Di Antonio Corvino 

Dopo i migranti chi sarà il prossimo nemico dell’Occidente?
L’A.I.? Ovverosia L’Intelligenza Artificiale che farà un sol boccone, nel futuro prossimo, di molti lavori sin qui conosciuti e dei lavoratori che li praticano?

Annullato il lavoro come elemento discriminante tra società libere e società etero dirette non ci saranno più differenze tra socialdemocrazia e democratura, entrambe accomunate dalla voglia di costruire muri e innalzare barriere contro gli stranieri di colore e religione diversa da quella conosciuta, come sancito di recente nel patto tra il governo di destra italiano e il governo di sinistra danese?

Oltre a urlare e contrapporsi a muso duro contro gli immigrati che rubano (sic) lavoro e compromettono la sicurezza dei cittadini europei, sosterranno entrambe una sorta di neo Luddismo (distruzione delle macchine) tecnologico e decreteranno l’ostracismo dell’A.I. che promette di sostituire con androidi i lavoratori scacciando questi ultimi dalle fabbriche e dagli uffici?
O assumeranno l’avvento dell’A.I. come necessario tributo al progresso e il tramonto dei lavori e dei lavoratori come un tributo dovuto anch’esso al progresso?

Magari dando consistenza al passaggio dallo Stato Sociale a quello Assistenziale, destinandovi, d’intesa con i legittimi (!) detentori, sia chiaro, un po’ di super profitti oggi intascati per intero dagli iper capitalisti in spregio a chi lavora e grazie alla speculazione alimentata dai governanti loro amici o loro dipendenti a seconda delle prospettive, giusto per garantirsi presso il popolo una capacità minima di consumo, sempre necessaria ed auspicabile, ovviamente?

Tutto questo almeno nella fase intermedia, quella che precede l’arrivo della nuova era con governanti ed iper capitalisti pronti a trasmigrare su Marte invocando la maledizione del Dio delle scritture sui loro nemici legati alle tradizioni ed al sapere del passato che arriva, perché no, al Valhalla di Odino ed agli dei dell’Olimpo.

E intanto ci faremo tutti sedurre, o ubriacare, da chi, per conto di quelli, teorizza la cultura greco-romana-giudaica ed infine cristiana con esclusione di ogni contaminazione o peggio presenza mediterranea a cominciare dall’Islam che pure del Mediterraneo è parte integrante?

E se, rifiutando le illusioni e le false visioni dei nuovi padroni, dovessimo riscoprire che il cristianesimo è cresciuto sulle antiche religioni, quella del Nord celtico e quella del Sud greco-romano ed anche sulla religione egizia giunta a Roma con il culto di Iside e Osiride suo fratello e sposo nonché di Horus loro figlio tutti confluiti nel culto cristiano della sacra famiglia?

Sarebbe un bel ridere…un bel modo per mandare all’inferno i nuovi padroni ed i loro servi sciocchi travestiti da imbonitori o propagandisti politici, con tutti i loro piani mistici ben inteso.

