Di Daniela Piesco Direttore Responsabile
Il 6 luglio 2026, presso la sede di Confindustria Benevento, andrà in scena il settimo appuntamento del ciclo “Il Credito Amico”, dedicato a “L’evoluzione del mercato del credito” e alla presentazione dell’Accordo Quadro tra Confindustria Campania e Banca Sella. Il programma prevede saluti istituzionali, un approfondimento tecnico affidato a esponenti di Banca Sella, una sessione di domande e risposte e le conclusioni di vertici associativi e bancari; l’evento dà inoltre diritto a due crediti formativi per la formazione professionale continua. Non si tratta, quindi, di un semplice appuntamento promozionale, ma di una sede di confronto organizzato tra impresa, credito e professioni, in un momento in cui l’accesso ai capitali sta tornando al centro della competitività territoriale.
La scelta del tema è tutt’altro che rituale. In Campania, secondo la Banca d’Italia, nel 2025 il credito al settore privato non finanziario è tornato a crescere del 2,8%, mentre i prestiti alle imprese sono aumentati del 2,1%. Ma dietro il dato aggregato si nasconde una frattura rilevante: i finanziamenti alle imprese medio-grandi sono saliti del 3,2%, mentre quelli alle piccole imprese sono diminuiti del 3,7%. Nello stesso periodo, il costo del denaro per le imprese si è ridotto: i tassi sui prestiti per esigenze di liquidità sono scesi dal 6,7% di dicembre 2024 al 5,6% di dicembre 2025; quelli sui prestiti per investimenti dal 5,8% al 4,6%. In altri termini: il credito sta migliorando, ma non per tutti allo stesso modo. È precisamente in questa divergenza che il convegno acquista rilievo economico.
“Il Credito Amico”: non uno slogan, ma un dispositivo di intermediazione economica
La definizione più chiara dell’iniziativa viene dalla stessa Confindustria Benevento: il format, ideato da Filippo Liverini, mira a creare “un ponte stabile di collegamento tra banche e imprese” attraverso l’approfondimento di temi specifici e la conoscenza diretta degli istituti bancari e dei loro referenti territoriali. Già il quarto appuntamento, organizzato con BPER, veniva presentato come un’occasione per migliorare la comprensione delle dinamiche bancarie e favorire un dialogo costruttivo tra sistema produttivo e mondo del credito. il quinto ,con Banca Popolare Pugliese(BPP), aveva invece posto al centro sostenibilità, incentivi pubblici e trasformazione competitiva.Il sesto appuntamento, inoltre,curato da Deutsche Bank, ha affrontato ZES Unica, incentivi fiscali, Nuova Sabatini e iperammortamento. Il filo rosso è evidente: “Il Credito Amico” non coincide con l’idea di credito facile, ma con quella di credito leggibile, interpretabile e negoziabile in modo più maturo dalle imprese.
Questa impostazione è economicamente sensata. Nei sistemi produttivi composti da PMI, il problema non è quasi mai soltanto la scarsità di fondi. Molto spesso conta la qualità della relazione informativa fra impresa e banca: quanto l’impresa sappia raccontare il proprio progetto industriale, quanto sia leggibile il suo profilo economico-finanziario, quanto sia credibile la generazione futura di cassa, quanto sia coerente il mix tra debito bancario, incentivi pubblici e capitale proprio. Un’iniziativa come “Il Credito Amico”, se ben costruita, riduce l’asimmetria informativa che penalizza soprattutto le imprese minori. E questo spiega perché, in un contesto in cui le piccole aziende continuano a perdere terreno sul fronte del credito pur con tassi in calo, la cultura finanziaria diventa una vera infrastruttura di sviluppo.
