Ahimè l’Occidente, con l’eccezione della Spagna divenuta peraltro oggetto di ripetuti tentativi di destabilizzazione oltre che destinataria di esplicite minacce del suprematismo bianco targato NT (Netanyahu-Trump), non è solo spettatore delle fibrillazioni del pianeta innescate dai conflitti in medio Oriente e nel Mediterraneo.
L’Occidente è protagonista anche della costruzione di una economia di guerra funzionale all’imperialismo universale degli USA ed a quello regionale di Israele che a quello americano è legato non si capisce se in forma subordinata o dominante.
Entrambi praticano la guerra come strumento di rivendicazione della propria supremazia non solo misconoscendo i diritti di Popoli e Stati ma perpetrando contro di essi ogni genere di violenza sino alla distruzione o all’assoggettamento con conseguente impossessamento di porti, stretti, mari e risorse di ogni genere, petrolio, oro e terre rare comprese.
La degenerazione non riguarda solo il Vicino e Medio Oriente e il destino di distruzione, morte e violenza imposto al popolo Palestinese dagli israeliani che sbandierano la presunta benedizione del Dio delle scritture oltre che il diretto coinvolgimento dell’alleato nordamericano.
Di essa sono parte integrante l’occupazione manu militari del Venezuela, le minacce ed i ricatti distribuiti come altrettanti avvertimenti a destra ed a manca, dal Canada alla Groenlandia, a Cuba alla Colombia, al Brasile e non solo. Vi rientrano le faide tribali e le guerre civili nell’Africa sub sahariana cavalcate e aizzate dagli autoproclamatisi padroni del mondo che negano i diritti individuali e collettivi, impediscono ogni progresso, fanno razzia delle risorse altrui e sfruttano disperati, grandi e piccini, nelle miniere a cielo aperto e nei pozzi nel silenzio generale del mondo e della, un tempo, civile Europa.
In una realtà così degradata è assolutamente impossibile non solo rintracciare ma anche solo evocare lo spirito libertario che ispirò il pensiero occidentale, imponendolo negli ultimi due secoli, come il faro del pianeta.
Dalla rivoluzione americana del 1775 alla rivoluzione francese del 1789, a quella napoletana del 1799.
Dalle guerre d’indipendenza nazionali e continentali sino alla guerra di liberazione dal nazifascismo.
Anche il riscatto dal colonialismo perseguito tra gli anni ‘50 e ‘60 del Novecento dai popoli e dalle nazioni del Continente Africano con il sostegno delle opinioni pubbliche europee, stride con l’attuale diffusione dell’odio razziale intriso di xenofobia contro neri, musulmani, ispanici, sudamericani e poveri di qualsiasi provenienza, a dispetto delle risorse naturali dei paesi di appartenenza che tanta avidità suscitano.
La stessa vicenda israeliana stride con la Storia.
Nel 1945 popoli e governi occidentali avevano giurato davanti a Dio ed agli uomini che mai più vi sarebbe stata una Shoah e che mai più essi avrebbero consentito il ripetersi delle nefaste aberrazioni nazifasciste.
Qual’è stato dunque il blocco storico-sociale-economico-istituzionale, antropologico addirittura, che ha condotto, a distanza di ottanta anni, a rimuovere quel giuramento e a rinnegare la democrazia?
Esso è certamente da individuare nella degenerazione del capitalismo.
La metastasi finanziaria e la trasformazione del mercato da luogo dell’incontro tra produttori e consumatori a strumento di sottomissione dell’umanità, posero fine a quel processo che pure aveva conosciuto momenti di straordinaria esaltazione con i miracoli economici, famosi quelli italiano e giapponese oltre che quello tedesco, e la fuoriuscita di tutto l’Occidente dalla condizione di sottosviluppo con la dichiarata volontà dello stesso di porsi alla guida del progresso del mondo intero nel nome della libertà.
In realtà la scriteriata spinta al consumo bulimico, al di fuori di qualsivoglia limite e misura, impressa a cittadini sino ad allora costretti a privarsi di tutto e sollecitati per questo ad indebitarsi, anche in questo caso, senza limiti e misura, fu il grimaldello usato per scardinare la società legata ai valori etici e morali ereditati dalla civiltà plurimillenaria mediterranea di cui pure il nord Atlantico, USA in testa, erano stati il frutto più recente.
