Di Antonio Corvino 

Si direbbe che viviamo tutti in una una società violenta, schierata a prescindere.
Essa non invita né stimola ad interrogarsi su cosa stia succedendo intorno a noi, in casa nostra e fuori. Al contrario, spinge a trasformare ogni cosa in una trappola per alimentare odio contro i propri nemici o presunti tali e rabbia nei propri elettori-sostenitori.

Alla frontiera tra Marocco e Ceuta e Melilla, enclave spagnola in Africa, tra la costa dello Stretto di Gibilterra ed il Marocco, si consuma, drammaticamente quanto biecamente, una vendetta trasversale incrociata tra l’Atlantico ed il Mediterraneo.

Di qua, in terra italiana, si prende immediatamente la scia per regolare conti, alimentare odio e rancore e prenotare un possibile futuro dividendo elettorale, coprendosi di ridicolo peraltro, se non ci fosse la tragedia di gente che, trasformata in merce di scambio ed in arma per regolare conti ad essa estranei, intraprende un calvario destinato a concludersi con la morte in mare. Nel pietoso ed un tempo civile Mare Mediterraneo.

Si tratta peraltro di una spirale che sembra destinata a non aver fine.

Negli USA una suora di colore che la mattina presto esce dal monastero, attraversa la strada per recarsi in chiesa, viene arrestata per il sospetto indotto dal colore della sua pelle da uomini mascherati, armati sino ai denti, sovrimpressioni e calcografie sul petto e sulla schiena a sancire l’appartenenza a corpi di polizia che operano in nome e per conto dello Stato e la società non reagisce.

In Italia un cittadino straniero, qui residente da 35 anni, viene immobilizzato e muore nelle mani della polizia e invece della pietas degli dei antichi o della compassione di quelli contemporanei, parte un inverecondo processo mediatico saturo di insulti nei confronti di chi è morto e addirittura nei confronti di chi evoca quella pietas o quella compassione.

Sempre negli USA un riesumato Ku Klux Klan sfila per le vie di Washington tra l’indifferenza della gente e l’avallo delle Istotuzioni.

In Italia sfilano i nostalgici del fascismo a braccio alzato ed anche qui nessuno reagisce anzi i governanti ammiccano.

In Germania tornano i nazisti ed in Israele sempre più si appalesa la natura nazionalista e l’impostazione razzista dell’impianto statale ereditato dal movimento sionista ed anche qui con la diretta partecipazione dei rappresentanti del governo questa volta e gli applausi della folla.

Sembra non ci siano più spazi per una convivenza pacifica, stimolante, creativa addirittura, tra diversi.

Il sincretismo religioso che metteva insieme ebrei, musulmani, cattolici ed ortodossi e che produsse editti e costituzioni non solo tolleranti ma addirittura affratellanti nelle epoche caratterizzate da formidabili sfide di civiltà e che realizzò convivenza pacifica e capolavori d’arte e architettonici mai superati, risale a circa ottocento anni addietro.

In Sicilia Ruggero Secondo figlio del Gran duca Ruggero il Normanno che aveva portato a termine la reconquista strappando il Sud ad Arabi e Berberi, inaugurò una grande stagione di fusione dei popoli, lasciando loro la decisione di essere buoni cittadini mantenendo la loro fede, le loro idee.

Federico Secondo affidò addirittura ad un corpo di giannizzeri musulmani la sicurezza del suo regno e si sedette con al-Malik al Kamil per sancire la dimensione universale di Gerusalemme oltre ogni divisione, oltre ogni potere, ogni religione.

Cosa è successo dunque in oltre ottocento anni da allora.

A Fes, Marocco, capitale del regno Berbero, già nell’Ottocento dopo Cristo, esisteva l’Università di Karaouine.
In Al-Andalus la Penisola iberica trasformata in loro patria prima dai Berberi e quindi dagli Arabi, Averroè recuperava la cultura ed il pensiero greco per consegnarlo all’Europa ed al mondo. Dante lo conobbe per il suo tramite.

A Napoli Federico Creava la prima università pubblica del regno emulando gli Arabi.