A Benevento, città dove per molti secoli si è coltivato il culto egizio-orientale, nella Basilica della Madonna delle Grazie si venera la Vergine che allatta il bambino, un’immagine che evoca il culto di Iside ed Horus. Entrambi raffigurati nella postura che unisce il figlio al seno della madre.
Nelle mie peregrinazioni per le terre di mezzo vi giunsi dopo aver ritrovato il culto ed i templi dedicati a Mephite, divinità ctonia del popolo Osco, tra Altilia e la Valle d’Ansanto in Alto Molise ed Irpinia. Protettrice della fertilità della Terra e della felicità degli uomini la dea Mephite, con l’arrivo di Roma, era stata declassata a una sorta di divinità minore che dispensava morte in luogo della vita e i popoli Osco-Sanniti si rivalsero contro i conquistatori romani adottando il culto di Iside con quel che ne seguì. Nei pressi di Benevento sul fiume Calore i Romani eressero un superbo ponte di oltre 150 metri di luce a scavalcare il letto del fiume e spingere la Via Appia verso Brindisi e L’Oriente. E proprio dall’Oriente arrivarono dei, obelischi e sacri animali egizi, tra cui Iside Osiride e Horus.
Rappresentai queste mie considerazioni al giovane frate francescano incontrato nella Basilica or sono alcuni anni.
Egli mi guardò in maniera insistita tra il preoccupato e il meravigliato poi mi disse che quell’immagine altro non era che la rappresentazione della Vergine Madre di Dio e mi consegnò il santino con il testo della preghiera alla Madonna delle Grazie.
La presi per buona anche se a Benevento, e proprio nel luogo ove sorge la Basilica della Madonna delle Grazie sorgesse un paio di millenni addietro il tempio dedicato ad Iside; che da quelle parti fosse stato ritrovato il bue Apis sacro agli egizi; che Benevento fosse punteggiata da obelischi egizi; che la cultura popolare avesse inventato le Janare le quali, secondo alcuni, altro non erano se non le sacerdotesse di Iside cacciate dal loro tempio e trasformate in presenze magiche o stregonesche dal sentire popolare. Tutti fatti difficilmente contestabili.
Come difficilmente contestabile è l’innesto del culto cristiano sul culto degli antichi dei pagani.
A Siracusa, sull’isola di Ortigia, il duomo è edificato sul tempio di Minerva.
A Napoli la Basilica di San Paolo Maggiore, che affaccia sul Decumano maggiore, ha incorporato il tempio dei Dioscuri.
Ad Isernia il santuario dei Santi Medici Cosma e Damiano ha incorporato il tempio dedicato a Priapo. La cupola conserva ancora sulla parte terminale una lanterna dalla esplicita forma fallica. Lì si recavano uomini e donne a sollecitare fertilità per molto tempo anche dopo che la religione cristiana si era affermata.
Ed in tutto il Mediterraneo il culto cristiano è convissuto con il culto pagano per diverso tempo dopo l’arrivo del Cristianesimo.
Eclatante la storia di Ipazia ad Alessandria.
Sant’Agostino definì il martirio pagano di Ipazia, marzo 415 dopo Cristo, ad opera dei monaci Parabolani istigati dal Vescovo Cirillo come frutto di “una violenza necessaria” al trapasso dal vecchio mondo a quello nuovo.
La tardiva attestazione del culto (VI-VII secolo), di Caterina d’Alessandria, vergine e martire, colta e patrizia, martirizzata nel 305 allorquando il passaggio dal martirio agli altari era pressoché automatico, fa pensare ad una sorta di risarcimento postumo e sia pure simbolico della Chiesa cristiana verso i valori della cultura pagana.
Tanto più che la stessa Chiesa nutre grossi dubbi sulla esistenza storica di Caterina il cui culto venne addirittura sospeso da Paolo VI prima che venisse ripristinato da Giovanni Paolo II.
L’Arcangelo Michele intanto solo nel quinto e sesto secolo, dal canto suo, riassunse in sé le prerogative di Odino conquistando alla religione cristiana i popoli nordici che con i Longobardi scendevano verso il Mediterraneo.
E la Vergine Maria, oltre a quelle di Iside, aveva sempre nello stesso periodo ereditato le virtù di Hera. A Paestum si celebra la Madonna delle melegrane un frutto notoriamente sacro ad Hera che da quelle parti aveva un grande tempio mentre il Salvatore aveva sin da subito ereditato le virtù ed i tempi di Mitra e del Deus Sol Invictus.
Queste cose le sapevano molto bene Agostino e Tommaso che inoltre consideravano i filosofi greci a partire da Socrate, Platone e Aristotele la fonte del loro sapere.
Quel sapere peraltro giunse a Tommaso, a Dante, ai primi umanisti che, ahi loro, non conoscevano il greco, attraverso Averroé filosofo andaluso vissuto nella Spagna islamica.
L’Islam, al tempo in cui l’impero romano si decomponeva, diventava civiltà egemone nel Mediterraneo.
Egemone e raffinata.
Federico Secondo apprese dai Saraceni molto in materia di scienza, cultura, poesia , matematica, astronomia. A Fes, capitare del regno berbero, vi era affiancata alla grande Moschea l’Università Karaouine, un’Università pubblica, sin dall’ottocento dopo Cristo.
A Napoli, ad opera di Federico la prima università pubblica fu creata quattro secoli e mezzo dopo.

A Bologna l’università nacque nell’anno Domini 1088.

In Sicilia Ruggero il normanno ed il suo erede Ruggero Secondo, sperimentarono con profitto la convivenza tra Cristiani, ebrei, ortodossi e musulmani.

La Cappella Palatina realizzata nel palazzo Reale a Palermo resta l’insuperato monumento al sincretismo culturale, artistico e religioso del Mediterraneo, opera di architetti, maestranze ed artisti di ogni religione.
Federico Secondo strinse una proficua amicizia con al-Malik al-Kamil sultano saraceno e, insieme, evitarono inutili guerre riconoscendo la sacralità di Gerusalemme affidata di comune accorso e senza colpo ferire alla illuminata e tollerante sovranità di Federico. Questi aveva nei soldati arabi e musulmani la sua guardia più fidata.
Sessantamila uomini, che si batterono anche a fianco di Manfredi suo erede, si stabilirono a Lucera nella Daunia e dopo la sconfitta di Manfredi e la morte di Corradino restarono al loro posto, tra Regno di Sicilia e Regno di Napoli.

