Il sindaco Clemente Mastella ha chiesto pubblicamente di pregare per lui, rivelando davanti alla Basilica della Madonna delle Grazie di essere malato. A questo, come cittadini prima ancora che come giornalisti , non c’è che una risposta possibile: gli auguriamo con sincerità una pronta guarigione.

Nessuna riserva politica intacca questo augurio, perché la salute di una persona non è materia di appartenenza né di schieramento.

Ma proprio perché il rispetto per la persona non è negoziabile, non lo è nemmeno il dovere del cronista di leggere i fatti nel loro contesto. E il contesto, in questi giorni, non è fatto solo di un annuncio commosso in una basilica gremita. È fatto anche di un segretario generale del Comune, Riccardo Feola, sospeso per dodici mesi dall’esercizio dei pubblici uffici con l’accusa di corruzione e turbata libertà degli incanti; di un dirigente di Palazzo Mosti, Gennaro Santamaria, arrestato in flagranza a fine marzo; di un’indagine della Procura, condotta da Digos e Guardia di Finanza, che riguarda fatti dal luglio 2024 al luglio 2025. Sono provvedimenti cautelari emessi nella fase delle indagini preliminari: nessuno è stato condannato, e il diritto di ciascuno alla presunzione di innocenza resta pieno. Ma il fatto che l’amministrazione comunale sia sotto la lente della magistratura è, questo sì, un dato di cronaca verificato, non un’opinione.

Ecco perché desta più di una perplessità che, nello stesso arco di ore, oltre venti testate abbiano pubblicato la notizia della malattia del sindaco con formule pressoché identiche, spesso la medesima frase, lo stesso ordine delle informazioni, lo stesso incipit. Non è un’illazione: è un esercizio che chiunque può fare confrontando gli articoli usciti ieri.

Il problema non è che la notizia sia stata data , era doverosa , ma che sia stata data, in troppi casi, senza una riga di contesto, senza che la redazione si interrogasse sul perché quell’appello arrivi proprio ora, mentre il Comune attraversa la sua stagione giudiziaria più delicata degli ultimi anni.
Perché questo non è un dettaglio di stile, ma una questione deontologica

Il Testo Unico dei doveri del giornalista impone la ricerca e la diffusione di notizie accurate e verificate nel rispetto della verità sostanziale dei fatti, e la responsabilità diretta del giornalista sul contenuto pubblicato, indipendentemente dalla fonte.

Un comunicato , istituzionale, di agenzia o di ufficio stampa , è materia prima, non un articolo già scritto.

Trasformarlo in notizia senza alcuna mediazione editoriale, senza gerarchizzare l’informazione né inserirla nel quadro degli eventi in corso, non è cronaca: è un trasferimento di testo da un mittente a venti destinatari che si limitano a cambiare la testata in alto alla pagina.

Dietro ogni redazione dovrebbe esserci qualcuno , un direttore, un caposervizio, un redattore , che si ponga la domanda più elementare del mestiere: perché questa notizia, oggi, e cosa manca per capirla davvero?

C’è poi un secondo principio, altrettanto solido: il pluralismo dell’informazione, riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale come bene da tutelare proprio perché il cittadino ha diritto a una pluralità di voci e di angolature, non a un’eco unica moltiplicata per venti. Un’informazione tutta uguale a se stessa non è pluralismo, è la sua negazione formale: apparenza di più fonti, sostanza di una sola.

La posizione de L’Eco del Sannio

Non confondiamo mai due piani distinti: la persona e il ruolo pubblico. Auguriamo al sindaco Mastella, uomo prima che amministratore, di superare questo momento. Ma continueremo a raccontare, con gli stessi criteri di sempre, ciò che accade a Palazzo Mosti, comprese le vicende giudiziarie che riguardano chi lo amministra , con il rigore che la presunzione di innocenza impone, ma senza sconti sul diritto di cronaca e di critica, che la Costituzione e la giurisprudenza riconoscono come essenziale al controllo democratico sull’esercizio del potere pubblico.

Un’informazione che rinuncia a questo, per quanto emotivamente comprensibile la tentazione, smette di essere informazione e diventa cassa di risonanza. Non è la strada che abbiamo scelto in oltre dieci anni di redazione indipendente, e non lo sarà oggi.

Daniela Piesco

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