Con delibera n. 8 del 30 aprile scorso, l’EDA Benevento ha approvato , per ora solo in linea tecnica , il progetto per i servizi di igiene urbana nell’intero ambito provinciale. L’approvazione riguarda le prime due fasi del ciclo integrato dei rifiuti: spazzamento e raccolta. Sull’impianto complessivo dell’operazione interviene Nicola Boccalone, con una serie di obiezioni che meritano attenzione.
Il punto di partenza è una inversione di rotta rispetto alle scelte precedenti. Una delibera del novembre 2023 prevedeva una fase transitoria di cinque anni, propedeutica alla costituzione di una società in house cui affidare l’intero servizio. Oggi, invece, l’EDA opta per una concessione decennale a soggetti privati, delegando al futuro concessionario anche la gestione integrale della TARI. Una scelta che sottrae ai Comuni ogni rapporto diretto con i propri cittadini in materia di tassazione sui rifiuti: secondo Boccalone, una vera e propria abdicazione di governo del territorio.
Sul piano economico, i numeri non rassicurano. Il progetto prevede un aumento del personale del 30%, da 292 a 382 unità, da attingere dai Consorzi di bacino regionali. A questo si aggiungono investimenti strutturali per nuove sedi e mezzi, in parte privi di copertura finanziaria, a supporto dei sei Sub Ambiti Distrettuali (SAD) in cui verrebbe suddiviso il territorio provinciale. È proprio questa frammentazione uno dei punti più contestati: sei SAD moltiplicano costi amministrativi, sedi operative e parco automezzi, con effetti diretti sulla TARI per famiglie e imprese. Boccalone cita in proposito una deliberazione della Corte dei Conti del 2021, secondo cui al Sud l’aumento della raccolta differenziata tende a incrementare i costi anziché ridurli , un dato che smaschera l’assenza di economie di scala nell’impianto proposto.
A ciò si aggiunge la rigidità del modello di raccolta porta a porta come unica opzione prevista: sistema virtuoso in termini ambientali, ma tra i più costosi, in un territorio già economicamente fragile e in cui realtà vicine ottengono risultati analoghi con oneri fiscali inferiori.
Il rischio politico-giuridico non è meno rilevante. Il Piano d’Ambito su cui si reggono tutte queste scelte è ancora in attesa della Valutazione Ambientale Strategica da parte della Regione Campania. Se il parere fosse negativo o imponesse prescrizioni sostanziali , ipotesi tutt’altro che remota, visto che i termini per le controdeduzioni sono scaduti senza esito , l’intero Piano decadrebbe, trascinando con sé l’affidamento in concessione e aprendo la strada a possibili contenziosi da parte del concessionario già selezionato. Un’esposizione amministrativa che Boccalone definisce, senza mezzi termini, un azzardo.
Le obiezioni sono tecnicamente fondate e poggiano su dati verificabili. Resta da vedere se le istituzioni coinvolte sceglieranno di confrontarsi nel merito prima che il progetto superi la soglia dell’approvazione tecnica, unica fase in cui un ripensamento è ancora possibile senza conseguenze.

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