Tanto fu realizzato attraverso due percorsi-processi che condussero da un lato all’affermazione del paradigma produttivo Nord-Atlantico con il predominio dei sistemi economici cresciuti sulle coste americane e su quelle nord europee (il triangolo logistico Amburgo-Anversa-Rotterdam divenne il cuore degli apparati industriali europei largamente integrati con il tessuto statunitense) e dall’altro all’avvento del monopolio finanziario sul mercato e sul sistema produttivo mondiale.
Il paradigma nord-Atlantico condannò il Mediterraneo, e di conseguenza i tre sub continenti su di esso disposti, all’emarginazione ed al declino prima, allo sfruttamento ed all’abbandono poi e, da ultimo, alle devastazioni perseguite dagli “imperialismi regionali” favoriti dall’imperialismo globale statunitense peraltro in ottima compagnia con i regimi di Mosca e di Pechino.
Ma quanto avvenuto non è frutto del caso.
È il risultato di un percorso-processo realizzato da chi aveva vinto la guerra contro il nazi-fascismo pensando di assicurarsi con la tutela dello status quo conquistato anche il predominio sul pianeta.
Un progetto ahimè sfuggito di mano a quanti avevano pensato di coniugare democrazia e capitalismo, e diventato prerogativa di magnati, oligarchi e iper capitalisti che con la finanza e l’indebitamento strutturale avevano irretito Stati e Popoli, e con la tecnologia si erano impossessati del destino dell’umanità.
Albert Camus, con la sensibilità profetica di chi ha il dono di guardarsi intorno con gli occhi della letteratura e l’acume del pensiero, già nel 1952 nel suo “L’Homme Révolté” aveva intravisto tali derive ed aveva messo in guardia il mondo occidentale.
Egli aveva stigmatizzato la frenesia consumistica e la volontà di primazia economica del Nord-Europa e segnatamente della Germania Occidentale all’indomani della guerra, indicando nel senso del limite e della misura del Mediterraneo ereditati entrambi dalla Grecia, l’antidoto necessario ed obbligato per bloccare quella deriva tanto sdrucciolevole quanto pericolosa.
L’Occidente, forse inconsciamente, forse volutamente, cancellò il Mediterraneo e con esso ogni possibile antidoto.
Oggi non solo l’Occidente ma il Pianeta intero corre verso un equilibrio distopico che persegue la trasformazione dell’economia pacifica in economia di guerra e la comunità internazionale in un’accozzaglia di genti violente che nell’odio scaricano le proprie frustrazioni assumendo a dosi massicce l’indottrinamento del suprematismo bianco a mezzo propaganda ormai esplicitamente disseminata.
L’uno e l’altro sono vittime della finanza deviata, del consumismo degenerato e della prepotenza di magnati e plurimiliardari preoccupati solo di accumulare ricchezze e leve di comando sostituendosi agli Stati direttamente o per mezzo di loro emuli e mandatari.
Gli apparati produttivi dal canto loro, preda di un mercato senza regole, correvano a rotta di collo verso il punto di rottura.
L’imperialismo con la razzia delle risorse naturali e l’economia di guerra che rivendica il controllo delle tecnologie digitali ed aero spaziali, sarebbero state lo sbocco naturale.
L’arrivo di gente senza scrupoli pronta ad inventarsi nemici ovunque anche in casa propria arruolando Dio, pastori e chiese conniventi, ne sarebbe stato il necessario corollario.
É esattamente quel che sta succedendo.
La domanda che in molti si pongono, ossia se si tratta di una momentanea deviazione causata da un passeggero obnubilamento della coscienza umana e civile dovuto alle prevaricazioni del GOTA della finanza, della tecnologia e dell’industria, può essere retoricamente confortante se ci illudiamo che la risposta possa essere positiva.
Ma se si tiene conto dei continui scivolamenti degli ultimi ottant’anni e si osserva il mondo nella sua attuale disposizione, lo smarrimento del senso di appartenenza di uomini e popoli ad un Universo culturalmente variegato ma coeso in uno con il venir meno dei principi fondanti le comunità nazionali e lo smarrimento dell’idea stessa di civiltà condivisa, la risposta non può che essere negativa.
