Di Paola Francesca Moretti 

“Lo stalking è un insieme di comportamenti concernenti tentativi ripetuti e perduranti di ricercare comunicazione e/o contatti verso una persona dissenziente”. P. Mullen et al.
Lo psichiatra australiano Paul Mullen ha studiato a lungo il fenomeno dello stalking, arrivando a delineare un ritratto psicologico dello stalker di notevole interesse e rilevanza sia in ambito psichiatrico che forense. Da quello che ho potuto dedurre dai suoi studi, lo stalking può essere classificato in diverse categorie, ciascuna caratterizzata da specifiche manifestazioni comportamentali e motivazionali. Egli distingue principalmente tre tipologie di stalker: il romantico, il predatorio e il compulsivo, evidenziando come le modalità di azione e le motivazioni sottostanti differiscano significativamente tra le stesse. La prima, quella di tipo romantico, si manifesta spesso in relazioni finite o assenti, accompagnata da tentativi insistenti di riconquistare il partner o di ristabilire un rapporto percepito come perduto. Questa categoria si caratterizza per comportamenti persistenti e invadenti, alimentati da un’idea di fusione con la vittima e una forte dipendenza affettiva. La forma predatoria, invece, assume connotazioni più minacciose e rincorrenti, con intenti di controllo, intimidazione o invasione della privacy, spesso con finalità di molestia o ricatto. Mullen sottolinea che tali comportamenti sono sostenuti da motivazioni di potere e dominio, e sono spesso accompagnati da una mancanza di empatia e da atteggiamenti di aggressività. La tipologia compulsiva, infine, si distingue per comportamenti ripetitivi e ritualizzati, alimentati da impulsi incontrollabili che riflettono difficoltà nel regolare l’ansia e le emozioni negative. La comprensione di queste differenti forme di stalking, secondo Mullen, è fondamentale per un’analisi accurata delle dinamiche psicologiche e comportamentali del soggetto, e consente di delineare interventi più adeguati e mirati. La distinzione tra le tipologie evidenzia anche l’importanza di un metodo di analisi multidisciplinare, che tenga conto sia degli aspetti clinici sia delle variabili contestuali e ambientali, per avere una visione più ampia e completa del fenomeno.

 

Ph pixabay senza royality

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