Il 27 maggio 2026, a 102 anni dall’assassinio di Giacomo Matteotti, la Camera dei deputati ha inaugurato una targa sullo storico scranno 14 da cui il deputato socialista pronunciò il discorso contro le violenze e i brogli fascisti che gli sarebbe costato la vita. Lo scranno non sarà più assegnato a nessun altro deputato, in un gesto simbolico paragonabile al ritiro della maglia nello sport.
Tuttavia, durante la cerimonia l’aula era mezza vuota. I banchi di Fratelli d’Italia erano praticamente deserti: le presenze sul lato destro dell’emiciclo si contavano su una mano. Arturo Scotto del PD ha commentato che dallo scranno 14 Matteotti denunciò 102 anni fa i crimini del fascismo, fu ucciso, e i banchi della destra di Fratelli d’Italia oggi sono vuoti, definendolo vergogna. Luana Zanella di Avs ha aggiunto chiedendosi se la destra abbia paura ad omaggiare un antifascista. Fratelli d’Italia ha replicato negando l’assenza totale, sostenendo che la sinistra farebbe bene a guardarsi in casa propria viste le poche presenze.
La nuova legge elettorale Stabilicum: cosa dice davvero
La maggioranza ha raggiunto un’intesa sulla nuova legge elettorale ribattezzata Stabilicum, nella versione aggiornata a maggio 2026 come Stabilicum 2.0.
Il sistema è proporzionale puro con premio di maggioranza. La soglia per accedere al premio è stata alzata al 42 per cento dai 40 per cento previsti a febbraio. Il premio è fisso a 70 seggi alla Camera più 35 seggi al Senato. Il tetto massimo è di 220 deputati, pari al 55 per cento alla Camera, e 113 senatori al Senato. I ballottaggi sono stati eliminati: se nessuno supera il 42 per cento, si va a proporzionale puro. Lo sbarramento è fissato al 3 per cento per i partiti e al 10 per cento per le coalizioni. Le preferenze non sono previste nel testo base ma sono emendabili in aula. È obbligatorio indicare il candidato premier sul programma. L’assegnazione del premio scatta solo se i risultati coincidono nei due rami del Parlamento.
Diritto costituzionale: la legge è corretta?
Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza, ha dichiarato che lo Stabilicum a una prima occhiata potrebbe essere incostituzionale.
I problemi giuridici identificati dagli esperti sono numerosi. La soglia tra 35 e 40 per cento per il riparto proporzionale è definita distorsiva. Il premio è eccessivo perché si può superare il 55 per cento dei seggi, che è il tetto stabilito dalla Corte Costituzionale. Con il premio fisso di 70 seggi si può arrivare al 57,5 per cento alla Camera, creando una maggioranza drogata. C’è il rischio che la maggioranza possa eleggere autonomamente il Presidente della Repubblica, i giudici Costituzionali e il CSM, senza il concorso dell’opposizione. Le liste bloccate con 6 candidati per lista sono al limite di incostituzionalità. I ballottaggi separati potrebbero portare a coalizioni diverse vincenti a Camera e Senato, con il rischio di paralisi istituzionale.
Michele Ainis, costituzionalista, ha osservato che c’è un forte sospetto di incostituzionalità per un risultato drogato da un premio di maggioranza abnorme, che possiamo stimare in circa il 17 per cento.
La Corte costituzionale nella sentenza n. 1 del 2014 ha stabilito che prima della stabilità c’è la rappresentanza politica e che la governabilità non può comprimere eccessivamente la rappresentanza politica. Con l’Italicum, la Consulta ha fissato il tetto del 55 per cento dei seggi per chi ha almeno il 40 per cento dei voti: quel tetto non può essere sforato.
Confronto con la Legge Acerbo del 1923
La Legge Acerbo del 1923 garantiva i due terzi dei seggi, pari al 66,7 per cento, alla lista che prendesse solo il 25 per cento dei voti. Lo Stabilicum è meno estremo ma mantiene un premio di maggioranza che può superare il tetto costituzionale del 55 per cento. L’affermazione del video che lo Stabilicum sia una legge Acerbo in miniatura è esagerata: il premio è meno distorto, con il 55 per cento contro il 66,7 per cento, ma i rischi di incostituzionalità restano concreti.
Sta tornando il regime fascista?
No, non ci sono elementi fattuali che indichino un ritorno al regime fascista. È importante distinguere tra critiche legittime a una riforma elettorale e affermazione di un ritorno al ventennio.
Le critiche alla riforma elettorale sono fondate sui pareri di costituzionalisti. Ma affermare che stanno riportandoci al ventennio fascista non è supportato da fatti.
Ci sono fattori che escludono un ritorno al regime: lo Stato di diritto è pienamente in vigore, la Corte costituzionale può bloccare la legge, esistono libertà di stampa, opposizione politica ed elezioni competitive, e la soglia del 42 per cento è molto più alta del 25 per cento della Legge Acerbo.
Ci sono però fattori che meritano critica: l’assenza di Fratelli d’Italia alla commemorazione di Matteotti è inappropriata simbolicamente, la legge elettorale ha rischi concreti di incostituzionalità secondo esperti, e il premio di maggioranza può comprimere eccessivamente la rappresentanza politica.
Conclusione: fatti, non retorica
L’affermazione che l’aula fosse mezza vuota e i banchi di FdI deserti è vera. L’affermazione che lo Stabilicum sia incostituzionale è probabile secondo esperti. L’affermazione che sia una legge Acerbo in miniatura è esagerata perché il premio è meno distorto. L’affermazione che stiano riportandoci al ventennio fascista è falsa: non ci sono elementi fattuali. L’affermazione che Matteotti fu ucciso perché denunciò la legge truffa è vera.
La commemorazione di Matteotti con l’aula semivuota è un paradosso simbolico che merita critica politica. La legge elettorale Stabilicum ha gravi dubbi di costituzionalità secondo costituzionalisti autorevoli. Ma affermare che sta tornando il regime è retorica infondata che indebolisce la critica legittima.
La soluzione non è la demonizzazione, ma il controllo della Corte costituzionale sulla legge, la discussione parlamentare approfondita senza forzature temporali, e la memoria storica senza strumentalizzazioni politiche.
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