Il Mediterraneo si estende sin dove cresce l’olivo, sosteneva Fernand Braudel e Predrag Matvejevic
ne raccontava le infinite diversità. Gli approdi e le isole, i porti e i fari, le coste e le città, le genti e le lingue, i canti ed i dialetti, le civiltà e le culture, i cibi e le coltivazioni. I popoli e le genti. Le guerre anche e le reciproche invasioni e le continue contaminazioni…
Termopili e Salamina, Alessandro e Dario, nazioni ed imperi.
Era il Mediterraneo.
Il Continente Mediterraneo che custodiva l’unicità della sua dimensione ancestrale.
Le terre che su di esso si affacciavano erano fonte di ricchezza ed il mare provvedeva a sfamare chi non aveva niente.
Racconta Matvejevic che sulle coste e sulle isole dello Ionio, del Tirreno e dell’Adriatico si combatteva la miseria mettendo a bollire le pietre del mare. Pietre antiche che non conoscessero bassa marea e in quanto tali intrise di segrete, misteriose risorse nutritive.
In esso la gente conosceva il senso del limite e della misura e cadenzava la sua vita sui tempi delle stagioni, sulla notte e sul giorno, sulla luce e sul buio, sul caldo e sul freddo ed ogni anno attendeva il ritorno di Persefone perché Demetra riempisse di frutti e di fiori la terra.
Conosceva la Pietas e la Compassione, coltivava il timore di dio, rifuggiva dalla tracotanza e accoglieva l’ospite e lo straniero sacri agli occhi di Zeus, Padre degli dei e massimo reggitore dei destini degli uomini.
Le guerre non cancellavano il rispetto per gli uomini e la cura dei feriti con la sepoltura dei morti interrompevano le battaglie.
Non si uccideva per disprezzo dell’altro e non si accumulava per affamarlo.
Non si praticavano i genocidi e nemmeno gli olocausti per nessun motivo. L’odio e la sopraffazione umana provocava l’intervento divino e la Nemesis avrebbe ricomposto l’armonia a costi drammatici tuttavia per colpevoli ed innocenti. E la gente, potenti e popolani lo sapeva e coltivava la virtù o comunque se ne guardava temendo l’ira divina.
Il Mediterraneo era Patria comune oltre ogni divisione. E chiunque poteva spostarsi da una sponda all’altra sentendosi a casa.
Molte civiltà si sono sovrapposte e succedute ma nessuna ha mai cancellato l’altra.
Il progresso era il risultato del loro rincorrersi.
Poi qualcosa creò la cesura.
Una cesura insanabile.
Le genti non si riconoscevano.
Furono innalzati muri e le porte si chiusero.
Gli dei vennero cancellati.
Le guerre divennero uno strumento di pura violenza.
Un mezzo per impossessarsi dell’altro.
Di tutto quanto gli apparteneva, compresa la vita.
Mefistofele aveva rivelato a Faust il potere della moneta e questo aveva inventato la finanza.
E l’indebitamento.
Il comandamento non fu “Divide et Impera” ma “indebita e comanda”.
Stati ed individui divennero feroci consumatori e bulimici possessori.
L’avere prevalse sull’essere.
L’impero non era più una risposta alla diffusione della civiltà dei popoli ma l’affermazione della dittatura personale.
E seguirono gli accumuli di ricchezze, la trasformazione degli individui e dei popoli in schiavi della ricchezza.
E arrivarono le guerre e con esse i genocidi.
E i muri contro le migrazioni.
Era morto il senso del limite.
La misura non era più la regola della convivenza umana, della produzione e del consumo.
Il lento procedere venne sopraffatto dalla frenesia. L’alternarsi della luce e del buio venne cancellato dalla illuminazione artificiale.
Scomparve il giorno e la notte.
Le stagioni non scandivano più l’alternarsi delle produziono.
La legge era produrre e consumare, distruggere il sovrappiù e tornare a produrre e consumare. Ed il mondo si indebitava sino a non poter più respirare.
Le guerre e le dittature erano le strade maestre della nuova civiltà.
Una civiltà nata e affermatasi fuori dal Mediterraneo ormai aveva invaso il mondo come una piovra e di esso, come una metastasi, si è impadronita.
E siamo ad oggi.
Il Continente Mediterraneo non esiste più.
Il mare che fu dei Fenici e dei Cretesi, degli Achei e dei Persiani, dei Romani e dei Cartaginesi, dei Cristiani, degli Ebrei e dei Musulmani é stato cancellato.
L’Europa è sopraffatta e confusa.
Sembra un incubo quello in cui é immersa.
Non è la sua storia.
La Russia insegue rivincite e desideri di potenza, l’Africa è lasciata alla deriva ed il Vicino e Medio Oriente viene incendiato dalle ambizioni suprematiste e dittatoriali cresciute come una terribile metastasi in riva all’Atlantico dalle parti degli USA.
Israele, preda dell’ambizione sionista, fa appello alle Scrittura, alle sue bombe atomiche ed alla amicizia dei magnati amerikani per impadronirsi delle terre che vanno dal Nilo all’Eufrate e perpetra genocidi ovunque passa.
L’imperialismo militare, finanziario e bellicista si è impossessato del nostro Mediterraneo.
La sua civiltà sepolta. I suoi popoli dimentichi.
I suoi governi succubi dell’imperialismo
Oceanico.
Ed il Padre Mediterraneo non può che piangere i suoi figli e custodire i loro sepolcri…
In attesa chissà che quei morti risorgano e tornino a innalzare la bandiera della civiltà mediterranea scacciando invasori stranieri e i loro servi di qua.
Intanto che quanto resta del pensiero meridiano custodisca i suoi valori mentre piange i suoi morti.
Elegia Mediterranea
Arriveremo alla costa mediterranea
e nuoteremo nell’azzuro
sino a raggiungere Al Andalus
Le bianche falesie ci faranno ala
la distesa del mare nostra casa accogliente
Il sole ci prosciugherà
e la luna ci consolerà
Orione e Sirio
Vega e la Stella Polare
indicheranno la strada
al nostro notturno nuotare
e la via lattea diventerà il nostro tratturo
per giungere sino a casa
Venere ci guiderà ad Occidente
Dove cresce l’olivo possente
e lasceremo l’Oriente
abitato da fichi dolci e maturi
Un tempo qui si posò lo sguardo di un Dio
tra il Tigri e l’Eufrate si riposò
e l’albero di fico a scrigno di gioia
per l’umanità consacrò
La regina di Saba e Salomone
si riconobbero
e Ninive con Babilonia
Tiro e Sidone
Betlemme e Nazareth
Il Signore di Abramo
dei Cristiani
e dei Musulmani
incontrò gli Dei Pagani
Il nostro mare tutti accolse
Ora ci seppellisce
Fu nostra dimora
e fonte della nostra civiltà
Ora pietoso ci accoglie nelle sue profondità
e per noi custodisce il cielo stellato
e in attesa della nostra resurrezione
su di esso costella di stelle
la strada di casa
Ph pixabay senza royality