Tommaso d’Aquino metteva mano alla sua summa teologica senza tuttavia rinunciare al conforto della ragione e della filosofia che quella alimentava ed avvertendo che la teologia può scrutare solo dove la ragione si arresta e dopo che essa abbia esaurito tutte le sue possibilità.

Reconquiste cristiane contro conquiste arabe non impedirono progresso e sviluppo pacifico dei popoli.

Il Mediterraneo registrava battaglie terribili, Lepanto 7 ottobre 1571 su tutte, eppure esso rimaneva il Continente comune.

Marco Polo tracciava la via della seta, le Repubbliche Marinare solcavano i mari e mettevano in comunione le sue sponde.

I popoli delle contrade del Nord scendevano a Sud in pace ed in cerca di civiltà e conoscenza.

In Africa la tradizione della regina di Saba si era da sempre saldata con la grandezza di Salomone e l’avvento dell’Islam prese le mosse dallo stesso Dio di Abramo.

Il culto di Mitra e l’avvento del Sol invictus si saldarono con il Messia Cristiano.

L’Arcangelo Michele raccolse l’eredità degli dei guerrieri del Nord e unificò l’Europa e L’Oriente.

I monaci Basiliani in Oriente ed i Benedettini in Occidente aprirono la strada della dignità al lavoro manuale e indicarono il progresso materiale come necessario e addirittura propedeutico al magistero della religione.

Cosa è successo dunque nel tempo che si è districato nella modernità ed è arrivato alla contemporaneità?

La scoperta del nuovo mondo, l’avvento dell’Oceano quale frontiera della contemporaneità, la violenza ed i genocidi perpetrati contro i popoli, le culture e le civiltà dei continenti sino ad allora rimasti oltre gli orizzonti degli europei possono spiegare la terribile Nemesis dell’Universo che oggi stiamo conoscendo negando la stessa essenza dell’Umanità?

Si è prodotta una scissione insanabile tra progresso e scienza.
Tra ricchezza e felicità.
Tra potere e umanità.

Il progresso è stato sottratto ai popoli.
Questi, distratti, ammaliati dall’idea dello sviluppo materiale hanno ovunque accettato di trasformarsi da produttori in consumatori illudendosi che il benessere potesse innescare il progresso.
La scienza ha finito per avallare la cesura con la tecnologia, lasciata nelle mani del capitale più sfrenato, avido e refrattario ad ogni controllo.

La maledizione di Oppenheimer che pose fine al dramma dell’ultima guerra dando la stura per una nuova mai dichiarata eppure sempre strisciante e mai interrottasi ed oggi nuovamente e pericolosamente conclamata, ha finito per sopraffarci, come egli stesso, insieme a Fermi e Einstein temeva.

Sopravviverà la scommessa di Oppenheimer sulla “compassione” quantistica dell’universo che sin qui ha bloccato, in ossequio al teorema o al paradosso di Schrödinger, la prospettiva che l’umanità muoia esattamente come il gatto del fisico austriaco?

Sopporteranno le leggi quantistiche dell’Universo la protervia del potere che si è impadronito della terra e che intende dominarla senza alcuna pietas o compassione, riducendo l’Umanità intera ad uno stato di nuova schiavitù resa ancor più frustrante, terribile, addirittura inspiegabile dalla predisposizione della gran parte di essa a trasformarsi in guardiana di quel potere che l’ha privata di dignità e prospettive?

Delle due l’una: o l’umanità si ribellerà riappropriandosi del suo destino oggi usurpato da magnati e oligarchi impadronitisi del potere pubblico o davvero la guerra che ormai sta avanzando ovunque come un incendio inarrestabile la distruggerà definitivamente…

L’aspetto più pericoloso riguarda la generale incomprensione del pericolo che ciascuno individualmente e il mondo complessivamente, evidenziano.

Le stesse cifre sulle guerre conclamate non fanno più rabbrividire, a testimonianza che il potere finanziario impossessatosi della Terra è riuscito a far passare come normale e inevitabile la sua stessa distruzione.

