La Giuria del 14° Salone Internazionale di Fotografia Artistica per Medici “PhotoArtMedica 2026” ha assegnato al Prof. Maurizio Iazeolla la Menzione d’onore nella categoria “Tema libero”, per l’opera Geometrie della solitudine.
Il riconoscimento conferma una postura artistica ormai matura: quella di un medico-fotografo capace di leggere, dietro la superficie ordinata del reale, le tensioni emotive che la abitano. Il Salone, giunto alla sua quattordicesima edizione, si distingue da anni come uno dei più autorevoli osservatori dell’incontro tra sguardo clinico e sguardo estetico , un terreno in cui la disciplina dell’occhio medico, allenata alla precisione e al dettaglio, si traduce in una sensibilità compositiva non comune.
Geometrie della solitudine si inserisce in questo solco con naturalezza: un’immagine apparentemente semplice , una distesa ordinata di sedute vuote , che la Giuria ha saputo riconoscere come qualcosa di più di un semplice esercizio geometrico. È la conferma che la fotografia, quando è esercitata con rigore e verità di sguardo, sa farsi linguaggio autonomo anche per chi la pratica al di fuori dei circuiti professionali. Un premio che onora non solo l’autore, ma l’intera comunità sannita che in questi anni ha visto in Iazeolla una voce originale del panorama artistico locale.

Recensione .

Geometrie della solitudine

Contare le assenze, una per una, in questa geometria che si ripete come una preghiera senza fedeli.
Sono file di gusci vuoti, curvati come mani che aspettano un peso che non arriva. Il bianco e nero non è scelta stilistica: è la temperatura esatta dell’assenza, il grado zero a cui si riducono i luoghi quando la vita se ne va altrove.
E poi, due macchie nere. Due presenze minuscole, quasi errori nel disegno, che la simmetria non riesce a includere. Non stanno al centro, non cercano attenzione: sono scarti, deviazioni, la prova che anche nel sistema più ordinato resta un margine per l’imperfetto, per l’umano.
È qui che la fotografia di Iazeolla si fa pensiero: la solitudine non è il vuoto assoluto, ma la sproporzione — un corpo, due corpi, dispersi in una griglia pensata per moltitudini. La geometria, che dovrebbe rassicurare con la sua ripetizione, diventa invece la misura esatta della distanza tra chi c’è e chi manca.
Non è un teatro deserto. È un teatro che ha smesso di aspettare.

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