Di Daniela Piesco Direttore Responsabile 

Il ministro Valditara non riforma la filosofia: la decapita. Con le sue linee guida, Marx evapora, Spinoza , il profeta della ribellione razionale , sparisce, Leibniz svanisce nel nulla. Kant? Ridotto a un’eco anemica della sua Critica. Fichte e Schelling? Cancellati. Nemmeno un padre della filosofia politica ,Hobbes, Locke, Rousseau , resiste al massacro. Al loro posto, un’ossessione anacronistica per il neo-idealismo crociano e gentiliano, con Gramsci citato en passant ma Marx demonizzato. È una rivoluzione? No: una controrivoluzione clerical-nazionalista, che sacrifica i sovversivi del pensiero per un’agiografia italiana da manuale fascista rivisto e corretto.
La scuola italiana non ha bisogno di questo ibrido mostruoso: da un lato, temi trendy come l’IA per accontentare il dio del presente; dall’altro, filosofi ottocenteschi polverosi per compiacere un’agenda reazionaria. Dove sono i pilastri del criticismo, dell’empirismo, del materialismo dialettico? Sostituiti da percorsi tematici che anestetizzano il conflitto, evitano il dissenso, addomesticano la ragione. È il trionfo del pensiero unico: filosofia come propaganda, non come arma per smascherare il potere.
Filosofi e docenti ,1.347 firme e counting , ribellano giustamente: questa è censura soft, un’ideologia che si traveste da modernità. Valditara, la smetta di giocare al censore: la filosofia si insegna con i grandi ribelli, non con i loro becchini. Altrimenti, prepariamoci a generazioni di sudditi, non di cittadini.

 

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