I morti sui fronti russi ed ucraino, le diserzioni sempre più massicce da una parte e dall’altra, la povertà che sta allungando ovunque i suoi tentacoli asfissianti come una piovra, i genocidi perpetrati in Palestina e nell’Africa Sub Sahariana, il disfacimento del diritto internazionale, l’affermazione della forza come unica regolatrice dei rapporti tra Stati, l’uso spregiudicato e addirittura delinquenziale del potere pubblico piegato agli interessi della finanza deviata che ammorba il mondo come una metastasi, non solo non fanno rabbrividire ma sono diventati oggetto di diatriba, di contesa, di schieramento tra contrapposte fazioni.

Insomma gli Stati precipitano in una Guerra inarrestabile, i popoli ne subiscono le conseguenze in termini di cancellazione di ogni idea di progresso e felicità, le persone scivolano in una dimensione di indigenza conclamata, incontrollabile e incontrollata e tutto quello che succede è una esplosione di urla, di odio, di recriminazione che rendono confuso ed incomprensibile anche il nostro stesso esistere.

Il potere deviato ha vinto laddove è riuscito ad innescare una gara a chi urla più forte, a chi è capace di odiare di più, a chi ha la maggiore capacità di trascinare l’umanità verso una deriva violenta.
Basta lasciare un commento pronunciato sotto voce in margine ad una notizia di sopraffazione, di sperequazione, di disagio addirittura, magari riportata dalla stampa, per trovarsi sommersi da insulti, da invettive prive di logica oltre che di ragione e motivazione.

Sembra che l’intero corpo sociale in Italia e nel mondo intero, sfacciatamente in Occidente, sia in preda ad un desiderio collettivo di perdita del senso dell’essere comunità responsabile e pensante oltre ogni visione omogeneizzata, rassicurante, perfettamente riconducibile nelle maglie del potere.

Una sorta di segreto desiderio di perdersi in una spirale faziosa, violenta e conformista che eviti di porsi domande prevale dappertutto.
Si indicano e si cercano nemici tra quanti, indistintamente stan precipitando verso il baratro spinti violentemente dalle autorità costituite.

È questo il capolavoro del potere nella sua dimensione di metastasi dell’umanità.

Eppure domande ve ne sono, e molte, a cui bisognerebbe dare una risposta e sarebbe anche facile darla ove ci si riappropriasse della capacità di esseri raziocinanti.
Ma proprio l’assenza di raziocinio rende complessa se non indesiderata e negata quella risposta.
Il rischio, addirittura la necessità, di entrare in rotta di collisione con la realtà sfilacciata, compromessa, faticosa è tale da spingere a chiudersi a riccio, inibire la capacità di coglierne i segnali inequivocabili che dovrebbero dare consistenza a quella risposta e spingono a rifugiarsi nella rassicurante, quanto falsa e pericolosa scappatoia di prendersela con un nemico.
Un nemico costruito ad arte e additato dal potere.

Un’intima devastante deriva conduce a negare l’evidenza, a portare alle estreme conseguenze il processo di castrazione e auto distruzione, sollecita e soddisfa rabbia e frustrazione per qualcosa che sovrasta e che chiede obbedienza in cambio di gratificazione e rassegnazione scambiata per felicità-sicurezza laddove la disobbedienza critica, la volontà di capire e lo sforzo di raddrizzare una realtà deragliata viene considerata alla stregua di un tradimento.
Senza possibilità alcuna di confronto. Ed in quanto tradimento, da evitare, condannare, additare al pubblico ludibrio e se necessario colpire ed eliminare.

È la vittoria conclamata del potere deviato sulla società che, dal canto suo, è incapace di reagire piegata da decenni di corrosione consumistica che ne ha minato le capacità critiche, negando e rimuovendo il senso del limite e della misura propri, da sempre, della civiltà mediterranea.

La pratica della solidarietà e della compassione, pure esse, virtù fondanti di quella civiltà e della stessa religione cristiana che oggi viene sbandierata assurdamente contro il suo stesso Pastore supremo, quale strumento e viatico del dominio suprematista, xenofobo e addirittura neorazzista sul mondo.

Vale ormai l’affermazione della prevaricazione sulla discussione.
Della visione identitaria del clan, della razza, della nazione sulla variegata diversità dell’umanità. Del plotone ben inquadrato sull’eterogeneità della gente.
Dell’esercito sul popolo.
Della ricchezza sulla povertà.
Dell’arroganza sulla disponibilità.
Delle armi sulla pace.
Dell’urlo sulla discussione.
Della rabbia sulla comprensione.
Della violenza sulla pietas e della irrisione sulla compassione.

