dell’ortodossia religiosa, oggi si avverte l’insorgere di una dinamica speculare: la strutturazione di uno scientismo dogmatico. In questa configurazione, metodologie nate originariamente per garantire il rigore empirico rischiano di sclerotizzarsi in nuove gabbie concettuali laddove vengano applicate in forma ideologica o asservite alle logiche del potere tecnocratico.
- La medicina delle evidenze e le sue degenerazioni burocratiche: Sviluppatasi come paradigma teso a orientare la pratica clinica sulla base dei dati quantitativi più solidi (Evidence-Based Medicine), la “medicina delle evidenze” corre il pericolo concreto di scivolare verso una sorta di “Medina delle evidenze” — ossia una cittadella chiusa e incomunicabile. In questa declinazione degenerata, le gerarchie rigide dei trial clinici randomizzati finiscono per essere imposte in modo burocratico e prescrittivo, svalutando l’intuito clinico del medico, l’osservazione qualitativa, l’esperienza diretta e le specificità irripetibili del singolo paziente, riducendo la cura a una fredda esecuzione di protocolli omologati.
- La tecnocrazia e il monopolio dei grandi centri d’influenza: Allorché i dati scientifici o le direttive degli organi sanitari internazionali vengono assunti dal potere politico come verità assolute, indiscutibili e prive di sfumature, la scienza cessa di funzionare come un cantiere aperto fondato sul dubbio e sul principio di falsificabilità, trasformandosi in uno strumento d’autorità per la governance delle popolazioni. In questo contesto, il dissenso accademico legittimo, l’intuizione divergente, l’ipotesi eretica o la denuncia dei conflitti di interesse rischiano di venire marginalizzati ed etichettati non come contributi al progresso scientifico, ma come vere e proprie “eresie” o forme di disinformazione da censurare.
Semplificazioni storiche e complessità reale
Nonostante queste ombre, sarebbe una scorrettezza storiografica descrivere il rapporto tra le istituzioni — siano esse le Chiese del passato o gli apparati scientifici del presente — e il sapere nei termini di una costante e unilineare persecuzione. Per lunghi secoli, i monasteri dell’Europa cristiana e le madrase del mondo arabo hanno svolto la funzione insostituibile di conservare, tradurre e tramandare la cultura filosofica e scientifica dell’antichità classica. Allo stesso modo, le moderne istituzioni di ricerca medica e tecnologica hanno consentito l’eradicazione di patologie devastanti e l’innalzamento della qualità della vita a livelli mai toccati prima.
Peraltro, una moltitudine di figure di profonda fede religiosa — da Gregorio Mendel, padre della genetica e abate agostiniano, a Georges Lemaître, il presbitero e astrofisico che formulò l’ipotesi dell’atomo primordiale e del Big Bang — così come innumerevoli ricercatori contemporanei, confermano che l’indagine razionale e lo spirito di scoperta non sono antitetici al sentimento religioso o all’appartenenza istituzionale.
La spaccatura insanabile non si verifica tra le singole discipline, ma nell’insorgere della struttura di potere dogmatica. Che si tratti della difesa di una verità rivelata da parte di una gerarchia ecclesiastica o della deriva scientista ed economitrica di un’élite tecnocratica contemporanea, nell’esatto momento in cui un’autorità si attribuisce il monopolio assoluto della realtà, la ricerca autentica si arresta. Il cammino e l’evoluzione dell’uomo richiedono un ecosistema culturale libero, in cui l’intuito creativo, l’osservazione clinica diretta e qualunque ipotesi empirica possano sempre essere liberamente espresse, lette, verificate e, se necessario, confutate.
Bibliografia essenziale (Pubblicazioni recenti)
- Beretta, Marco, Storia materiale della scienza, Roma, Carocci, 2025.
- Bernardoni, Andrea e Segala, Marco, Storia della scienza. Dal Rinascimento al XX Secolo, Bologna, Il Mulino, 2024.
- Bucci, Enrico e Corbellini, Gilberto, Lessico del pensiero critico. Un rimedio contro le pseudoscienze, Milano, Bollati Boringhieri, 2026.
- Ciardi, Marco, Storia del pensiero scientifico. Da Galilei a Marie Curie, Milano, Hoepli, 2025.
- Clericuzio, Antonio, Uomo e natura. Scienza, tecnica e società dall’antichità all’età moderna, Roma, Carocci, 2022.
- Godfrey-Smith, Peter, Teoria e realtà. Introduzione alla filosofia della scienza, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2022.
- Maifreda, Germano, Io dirò la verità. Il processo a Giordano Bruno, Roma-Bari, Laterza, 2020.
- Martin, Piero, Storie di errori memorabili, Roma-Bari, Laterza, 2024.
- Potochnik, Angela, Colombo, Matteo e Wright, Cory, Introduzione al ragionamento scientifico. Ricette per la scienza, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2025.
- Russo, Lucio, La rivoluzione dimenticata. Il pensiero scientifico greco e la scienza moderna (Nuova ediz.), Milano, Feltrinelli, 2021.
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