Filippo Liverini: il profilo di un mediatore tra, finanza e rappresentanza
Nel disegno del convegno, la figura di Filippo Liverini è centrale non per mera collocazione protocollare, ma per coerenza biografica e istituzionale. Oggi è Vice Presidente di Confindustria Benevento con delega al Credito, Finanza Agevolata e Sviluppo d’Impresa nella squadra guidata da Andrea Esposito; sul piano aziendale è Presidente del CdA e direttore amministrativo e finanziario di Mangimi Liverini SpA, impresa manifatturiera attiva dal 1969 nel settore dell’alimentazione animale. È inoltre dottore commercialista e revisore contabile, con una lunga esperienza di governance societaria e associativa.
Il suo curriculum aiuta a capire perché il tema del credito, nel suo caso, non sia accessorio. Liverini è stato presidente di Confindustria Benevento, componente della giunta di Confindustria Campania, membro della commissione credito regionale, rappresentante camerale, componente della Consulta Territoriale Campania-Puglia Nord di BPER e, a livello nazionale, è stato nel Gruppo Tecnico di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco. In altre parole, il suo profilo si colloca all’incrocio di tre competenze raramente integrate nella stessa persona: gestione d’impresa, lettura tecnica del bilancio e rappresentanza organizzata degli interessi produttivi. È esattamente il tipo di profilo che può interpretare il credito non come tema astratto, ma come leva concreta di politica industriale territoriale.
Va però osservato un punto essenziale: la credibilità di una leadership sul credito non si misura dal numero di banche coinvolte in un convegno, ma dalla capacità di spostare il baricentro del dibattito da una domanda sterile “quanto costa il denaro?” , a una molto più seria: “quali imprese sono in grado di trasformare il debito in produttività, innovazione e margini?”. Se la funzione di Liverini sarà solo quella di facilitare l’incontro tra domanda e offerta bancaria, il progetto resterà utile ma limitato. Se invece riuscirà a tradurre il ciclo “Il Credito Amico” in una palestra di selezione qualitativa dei progetti imprenditoriali, allora il valore dell’iniziativa crescerà sensibilmente.
L’Accordo Quadro Banca Sella–Confindustria Campania: più di un plafond, una proposta di architettura finanziaria
Il cuore contenutistico del settimo appuntamento è la presentazione dell’accordo tra Banca Sella, Confindustria Campania e Piccola Industria Confindustria Campania. L’intesa mette a disposizione delle imprese associate un plafond di 100 milioni di euro per finanziare investimenti collegati a Industria 4.0, Transizione 5.0, iniziative ESG, soluzioni digitali avanzate e nuove tecnologie. Ma l’elemento più interessante, sotto il profilo strategico, non è solo l’ammontare: è il fatto che l’accordo affianchi al credito tradizionale l’accesso ai servizi di Sella Investment Banking, inclusi M&A advisory, raccolta di capitale, mini-bond, strutturazione del debito e acquisition finance.
Questo è il passaggio decisivo. Le economie territoriali mature non crescono quando aumenta genericamente il credito, ma quando si amplia il ventaglio degli strumenti finanziari compatibili con il ciclo di vita dell’impresa. Una PMI che deve comprare macchinari ha bisogno di credito bancario; una PMI che deve fare scala, aggregarsi, rafforzarsi patrimonialmente, entrare in una filiera lunga o prepararsi all’export ha spesso bisogno anche di finanza straordinaria, advisory, patrimonializzazione, governance. L’accordo con Banca Sella sembra muoversi in questa direzione: non solo prestiti, ma anche accompagnamento. È una differenza cruciale, perché molte imprese italiane non soffrono di sola sottofinanziarizzazione; soffrono di sotto-architettura finanziaria.
