Di Paola Francesca Moretti 

“La pubblicità è un mezzo studiato per rendervi scontenti di ciò che avete e farvi desiderare ciò che non avete” Serge Latouche

Quanto di vero c’è nell’affermazione del filosofo ed economista francese? Scopriamolo insieme.
In ambito pubblicitario, ormai, è notorio l’utilizzo imponente e spesso incauto di strategie e tecniche volte a influenzare le decisioni e i comportamenti dei consumatori, promuovendo l’acquisto o l’adozione di determinati prodotti, servizi o idee.
Cos’è di fatto la persuasione pubblicitaria? Essa si configura come un processo comunicativo volto a suscitare desideri, modificare le impressioni e consolidare atteggiamenti favorevoli mediante il sapiente impiego di messaggi strutturati al fine di stimolare risposte positive nel fruitore.
Ė necessario fare un distinguo tra comunicazione persuasiva e informazione, poiché la prima si basa su un approccio intenzionale e mirato a modellare le tendenze del pubblico, sfruttando i meccanismi psicologici, le dinamiche socio-culturali e linguistiche che stanno alla base dell’interazione tra messaggio e destinatario. L’informazione, invece, è la divulgazione commerciale di un prodotto, servizio o altro fondata sulla trasparenza e la descrizione oggettiva.
I metodi persuasivi dovrebbero fondarsi su principi che integrano aspetti etico-morali e tecnici, cercando di instaurare un rapporto di fiducia tra brand e consumatore il più corretto possibile. Ė astrattamente fattibile il connubio? Aziende e mercato mettono al vertice della propria piramide il profitto, ecco, allora, che entrano in gioco la manipolazione emotivo-affettiva, la creazione di immagini emblematiche e la costruzione di identità desiderabili. Ampio spazio di manovra viene dato ai laboriosi ed efficienti esperti della mente e del comportamento che elaborano tecniche e realizzano “réclame” accattivanti. La vogliamo definire come una sorta di manipolazione psicologica che mira a riconoscere e soddisfare bisogni, voglie e desideri, consolidando così un senso di appartenenza e/o di identità condivisa?
Forse potrebbe illuminarci l’opinione dello scrittore statunitense Michael Crichton: “È terribile vivere in un mondo di spot pubblicitari di dieci secondi, dove tutti ti spingono a comprare qualcosa, a fare qualcosa, o a pensare qualcosa. In passato, gli esseri umani non subivano una tale aggressione. E penso che questi continui attacchi abbiano reso l’uomo eccessivamente arrendevole. Estromessi dall’esperienza diretta, estromessi dai nostri sentimenti e talvolta persino dalle nostre stesse emozioni, assumiamo troppo prontamente il punto di vista offertoci e che non è il nostro”.
L’atto del persuadere attraverso le molteplici forme di pubblicità diventa strumento altamente efficace e potente, capace di plasmare le preferenze e gli atteggiamenti con un procedimento complesso di codifica e decodifica semiotica, alimentato, costantemente, dall’evoluzione dei mezzi di comunicazione e dai trend sociali del momento.
Quali metodi di indagine vengono usati?
Metodi di analisi qualitativi e quantitativi risultano fondamentali per comprendere meglio i processi comunicativi e persuasivi nel mondo della pubblicità. Si tratta di tecniche di studio e indagine usate in sociologia, e non solo, per esaminare i differenti fenomeni sociali. Gli strumenti qualitativi, quali l’analisi del contenuto, l’osservazione oggettiva, le interviste consentono di interpretare i messaggi pubblicitari nel loro contesto socio-culturale, evidenziando simbolismi, norme nonché il significato soggettivo attribuito dagli individui e le loro risposte.
Parallelamente, i metodi quantitativi si affidano a strumenti di analisi statistica e di raccolta dati, esempi sono i sondaggi, i questionari e i data analytics. Tali metodologie permettono di misurare la diffusione di determinati messaggi, di identificare pattern ricorrenti e di valutare l’efficacia delle campagne pubblicitarie. L’uso combinato di questi approcci consente di ottenere un quadro più completo, integrando i risultati qualitativi con i dati numerici si arriva a convalidare o a smentire le ipotesi iniziali.
In ultimo, ma non per questo meno influente e importante, anzi, oggi al vertice degli studi sociologici, l’osservazione delle interazioni virtuali e l’analisi semantica di contenuti digitali che offrono ulteriori possibilità di indagine, adattandosi alle trasformazioni del panorama mediatico e alle nuove forme di persuasione pubblicitaria in forma digitalizzata. La scelta di un metodo appropriato dipende, quindi, dall’obiettivo della ricerca e dall’ambito di indagine, spesso si rende necessario adottare un procedimento integrato che include tecniche di sociologia, comunicazione, psicologia e analisi dei dati.

 

 

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