Di Daniela Piesco Direttore Responsabile 

Sindaco Mastella, la sua è una storia politica che merita rispetto. Cinquant’anni nelle istituzioni non si cancellano con un colpo di spugna: testimoniano esperienza, capacità di navigare equilibri difficili e una lunga presenza nel dibattito pubblico. Ma le istituzioni chiedono anche senso del tempo e misura. Quando un’inchiesta tocca una figura apicale e di fiducia della sua amministrazione, la prudenza non è sottomissione: è responsabilità istituzionale.
Non si tratta di anticipare il lavoro della magistratura né di sovrapporre colpe non accertate alla politica. Si tratta di opportunità simbolica: celebrare ad alta voce mentre sul tavolo ci sono indagini su concussione e pratiche urbanistiche allargate è, almeno, una scelta discutibile. Rinviare la festa non sarebbe stato un’ammissione di colpa; sarebbe stato un atto di rispetto verso la città, verso i cittadini che attendono trasparenza, e, non ultimo, verso la dignità della sua stessa carriera.
Colpisce inoltre l’atteggiamento di una parte della stampa locale, che sembra più impegnata a compiacere che a interrogare. Il giornalismo non è un coro di lodi: è il cane da guardia delle istituzioni. Quando quel ruolo viene meno, perde la città intera.
La domanda, dunque, non è se Mastella abbia diritto a festeggiare, ma se sappia rinunciare quando il contesto lo richiede. Perché, in politica, la misura è sostanza: spesso un rinvio parla più alto di cento difese.
Inorridisco nel vedere una parte della stampa locale che preferisce celebrare anziché interrogare. Siamo giornalisti , o dovremmo esserlo , e il nostro compito è porre domande, non salire sul carro dei festeggiamenti. Non mi metto sul piedistallo: non sono nessuno, e chi mi conosce sa quanto sono umile. Ma ci rendiamo conto di quello che stiamo consentendo quando continuiamo a fare il gioco di certe persone?
Clemente Mastella è una figura che va riconosciuta per il peso politico accumulato: un abile equilibrista, capace di tenere insieme alleanze e ricevere consensi, con una famiglia e una carriera che meritano rispetto. Questo però non toglie che, ora che un’inchiesta tocca un suo uomo di fiducia, sarebbe stato più opportuno rinviare i festeggiamenti. I cinquant’anni di vita pubblica non si perdono: si possono celebrare domani, tra un mese o tra un anno. E la cittadinanza, vedendo quel gesto di sobrietà, avrebbe sentito più rispetto per lui.
Il punto non è mandare messaggi di condanna preventiva, ma esercitare dignità. Se le istituzioni e i loro protagonisti tengono davvero alla reputazione della città, sanno quando è il caso di attendere. Altrimenti rischiamo di replicare gli errori , e le figure pubbliche di imbarazzo , viste altrove. A chi, anche a livello nazionale, è stato malconsigliato si rimprovera spesso la mancanza di tatto e di buon consiglio: impariamo almeno a non ripetere quegli sbagli in piccolo.
Voglio aggiungere un punto personale e non retorico: la mia critica nasce dalla libertà di chi non cerca favori, non dipende da interessi economici locali e non coltiva carriere dentro certi circuiti. Sono indipendente, autogestita, lavoro per la città senza cercare fama né ricchezza. Vivo dignitosamente, pago le bollette, e non ho bisogno del lusso per essere riconosciuta. Proprio per questo posso permettermi di essere severa con la stampa che si piega al consenso facile: non ho timore di chiamare le cose col loro nome.
Non è supponenza dirlo; è spiegare la radice di questa posizione critica. Quando il giornalismo si trasforma in celebrazione, tradisce la sua funzione pubblica. Quando l’opinione locale smette di interrogare chi governa, la comunità perde un argine di controllo. Essere indipendenti significa prendere posizione senza secondi fini e ricordare ai potenti che il rispetto non si guadagna solo con i trionfi, ma anche con la capacità di ritirarsi quando il contesto lo impone.
Caro sindaco, se vuoi davvero che la città ti rispetti, comincia con piccoli atti di misura. La dignità, in politica, è anche questo.

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