ANSA ha riportato un passaggio molto interessante del dibattito sorto attorno all’accordo: facilitare l’accesso al credito non significa soltanto aumentare le risorse disponibili, ma anche rendere più snelle e meno meccaniche le modalità di valutazione, evitando che la validazione dei programmi d’investimento venga affidata in modo eccessivo a automatismi standardizzati. È un’osservazione rilevante: nelle aree dove il tessuto produttivo è fatto di imprese medie, piccole e familiari, la qualità del merito creditizio spesso non emerge pienamente da indicatori quantitativi standard. Serve una banca capace di leggere i numeri, ma anche i processi, le filiere, la qualità manageriale, la tenuta del posizionamento competitivo. (ANSA)
Credito, incentivi e territorio: dove si gioca davvero la partita
Il settimo appuntamento arriva in una fase in cui il contesto regolatorio offre opportunità reali, ma anche il rischio di letture superficiali. La ZES Unica consente, per il 2026, un credito d’imposta sugli investimenti realizzati dal 1° gennaio al 31 dicembre, con base agevolabile fino a 100 milioni di euro per progetto e soglia minima di 200.000 euro, nell’ambito di una misura estesa fino al 2028 e con una dotazione complessiva 2026 pari a 2,3 miliardi. La Nuova Sabatini, dal canto suo, resta uno strumento importante per facilitare l’accesso al credito delle PMI per macchinari, impianti, attrezzature, hardware, software e tecnologie digitali; Unioncamere Campania sottolinea inoltre il focus 2026 su digitalizzazione, beni green e rafforzamento patrimoniale.
Tuttavia, l’economia seria diffida sempre delle scorciatoie. Incentivi e plafond non sostituiscono la qualità industriale dei progetti. Se un’impresa non possiede adeguata marginalità, reporting credibile, pianificazione dei flussi di cassa, presidio del rischio energetico, capacità di trasferire innovazione in produttività, nessuna misura di finanza agevolata può trasformarla stabilmente in un’impresa solida. Al massimo può rinviare un problema. Per questo il vero banco di prova di “Il Credito Amico” non sarà la quantità delle domande generate, ma la qualità dei progetti finanziabili che il territorio saprà costruire.
Il nodo delle piccole imprese: la questione che il convegno non può eludere
Il dato più importante emerso dal quadro campano è forse anche il più scomodo: mentre il credito complessivo alle imprese torna a salire, le piccole imprese restano in arretramento. Questo significa che il mercato non sta premiando automaticamente il “fare impresa” in sé, ma tende a selezionare dimensione, struttura, patrimonializzazione e leggibilità dei progetti. In un simile scenario, parlare di “mercato del credito” senza parlare di asimmetrie dimensionali sarebbe incompleto. Il rischio è che le opportunità migliori , 4.0, 5.0, ZES, advisory finanziaria evoluta , vengano intercettate soprattutto dalle imprese già più attrezzate, lasciando ai margini proprio quelle che più avrebbero bisogno di fare un salto di qualità.
Ecco perché la formula “credito amico”, se vuole essere economicamente adulta, deve significare soprattutto questo: credito esigente ma non cieco. Non credito facile; non credito politico; non credito puramente algoritmico. Piuttosto, credito che distingue tra chi è fragile e chi è improvvisato, tra chi ha bisogno di accompagnamento e chi semplicemente non ha un modello sostenibile. Una politica associativa del credito è credibile solo se sa aiutare le imprese meritevoli a presentarsi meglio al sistema bancario, ma anche se sa dire con franchezza che non tutto ciò che chiede denaro è automaticamente finanziabile.
Il convegno del 6 luglio, letto superficialmente, potrebbe apparire come una classica iniziativa di networking tra banca e imprese. Letto con maggiore profondità, invece, rivela un’ambizione più interessante: provare a fare del credito una leva ordinatrice dello sviluppo territoriale, collegando finanza bancaria, incentivi, consulenza strategica, cultura d’impresa e selezione degli investimenti. In questo quadro, la figura di Filippo Liverini assume un significato preciso: quello di un imprenditore-manager che tenta di costruire un linguaggio comune tra chi produce e chi finanzia. La vera sfida, però, comincia dopo il convegno: trasformare il dialogo in criteri, i criteri in progetti bancabili, i progetti in investimenti produttivi e gli investimenti in produttività durevole. Solo allora il “credito amico” smetterà di essere un titolo efficace e diventerà una politica economica territoriale degna di questo nome.
Ph Giuseppe Chiusolo
