Riceviamo e pubblichiamo
Buon pomeriggio,
sono Leonardo Zeppa, socio della Zelcod s.r.l., la piccola società familiare di Montefalcone che ha dovuto ricorrere al TAR per avere giustizia. Allego la Sentenza dello scorso 11 maggio N. 02957/2026 REG.PROV.COLL. – N. 04409/2024 REG.RIC. 
Grazie.
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EOLICO A MONTEFALCONE: PICCOLA SOCIETÀ FAMILIARE FA CAUSA AL COMUNE E VINCE AL TAR.
Viaggiando tra le strade della Val Fortore, tra il verde e i campi coltivati, la prima cosa che si nota sono i pali eolici. Imponenti nelle loro linee essenziali. Sono parte del panorama e, che possano piacere o meno, rappresentano un’opportunità e un’innegabile risorsa.
Montefalcone di Val Fortore è uno dei comuni della Campania con la maggior presenza di impianti eolici e di relativa potenza installata.
Questi impianti fanno capo, per lo più, a grandi società non locali. Qualcuno è di proprietà dello stesso Comune.
Accade che una piccola società del luogo, la Zelcod s.r.l., a partecipazione familiare, decida di installare – su un terreno di proprietà – un piccolo impianto eolico. Per farlo segue tutte le procedure previste e specificate anche nelle Linee Guida – chiarissime – predisposte dalla Regione Campania. Sono indicazioni specifiche e puntuali su come presentare le richieste per «ottenere i titoli abilitativi per la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili» (quindi, compresi quelli eolici).
È il gennaio 2024 quando la piccola società chiede al Comune di avviare la procedura per realizzare un impianto di 500 KW (0,5 MW). Per questa potenza – relativamente “bassa”, se si considera che pali di recente installazione arrivano anche a 4 MW – è prevista una procedura specifica, la PAS, Procedura Abilitativa Semplificata. Questa procedura “semplificata” deve essere espletata dal Comune, chiamato a verificare la bontà dei documenti presentati, e dovrebbe concludersi in poco tempo, dai trenta giorni a qualche mese.
Il tempo passa ma tutto rimane fermo. Nulla si muove.
La società chiede chiarimenti al Comune: sollecita, insiste, chiede che la sua domanda sia almeno esaminata. E dopo 6 (sei) lunghi mesi finalmente una risposta: per il Comune la PAS, per l’impianto in questione, non s’ha da fare. Così, la piccola società locale a gestione familiare, è costretta a ricorrere al TAR della Campania per chiedere, semplicemente, che il Comune faccia quello che è obbligato a fare per legge: esaminare la sua domanda sulla base delle norme.
Dopo quasi due anni di giudizio, l’11 maggio 2026 è arrivata la sentenza del TAR N. 02957/2026 REG.PROV.COLL. – N. 04409/2024 REG.RICDice al Comune una cosa semplice: «devi applicare la legge ed esaminare la domanda presentata, fare l’istruttoria e concluderla».
Allora la società si chiede, non senza amarezza: era necessario arrivare al TAR perché dei cittadini ottenessero che il loro Comune si decidesse, semplicemente, ad applicare la legge? Per quale motivo si è ostinato a non farlo prima? Ce lo chiediamo anche noi. E forse se lo chiederanno anche tutti i cittadini di Montefalcone sulle cui tasche peseranno anche le spese legali che il nostro Comune è stato condannato dal TAR a pagare.

Cordiali saluti
Leonardo Zeppa, socio della Zelcod s.r.l.

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