Quale futuro si prospetta ad un Occidente incapace di difendere i suoi fondamentali in materia di tolleranza, democrazia, progresso, integrazione, libertà, controllo dell’economia nella sua dimensione pubblica e privata e in materia di redistribuzione della ricchezza?
L’autoritarismo intriso di suprematismo evolve verso forme di nazismo conclamato che non tarderanno a produrre effetti di massa.
La saldatura di gran parte del mondo occidentale intorno al”libera tutti” amerikano-israeliano con licenza di usare il potere a scopi personali blandendo un’opinione pubblica ormai alla deriva e dandole in pasto Neri, Immigrati e bonus per i “poveri” bianchi in cambio di guerre, genocidi e deportazioni, controllo della ricchezza e delle risorse planetarie è ad un punto di non ritorno.
La rinuncia, momentanea, del suprematismo a decisioni e atteggiamenti punitivi verso i “bianchi dissidenti” non deve illudere.
A potere consolidato, l’obiettivo successivo sarà tacitare l’opposizione democratica interna ed internazionale.
Il modello amerikano, imperialista all’esterno e violento-discriminatorio all’interno, dominato da oligarchi spregiudicati intenti ad arricchirsi dominando lo Stato, non avrà più remore mentre il modello israeliano, al primo inestricabilmente connesso, alimenterà ovunque genocidi e guerre tutte coperte dall’alibi della sicurezza in un sistema geopolitico rigidamente interdipendente e complice ed in un contesto economico sempre più dominato dalla visione bellica della produzione industriale e dello stesso sviluppo tecnologico.
È un mondo distopico quello cui stiamo andando incontro.
Cosa volete che interessi a questo tipo di potere l’abbandono delle campagne, delle montagne e delle terre di mezzo? O la desertificazione di interi pezzi delle nazioni.
Lo spopolamento è addirittura una condizione necessaria al potere suprematista e dispotico. L’ubriacatura da Remigrazione andata in onda al Parlamento Europeo ne è la dimostrazione più evidente.
Un mondo occidentale affetto da decremento strutturale della popolazione che si dimezzerà nei futuri decenni, avrebbe bisogno di immigrazione ed integrazione come il pane per continuare a sviluppiarsi, crescere e conservare la propria identità.
Invece si persegue un modello chiuso in cui gli immigrati assolvono alla funzione di alimentare servizi ed economia rigidamente irregimentati in un contesto in cui la società si articolerà tra bianchi ricchi con diritti infiniti, bianchi poveri con diritti ai bonus esistenziali e immigrati emarginati senza diritti da custodire in ghetti ben guardati.
Così si punta a chiudere le frontiere per custodire la supremazia della razza e seppellire nei campi di concentramento più o meno camuffati quanti arriveranno dal mare o dagli oceani, dai fiumi o dalle montagne.
A costoro verrà negato tutto. Alle società occidentale la dimensione umana.
È questo il mondo distopico prossimo venturo. Piaccia o meno.
Per arrivarci la condizione è quella di un potere inattaccabile, in grado di lobotomizzare i dissidenti.
Non è immaginazione ma pura concatenazione dei fatti.
I dissidenti, i democratici, si illudono di sistemare le cose con le prossime elezioni. In Amerika e magari anche in Italia.
Ma potrebbe succedere che queste non cambieranno nulla ed allora il declivio diventerà talmente ripido da non consentire più alcun appiglio.
Ed il mondo distopico che Orwell e Zamiatin avevano immaginato come degenerazione obbligata del comunismo sarà retaggio ed appannaggio delle democrazie occidentali.
È il contrappasso della storia o se volete la manifestazione della nemesi di essa che un tempo era attribuita agli dei.
Non si può impunemente cedere il potere ai potentati privati secondo la teorizzazione delle privatizzazioni universali e poi stracciarsi le vesti per l’arrivo, ovunque a destra ed a manca, di oligarchi, magnati che celebrano la supremazia dell’ipercapitalismo dall’Amerika alla Cina, alla Russia, all’Ucraina, ad Israele et cetera.
Abbiamo una sola arma per frenare tale deriva. Rimettere in piedi il potere pubblico di controllo, programmazione e orientamento dell’economia.
Non sto parlando della collettivizzazione dei mezzi di produzione teorizzata da Marx ma del ruolo ordinatore del potere pubblico teorizzato da Keynes ed in Italia da Federico Caffè e ovunque dalla scienza economica-sociale-politica che persegue la liberazione dell’uomo dalla dipendenza, dall’ignoranza, dalla povertà, dalla guerra e dalla violenza senza cedere alle lusinghe della concentrazione del potere e delle ricchezze nelle mani dei nuovi Creso, violenti ed indistruttibili a differenza di quello che comunque era sottoposto al volere del fato mentre questi sono non solo legibus soluti ma addirittura violenti e padroni degli eserciti oltre che delle stesse leggi che ovviamente coincideranno con l’affermazione dei propri interessi personali, familiari, di gruppi emuli ed epigoni .
Non serve baloccarsi dietro il paravento delle elezioni illudendosi che nelle urne il voto popolare diventerà responsabile e annullerà, finalmente, i rischi di dittatura.
Sono le società costruite dalle democrazie dimentiche dei fondamentali principi per il funzionamento dello Stato e della sua economia ad aver prodotto il mostro che oggi promette di divorarci.
E lo farà se non si tornerà a quei fondamentali.
Qualcun altro sostituirà il principe amerikano ma chi verrà sarà simile a quello.
La stessa cosa avverrà in Cina, in Russia, in Israele, ed anche in Italia si consolideranno emuli ed epigoni di quanti, nelle segrete riunioni di Bilderberg frequentate da “Statisti democratici”, hanno accettato la teoria del governo unico del mondo affidato ai profeti dell’Ipercapitalismo.
