La ricerca dell’Istituto Piepoli per Renael, per l’85% dei cittadini le ondate di calore sono legate al cambiamento climatico, il 95% accetterebbe i disagi dei cantieri per interventi di adattamento urbano
Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma una realtà che incide già oggi sulla qualità della vita nelle aree urbane. È quanto emerge dall’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per Renael, Rete nazionale delle agenzie energetiche locali, che fotografa la percezione dei cittadini sugli effetti delle ondate di calore, sulla preparazione dei territori e sulle priorità per rendere città e comuni più resilienti. Secondo la ricerca, il 64 per cento degli italiani ritiene che il cambiamento climatico abbia già peggiorato la propria qualità della vita, una percezione particolarmente diffusa tra i giovani under 35, mentre oltre sette cittadini su dieci (71 per cento) hanno dichiarato di aver sofferto disturbi fisici legati alle elevate temperature registrate negli ultimi giorni, tra cui stanchezza, spossatezza e difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane. La consapevolezza del fenomeno è ormai molto elevata: l’85 per cento degli intervistati considera le ondate di calore una conseguenza del cambiamento climatico e una quota analoga guarda con preoccupazione agli effetti che il riscaldamento globale potrà avere sulla qualità della vita nelle città italiane nei prossimi dieci anni.
Gli effetti del caldo incidono sempre più sulle abitudini quotidiane degli italiani. Il 68 per cento dichiara infatti di aver modificato i propri comportamenti durante l’estate: tra questi, tre su quattro evitano di uscire nelle ore più calde della giornata, la metà beve più acqua e adotta maggiori precauzioni, mentre aumenta anche il ricorso a sistemi di raffrescamento e a spazi climatizzati. Un cambiamento che riguarda anche il modo di vivere e scegliere i luoghi della quotidianità: due italiani su tre (66 per cento) affermano di desiderare di lasciare temporaneamente il luogo in cui vivono per cercare aree con un clima più fresco, come montagna, mare o zone verdi.
Se la percezione del problema è diffusa, altrettanto non si può dire del livello di preparazione dei territori. Solo il 30% degli italiani ritiene che il luogo in cui vive sia oggi adeguatamente preparato ad affrontare estati sempre più calde, mentre appena il 22 per cento giudica sufficiente l’impegno del proprio Comune nel contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

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