La seconda giornata di RARO 2026 ha confermato ciò che la prima aveva intuito: questo festival non si limita a parlare di cultura, la pratica. Morcone si è trasformata ancora una volta in un laboratorio diffuso in cui archivi, creatività, memoria e impresa hanno dialogato con una coerenza raramente riscontrabile nel panorama dei festival culturali meridionali.
Il pomeriggio si è aperto all’Auditorium San Bernardino con due sessioni di grande densità. La prima, dedicata alla creatività pubblicitaria e alla formazione, ha visto protagonisti i lavori dello Spot School Award , Mediterranean Creativity Festival, presentati dal docente creative director Angelo Capozzi e dal Direttore della Scuola La Tecnica Bruno Lorenzo Ascione, con le allieve Sara De Ioanni, Maria De Marco e Mayra Monserrat: una dimostrazione concreta che la formazione creativa nei territori interni produce talento riconoscibile, non inferiorità da colmare.
A seguire, il panel Archivi e Spazi Produttivi: l’arte di conservare per rigenerare e innovare ha affrontato uno dei nodi più profondi del dibattito sul patrimonio culturale italiano: la conservazione non come fine a se stessa, ma come atto generativo. Ne hanno discusso il Presidente dell’Ordine degli Architetti Emilio Franco, la Direttrice dell’ISEM CNR Paola Avallone, la Dirigente di Ricerca Raffaella Salvemini, la storica dell’arte e curatrice indipendente Gabriella Ibello, Ilaria Lepore dell’Università La Sapienza di Roma e Bianca Stranieri della Fondazione Mondragone, voce autorevole della ricerca sui manufatti tessili storici campani. La sessione si è chiusa con la presentazione del restauro e della rilegatura artigianale dei manoscritti del Banco di Napoli, illustrata dal Direttore della Fondazione Banco Napoli Ciro Castaldo, dal Presidente della Fondazione Il Cartastorie Marcello D’Aponte, dal Responsabile del Museo Sergio Riolo e dal restauratore Lorenzo Calicchio: un intervento che ha mostrato, con la concretezza del lavoro artigianale, cosa significa trasformare la cura del passato in professione del presente.
Il momento più istituzionalmente rilevante della giornata è stato il panel delle ore 17,30, dedicato all’industria culturale come quarto pilastro dello sviluppo sostenibile. Un tavolo che ha riunito soggetti di primo piano del sistema culturale, economico e parlamentare nazionale, con la partecipazione in collegamento di Francesco Spano, Direttore di Federculture, e di Domenico Sturabotti, Direttore della Fondazione Symbola, la cui presenza , anche a distanza , ha attestato il peso reale di una manifestazione radicata in un borgo interno ma capace di attrarre interlocutori di rango nazionale.
Tra le voci in presenza, ha assunto particolare rilievo quella di Orazio Abbamonte, Presidente della Fondazione Banco di Napoli. Istituzione fondata nel 1539, la Fondazione custodisce uno degli archivi storici più significativi d’Europa, testimonianza viva di secoli di vita economica, sociale e civile del Mezzogiorno. Il suo intervento ha restituito alla discussione la profondità storica che il tema richiedeva: il patrimonio del Sud non è un peso da gestire, ma una risorsa da rimettere in circolazione con intelligenza, progetto e visione di lungo periodo. Abbamonte ha ricordato come la Fondazione Banco di Napoli non sia soltanto custode di memoria, ma soggetto attivo nello sviluppo culturale ed economico del territorio, con una missione che oggi si misura con la sfida più difficile: tradurre secoli di storia in strumento contemporaneo di coesione e crescita. Una presenza, la sua, che a RARO non era simbolica ma sostanziale.
Al tavolo hanno preso parte anche l’On. Alessandro Caramiello, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Sviluppo Sud, Giovanni Iannelli, Direttore Risorse Umane di ALES S.p.A., Carlo D’Angelo dell’Università del Molise, Letizia Bindi, Alessio Zollo, Presidente dei Giovani Confindustria Benevento, Gian Paolo Manzella, Vicepresidente Svimez, e la professoressa Rossella Del Prete, ideatrice e responsabile scientifica del festival, che ha tenuto le fila di un dibattito complesso con la chiarezza analitica e la visione strategica che da tre edizioni sono la cifra distintiva di RARO.
La serata si è spostata nella Chiesa di Sant’Onofrio per Io, Massimo Rao, il racconto di una vita d’artista di e con Antimo Buonanno: un momento di teatro civile e memoria che ha chiuso la giornata nella dimensione più intima del festival.
E poi la notte. In Piazza San Bernardino, alle 21,30, M’Barka Ben Taleb ha portato Inversa Africa: voce, percussioni, arpa, violoncello e fisarmonica intrecciati in un unico respiro mediterraneo. Tunisina di nascita, napoletana d’adozione, artista di confine per vocazione, M’Barka non canta tra due culture: le abita entrambe simultaneamente, con una libertà che è essa stessa un atto politico. In un festival che ha messo la libertà al centro del proprio tema , libertà da, libertà di , la sua musica non era una chiusura. Era una conferma.

Daniela Piesco
Curatrice della comunicazione, RARO 2026
Critica d’arte, Eccellenze Sannite®

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