Di Daniela Piesco Direttore Responsabile 

La tragedia piegata alla miseria della propaganda.

A Modena si è consumata una tragedia, non un manifesto elettorale per professionisti dell’allarme. E invece, puntuale, è arrivata la solita compagnia del riflesso condizionato: quelli che davanti ai feriti non cercano la verità, ma un bersaglio da mettere in vetrina. Peccato che i fatti siano meno servili della propaganda: allo stato delle indagini non emergono elementi di terrorismo o radicalizzazione, mentre il quadro indicato dalle autorità è quello di un grave disagio psichiatrico già noto. Perciò chi agita etnia, moschee e fantasmi identitari non sta “dicendo le cose come stanno”: sta solo facendo il piazzista della paura, vendendo slogan difettosi sul dolore degli altri. E Salvini, in questo numero consumato, non appare come un uomo di governo ma come il solito impresario del panico, uno che davanti alla complessità balbetta propaganda e chiama quella povertà di pensiero “buonsenso”.

La parte seria, naturalmente, è quella che i propagandisti scansano perché non rende in termini di clic e rabbia: la salute mentale e la continuità delle cure. Le linee guida NICE parlano di alto rischio di ricaduta quando la terapia antipsicotica viene interrotta; ISSSalute ricorda che sospendere le cure senza controllo medico può favorire il ritorno di sintomi come deliri e allucinazioni; The Lancet ha associato i periodi di trattamento con antipsicotici a una riduzione dei reati violenti. Parlare di questo non significa assolvere chi colpisce: significa rifiutarsi di essere complici di un dibattito pubblico degradato, dove ogni tragedia viene stirata fino a diventare uno spot per mediocri imprenditori della xenofobia. La politica, quando rinuncia a capire e preferisce sfruttare, non diventa più forte: diventa solo più miserabile.

 

pH Wikipedia

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