Di Daniela Piesco Direttore Responsabile

Piazza Antinora ha ospitato stasera un incontro che ha lasciato il segno: autori, studenti e comunità in dialogo attorno all’identità sannita e al potere della parola scritta.

C’è una piazza, a San Lorenzo Maggiore, che sa tenere la storia senza schiacciarla. Piazza Antinora, con la sua misura antica, era il luogo giusto per ospitare la prima Giornata dello Scrittore Sannita, “Voci dal Territorio: storie, autori e identità in dialogo”, andata in scena questa domenica sera alle diciotto, organizzata con il sostegno della Pro Loco locale e di Selvaggio Edizioni.
L’evento lo ha aperto il sindaco Carlo Giuseppe Iannotti con i saluti istituzionali, affiancato da don Leucio Cutillo, parroco di San Lorenzo Maggiore, a testimoniare che in certi paesi del Sannio il senso di comunità non è ancora una formula vuota. Poi ha preso forma il cuore della serata: una sequenza di voci diverse per generazione, formazione e sguardo, tutte accomunate da un legame viscerale con questo territorio.
Maria Pia Selvaggio, presidente di Selvaggio Edizioni e moderatrice insieme a Luciano Di Libero della Pro Loco, ha offerto l’immagine più densa della serata: le radici, ha detto, devono essere profondamente radicate nel territorio, ma i germogli devono poter profumare altrove. È una delle poche metafore che non suonano consumate, perché dice qualcosa di vero sulla condizione di chi nasce in una terra periferica e deve scegliere ogni volta se restare o partire, o , cosa più difficile , come fare entrambe le cose senza tradire nessuna delle due.
Cosimo Formichella, docente e storico locale, ha parlato di comunità e religiosità con la precisione di chi conosce i documenti e al tempo stesso sente il peso di ciò che si rischia di perdere. Domenico Truocchio, poeta, ha portato la parola nella sua forma più concentrata, lì dove ogni verso è una scelta che esclude mille altre. Luigi Di Virgilio, medico e storico, Michele Pietrovito, regista e scrittore, Teresa Morone, blogger e scrittrice, Nicola Ferrara, presidente dell’AMASIT: ognuno ha portato una prospettiva, e l’insieme ha restituito un ritratto composito del Sannio che scrive e che racconta.
Ma la parte che ha sorpreso di più  e che sarebbe disonesto non sottolineare  è venuta dai più giovani. Eufemia Grasso, Pierlorenzo Palladino, Chiara Guarino, Lorenza Pia Lavorgna: studenti che hanno preso la parola in una piazza pubblica e hanno scelto di farlo attraverso la scrittura. Non è scontato. Oggi i ragazzi abitano spazi dove l’espressione è immediata, visiva, rapida. La scrittura chiede il contrario: lentezza, selezione, responsabilità verso le parole. Il fatto che abbiano scelto questa forma per raccontare se stessi è già una notizia.
Ho assistito all’incontro con due amici, il giornalista Giuseppe Chiusolo e la dottoressa Flavia Diana. Alla fine, restando in piazza dopo i saluti, ci siamo ritrovati a parlare ancora di quello che si era detto, come accade raramente. Segno che qualcosa aveva attecchito.
La prima Giornata dello Scrittore Sannita è stata esattamente quello che prometteva: non una celebrazione, ma un dialogo. E i dialoghi veri, quelli in cui si rischia qualcosa dicendo la propria voce, sono ancora la cosa più rara e necessaria che esiste.

 

Photo Gallery Giuseppe Chiusolo

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