Il GOTA mondiale che controlla l’economia del pianeta e ne disciplina e orienta l’evoluzione può puntare, impunemente, sulla mutazione genetica degli individui, dei gruppi, dei popoli, delle nazioni da esso stesso cinicamente coltivata.
D’altronde vi è un’umanità disorientata, spaventata pronta ad affidarsi ai suoi stessi stupratori e aguzzini immolandosi ad essi come seguaci e fedeli di altrettanti idoli violenti e sanguinari.
L’economia di guerra dal canto suo cancella lo Stato Sociale in favore di società assistite basate sulla erogazione di bonus, prebende, privilegi, rendite a seconda del numero, del ruolo e dell’appartenenza delle diverse categorie tutte accomunate da un unica religione, un unico pensiero, un unico sentire imposto dal potere e dai suoi sacerdoti o sue sacerdotesse.
Non si tratta quindi di fronteggiare un temporaneo deragliamento dell’Umanità magari coltivando la segreta speranza di un rinsavimento del governo israeliano che restituisca equilibrio al Vicino e medio Oriente e prospettive ai popoli che vi abitano.
Né si tratta di aspettare che venga meno finalmente la schizofrenia tra governo e popolo statunitense perché l’armonia torni istantanea ovunque nel mondo.
Vi è in Occidente uno scivolamento che corre nella direzione del suo stesso mutamento genetico.
Anzi esso ne è ormai la manifesta esplicitazione potendosi affermare che il mutamento genetico si sia, in larga misura, già compiuto.
Quanto successo negli USA in maniera conclamata nell’ultimo decennio (ma in termini sotterranei da molto più tempo: la guerra in Iraq, la destabilizzazione dell’Africa e del Vicino e Medio Oriente perpetrate alla fine del secolo scorso, furono segnali eclatanti ignorati dall’Europa), ne è stata solo la definitiva consacrazione.
Vedremo cosa succederà a novembre 2026 negli USA e via via nei paesi come l’Italia in cui si voterà a breve distanza.
Ma i segnali che arrivano non lasciano presagire molto di buono.
Essi vanno verso una dittatura conclamata con possibile rischio di spaccatura della comunità statunitense se non addirittura di guerra civile.
Comunismo e islamismo sono le clave che l’attuale potere, auto proclamatosi espressione del Dio cristiano in aperto contrasto con la stessa Chiesa Cattolica, brandirà senza scrupoli e al riparo da ogni verità storica e culturale, additandoli come altrettanti cavalli di Troia destinati a distruggere dall’interno, ove non annientati, l’identità nazionale ed occidentale.
È forte la sensazione che quella visione, avendo trovato nel duopolio Usa-Israele targato NT una formidabile intesa e nei numerosi governi occidentali e/o nei movimenti aspiranti a governare i paesi europei dalla parte del suprematismo xenofobo e guerrafondaio MAGA, non scomparirà facilmente dagli orizzonti ed anzi potrebbe portare l’occidente ad un nuovo patto “d’acciaio”, che dio non voglia.
Peraltro, come l’eclatante caso italiano dimostra, non puoi sistematicamente e irresponsabilmente distruggere la cultura e la stessa lingua di un popolo in uno con la sua coscienza civica per oltre un trentennio senza pagare il fio o incassare il risultato a seconda della prospettiva da cui ci si pone.
Se un generale precocemente in congedo, vaneggia in Italia di radici greche e giudaico-cristiane ignorandone i più elementari postulati ( quelli che in altri tempi uno studente delle medie o un frequentante dei corsi base di catechismo conoscevano a menadito, a cominciare dalla sacralità del forestiero, del povero, del malato, del diverso) ed evoca il livello C1 di padronanza della lingua in un Paese largamente affetto da analfabetismo di ritorno che registra una paurosa percentuale di connazionali incapaci di leggere e comprendere un periodo con una subordinata, qualcosa di irreversibile é successo e chi lo ha reso possibile pensa di poterne approfittare.
Magari provocando, più o meno consapevolmente, un corto circuito che scommette sull’ignoranza esattamente come un tempo qualcun altro faceva affidamento sull’abitudine al buio in un mondo senza luce.
Non rimane che sperare nel recupero dell’antidoto mediterraneo per risolvere quel cortocircuito e far tornare nuovamente la luce in Italia e in Occidente.