Anche l’opposizione cade nella trappola del potere che ha fatto passare la guerra, il riarmo, la transizione all’economia di guerra, la povertà dei più e la ricchezza dei meno come necessari per la stessa sopravvivenza del mondo.

Il risultato?

Il potere sguazza nella palude e svuota di energia pensante chi è chiamato ad opporsi instillando il convincimento che l’opposizione voglia in realtà solo sostituirsi al governo senza rovesciare un bel niente.

Quella, dal canto suo, invece di costruire una proposta semplice quanto necessaria fatta di disarmo, fosse anche unilaterale, di affermazione dei diritti fondamentali delle persone e del popolo nella sua intererezza, di rivendicazione di una sanità diffusa e funzionante per tutti, di ricostruzione di una scuola severa e tesa ad educare alla conoscenza critica di sé e del mondo, di redistribuzione del carico fiscale che finalmente faccia respirare chi da troppo tempo regge il peso del funzionamento dello Stato, di riaffermazione della dignità e sacralità del lavoro, di integrazione pacifica con gli altri popoli, di creazione di un’Europa finalmente libera da vincoli di sudditanza militare e finanziaria, si perde nella ricerca di distinguo inconsistenti e in equivoche affermazioni sulla sicurezza, sull’immigrazione, sul riarmo e addirittura sulle guerre ormai considerate inevitabili se non necessarie.

Di fatto essa ha accettato di confrontarsi sul terreno di chi ha portato alla rovina il paese con le sue politiche energetiche, migratorie, militari, economiche e finanziarie, sociali, sanitarie e scolastiche dettate dal magnate d’oltre oceano che promette di diventare padrone a vita del mondo intero.

In questo modo finisce con l’avallare la matrice nazi(onali)sta e razzista di chi tiene sotto scacco il paese, l’Europa ed il mondo intero.

Lo scivolamento dal razzismo al nazismo é nei fatti, addirittura obbligato ed è esattamente quanto sta avvenendo tra Sinai ed Eufrate con guerre, genocidi, distruzioni, occupazioni.
È quanto sta avvenendo negli USA dove un potere finanziario ottuso ed ottundente medita colpi di mano nell’indifferenza generale se non fosse per la testimonianza del senatore Sanders.

Ma è quanto sta avvenendo anche in Europa dove l’acquiescenza prevale sulla responsabilità e la sudditanza al potere finanziario-tecnologico dei magnati USA prevale sulla stessa dignità della storia europea, se non altro.
Qui se si eccettua Il governo spagnolo ed il suo presidente del consiglio Sanchez, fatto oggetto di un vero e proprio editto di lapidazione, prevale il desiderio di compiacere il GOTHA amerikano, non si capisce a qual fine visto che il disprezzo di esso va di pari passo con il ricatto e l’imposizione dei propri interessi affermati ed imposti con stridula voce e acuti strilli oltre oceano.

É esattamente il quadro sotto i nostri occhi.

Ad Israele é affidato il compito di dare attuazione compiuta al processo nazista-razzista che se non fermato, poi verrà replicato in ogni dove in Occidente prima che altrove, Dio non voglia.

A Novembre negli USA ci saranno le prove generali.
In Italia la deriva sembra dal canto suo inarrestabile.
Arriverà la legge elettorale a sancirne lo scivolamento. In attesa dei risultati elettorali prossimi venturi. Tra l’indifferenza dei più e le incomprensibili tergiversazioni/titubanze dei meno che dicono di opporsi.
Ps
Urticante oltre che ridicola l’ossessione dei nostrani governanti per caso, abbarbicati alla loro rozza idea di una società razzista da controllare puntigliosamente… Magari procedendo al riconoscimento facciale con conseguente, incostituzionale, schedatura di ogni singolo manifestante/cittadino, mediante un’aberrante impiego dell’Intelligenza Artificiale.
Quale sarà il prossimo passo?

 

Ph pixabay senza royality

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