Diciamolo senza ipocrisie: entrambe hanno fatto scena. Ogni gesto pubblico è, per definizione, un gesto visto, e chi sale su un palco vuole essere guardato. Ma lo spettacolo si misura dal prezzo del biglietto, non dal numero di fotografi.
Susan Sarandon ha messo sul tavolo le manette.
Cinquant’anni di carriera, un Oscar, e un’agenda telefonica che si è svuotata da quando dice quello che pensa sulla Palestina , lo ha dichiarato lei stessa, senza piangere: non le propongono più film.
Paga con la fedina penale, con il lavoro perduto, con la notte in cella. Il suo tornaconto è zero. Il suo costo è tutto documentato.
Giorgia Meloni ha messo sul tavolo il tailleur nero, il rossetto rosso e la mano alzata a schermare le labbra perché nessuno leggesse il colloquio con l’ambasciatore americano.
Ha disertato l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ,quella dove si parlava di Ucraina e di Medio Oriente , per presenziare al banchetto dei fratelli Cerea.
Ha spiegato che era un «segnale fisico di vicinanza» a una filiera in crisi. Segnale ricevuto, e ricambiato: selfie, abbracci, strette di mano, e i cento milioni del Mimit già firmati dieci giorni prima. Nessun rischio, nessun costo, solo rendita: questa non è testimonianza, è contabilità.
Le opposizioni hanno gridato alla figuraccia. Hanno ragione e non serve: la figuraccia vera è che una premier possa scegliere impunemente la passerella di Milano al posto del consesso dove si decide la guerra, e chiamarlo dovere.
Nella stessa settimana in cui un’anziana attrice americana si fa trascinare via dalla polizia per una causa che non le porta un dollaro, il governo italiano manda il vicepremier con le battute sulle gonne e prenota il tavolo d’onore.
Non è distrazione.
È gerarchia dei valori, esposta in pubblico
Ambedue, certo, hanno recitato. Ma una l’ha fatto gratis, sapendo cosa le sarebbe costato , e non è quella che ha cenato con i padroni del lusso. Il coraggio, a quanto pare, ha smesso di essere una virtù di governo: è diventato un lusso per attrici in disgrazia.
Tanto dovevo
Daniela Piesco
Eco del Sannio
