Ci sono momenti in cui il ritorno di una tradizione non è semplicemente la ripresa di un evento, ma significa ritrovare un pezzo della propria storia.
Lo scrive il Maestro Leonardo Quadri
Il Gran Concerto di San Bartolomeo era diventato, per tanti anni, un appuntamento importante per tutta la città. Per circa quindici anni, il 24 agosto significava musica, spettacolo e partecipazione, con migliaia di persone che si ritrovavano insieme per vivere una serata speciale dopo le celebrazioni religiose.
Poi, con la scomparsa di Mons. De Santis, quella tradizione si era interrotta e, con il passare degli anni, sembrava ormai appartenere ai ricordi.
Per questo fa particolarmente piacere sapere che il 24 agosto tornerà il Gran Concerto. Un ritorno reso possibile dalla sensibilità del nuovo Arcivescovo Autuoro e dall’impegno del direttore artistico Renato Giordano, che ha raccolto questa idea e, nonostante i tempi ristretti, si è subito messo al lavoro.
Per me, quella data ha anche un significato personale. Per molti anni, insieme all’allora direttore artistico Vanni Miele, ho avuto il piacere di presentare spettacoli che ancora oggi ricordo con emozione: Cavalleria rusticana, Pagliacci, i Tre Tenori e tanti altri grandi appuntamenti che portarono in città migliaia di spettatori.
Oggi, vedere che quella tradizione riparte è una bella emozione.
Non è soltanto il ritorno di un concerto: è il ritorno di una storia, di un’atmosfera e di un appuntamento che apparteneva alla città.
Grazie all’Arcivescovo Autuoro e a Renato Giordano per aver fatto sì che, ancora una volta, il 24 agosto possa tornare a essere una data speciale.
M° Leonardo Quadrini

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