Il Mediterraneo non può essere colto nella sua interezza senza la presenza dell’Islam e la storia Europea che non può fare a meno del Mediterraneo non può non tenerne conto.
I grandi conflitti, le battaglie e gli assedi, da quello di Otranto nell’agosto 1480 a quello di Malta nel 1565 alla battaglia di Lepanto nel 1571 che sancì il ritorno dell’Europa nel Mediterraneo grazie a Venezia ed agli Stati cristiani, non chiusero i commerci con l’Oriente e l’Africa né posero fine alle reciproche contaminazioni, integrazioni e sovrapposizioni, né compromisero il reciproco riconoscimento.
La storia della contrapposizione tra Islam e Cristianesimo è, ahimè, frutto della prevaricazione colonialista degli Stati europei verso i popoli arabi sia del Vicino e Medio Oriente asiatico che dell’Africa. La stessa identificazione dei popoli con i loro paesi venne negata.
Gli Algerini erano definiti “Indigeni” dagli occupanti francesi che negavano loro il diritto stesso di essere riconosciuti in quanto popolo con una terra, una cultura, una patria, mi raccontava con grande amarezza un caro amico, già magnifico rettore dell’Università di Algeri.
E questo valeva per tuti i popoli, da quelli del Corno d’Africa a quelli del Vicino e del Medio Oriente a quelli del resto dell’Africa.
Difficile ricomporre la stessa identità storico culturale europea senza un recupero del percorso culturale di civiltà e identitario dell’Europa intera, quella del Nord e quella del Sud oltre che del Mediterraneo nella sua interezza.

Ridurre in maniera propagandistica la cultura europea e la cultura italiana con le rispettive civiltà ad una fantomatica radice greco-romana- giudaico-cristiana, senza ripercorrere la multiforme cultura e la civiltà dell’intera Europa e del Mediterraneo che comprende tre continenti dalle grandissime tradizioni di civiltà e cultura condivisa è davvero blasfemo oltre che ridicolo.

Ridurre poi tutto ad una presunta radice giudaico-cristiana, per un bieca, semplicistica, distorsione della propaganda suprematista xenofoba e razzista che rifugge da ogni considerazione storico-culturale europea e mediterranea è davvero annichilente.

Le radici europee e italiane nello specifico, sono radici assai ampie e ramificate che percorrono l’Europa a Nord con Odino, l’Europa a Sud con le divinità ctonie e il Mediterraneo con gli dei dell’Olimpo, la civiltà fenicia, cretese, minoica e greco-romana saldatesi tutte nella cultura-civiltà-religione cristiana che nel Mediterraneo ha trovato confronti e scontri con la cultura-religione-civiltà islamica in un processo osmotico sempre arricchente come lo stesso Francesco d’Assisi oltre a Federico, affermarono.
E come le più recenti esperienze cattolico-cristiane evidenziano a partire dagli insegnamenti del suo massimo rappresentante pontificio.

E dunque è il caso di rammentare a chi in maniera blasfema pensa di appropriarsi della cultura greco-pagana al modo di un pennuto spelacchiato che cerca di camuffare le proprie vergogne con le penne del pavone per imbrogliare stupidi ed ignoranti, che quella cultura poneva al fondamento della società l’accoglienza dello straniero in virtù di una legge divina sacra ed inviolabile pena lo scatenarsi dell’ira divina.
Esattamente come la religione cristiana che certo non conosce la nemesi divina né il fato ma conosce la grazia e la provvidenza che ci assomigliano molto.

Entrambe le religioni conoscevano inoltre la pietas umana e la compassione divina.

Ma tant’è, precipitando in fondo al burrone del pressappochismo e dell’ignoranza coltivati da oltre trent’anni, di che vuoi parlare?
Non c’è nemmeno tempo per ridere di tanta idiozia…

L’Odìsseo di Christopher Nolan, divenuto Ulisse per gli spettatori italiani, afferma con tristezza infinita, prima di rivelarsi a Penelope “siamo noi il popolo del mare che voi temete. Siamo noi che abbiamo infranto la legge di Zeus distruggendo ovunque la civiltà e scacciando ovunque lo straniero essendo noi stessi stranieri”.

Con quel monologo finale Christopher Nolan ha costruito un monumento.

Che il buon Odìsseo o Ulisse per gli Italiani, riveli questa banale verità a chi adora falsi idoli e predica odio contro l’Umanità errante, sarebbe davvero un bel risultato.

Visto che a frotte la gente italica sta andando a vedere Odissea.

Vuoi vedere che un film riesce a suturare una ferita apertasi da trent’anni per la distruzione dei valori e della cultura primigenia europea e mediterranea?

 

Ph pixabay senza royality

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